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Chi progettò il mosaico figurato di Otranto si ispirò ai mosaici di Torcello a Venezia? Perché? La pista veneziana!

Chi progettò il mosaico figurato di Otranto si ispirò ai mosaici di Torcello a Venezia? Perché? La pista veneziana!

 

Mosaico di Otranto a sinistra – Mosaico di Torcello a destra. Satana nell’Inferno su trono di serpenti draghi.

 

SIMILITUDINI TRA I MOTIVI NEI MOSAICI DELLA BASILICA DI TORCELLO IN VENEZIA E QUELLI NEL MOSAICO DELLA CATTEDRALE DI OTRANTO

dagli studi intorno al mosaico medioevale di Otranto di
Oreste Caroppo
I mosaici nella Basilica di Santa Maria Assunta, a Torcello (Venezia), sono datati tra la seconda metà del XI secolo e la seconda metà del XII secolo d.C. Soprattutto quelli della facciata interna, cioè i sei settori orizzontali in cui sono rappresentati la Crocifissione, l’Anastasis e il Giudizio Universale con Paradiso e Inferno, sono databili tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo d.C. Lo stile è bizantino.
I mosaici nella Basilica di Santa Maria Assunta, a Torcello (Venezia) della facciata interna (controfacciata).
Vi vediamo in basso San Disma accanto alla porta del Paradiso, una scena che in maniera ben più naïf già abbiamo visto nel mosaico di Otranto: San Disma e la porta del Paradiso vicino a lui son nella navata centrale di Otranto; ne abbiamo discusso in questo articolo sulla pista veneziana per l’ermeneutica del mosaico figurato idruntino del XII secolo d.C.
Mosaico con San Disma nella Basilica di Santa Maria Assunta, sull’isola di Torcello, nella laguna di Venezia.

 

Cacciata dal Paradiso e San Disma, mosaico pavimentale del XII sec. d.C., navata centrale della Cattedrale di Otranto.
Sempre nella parte bassa della facciata interna della Basilica di Torcello troviamo la scena del Paradiso con l’iconografia del “seno di Abramo”, cioè Abramo con in braccio un beato (forse Lazzaro), circondato dalle anime salvate (le animelle dei defunti senza peccato) a sinistra, e a destra la rappresentazione dell’inferno con le anime dei dannati tormentate nel fuoco e da demoni e poco sopra l’immagine di Satana assiso su un trono di serpenti dragoneschi, lo stesso schema compositivo che troviamo nel mosaico idruntino nella navata sinistra come discusso nel mio articolo dal titolo “Il Vangelo di Luca nel mosaico della Cattedrale di Otranto nella navata sinistra“. Vi troviamo persino anche a Torcello la scena della psicostasia, la pesata della anime effettuata da un angelo con bilancia a due braccia, e tantissime altre similitudini per cui rimandiamo all’approfondimento “Il Vangelo di Luca nel mosaico della Cattedrale di Otranto nella navata sinistra“.
Nella parte alta troviamo la scena della Anastasi (che in greco vuol dire “resurrezione”)

Anastasis nella Basilica di Santa Maria Assunta, a Torcello (Venezia): Cristo che calpesta il demonio e le porte degli Inferi; ai suoi fianchi, il corteo dei salvati dal Limbo, Adamo ed Eva, Davide e Salomone, quindi il resto del corteo, scortato da due angeli. Immagine dall’articolo al link.

che ci richiama proprio la scena dell’Anastasi che tramite altri confronti ho riconosciuto in una ad oggi enigmatica rappresentazione nell’abside del mosaico di Otranto,
Misteriosa scena che abbiamo chiamato suggestivamente “scena dell’eremita”, nel mosaico pavimentale del XII sec. d.C. nell’abside della Cattedrale di Otranto, ma che potrebbe essere una rappresentazione della Anastasis (Risurrezione) di Cristo.
dove forse anche vi era una oggi logora epigrafe così come appare un’epigrafe nella stessa posizione relativa a Torcello rispetto alla testa del Cristo risorto, ne discutiamo in questo mio articolo: “Cristo Risorto è raffigurato sul mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto?!“.
Cristo Pantocratore siede su un trono non dissimile da quello dell’ipotizzato Evangelista San Marco nel mosaico di Otranto:
I mosaici nella Basilica di Santa Maria Assunta, a Torcello (Venezia). Cristo Pantocratore.

 

Forse San Marco raffigurato nel mosaico medioevale della Cattedrale di Otranto.

 

Nel clipeo dell’Agnus Dei nei mosaici di Torcello vediamo degli angeli che lo reggono a mo’ di telamoni,

 

I mosaici nella Basilica di Santa Maria Assunta, a Torcello (Venezia). Agnus Dei.

 

in questo con similitudini con il telamone (Atlante) che regge il disco della sfera celeste o solare nel mosaico di Otranto nella navata destra per l’approfondimento del quale rimando a questo mio articolo: “I giganti telamoni nel mosaico medioevale della Cattedrale di Otranto“.

Il confronto tra i due mosaici ha permesso poi di individuare anche nella navata centrale idruntina scene marine dell’Apocalisse di Giovanni – Giudizio Universale, ne discuto in questo articolo: “La scoperta dell’ “Apocalisse” nel mosaico medioevale di Otranto!“.

 

Apocalisse – navata centrale della Cattedrale di Otranto, mosaico pavimentale dell’XII secolo d.C.

 

Le similitudini e lo stile superiore dei mosaici di Torcello nonché la loro datazione di poco precedente, almeno per quanto riguarda la facciata interna, rende assai stuzzicante l’ipotesi di un influsso diretto sul progetto musivo idruntino! In ogni caso è pur vero che a Venezia si ritiene che operarono o cooperarono in quel progetto musivo maestranze propriamente bizantine, ergo non si può escludere l’arrivo dei medesimi influssi iconografici e compositivi da altra via a Otranto rispetto a quella veneziana. Certo è che cominciano ad essere un po’ troppe le similitudini con Venezia per il mosaico idruntino (vedi di seguito).

Questo articolo vuole essere una sorta di spunto e trait d’union per approfondire con i link collegati l’argomento dibattuto.

La doxa che vuole che il mosaico idruntino riporti solo scene dell’Antico Testamento è sconfessata dalla presenza di San Disma solo ad esempio. Già da questo confronto in questo articolo abbiamo potuto vedere quanti elementi del Nuovo Testamento si ritrovano nel mosaico di Otranto. Vi abbiamo trovato anche elementi dell’Apocalisse di Giovanni, abbiamo accennato sopra. Vi è persino una possibile rappresentazione dei Re Magi (vedi in calce a questo articolo speculativo in progress).

 

ABSTRACT RIASSUNTIVO SULLA PISTA VENEZIANA
Perché una mia pista di indagine sul mosaico figurato pavimentale medioevale della Cattedrale di Otranto mi porta verso Venezia?
Qui in breve
(riferendoci al mosaico di Otranto):
-) il personaggio posto nella parte sommitale del mosaico della navata destra, a destra per chi guarda rispetto al disco in stile cosmatesco che è al centro di tale navata sempre nella parte sommitale del mosaico, personaggio assiso in trono, ha una strana epigrafe che lo indica, ad oggi inespugnata nell’esegesi del mosaico di Otranto, nella quale ritengo che si potrebbe leggere in greco-latino “San Marco” che in greco latinizzato dovrebbe essere AGIUS MARCUS, mentre nel mosaico nonostante i tanti danneggiamenti leggiamo una sorta MARGUACIUS, tutta la sua iconografia corrisponde a quella possibile di un evangelista (tranne per le scarpe chiuse, la, al momento. incomprensibile epigrafe sul suo rotolo che mostra e l’assenza della aureola che è assolutamente assente in tutti i personaggi che ne avrebbero bisogno come da iconografia standard rappresentati nel mosaico, come i patriarchi o gli angeli o San Disma o i profeti e forse persino Cristo che credo di aver identificato in una immagine – aspetto questo della mancanza delle aureole su cui riflettere già in generale al di là di queste ipotesi della pista veneziana);
San Marco, mosaico nella Cupola della Pentecoste nella Basilica di San Marco in Venezia.
-) nello spazio musivo sotto il presunto San Marco c’è raffigurato un enorme Leone che morde un drago con tanto di scritta “Leone”. Ricordo che il leone è il principale simbolo dell’Evangelista Marco, ed è divenuto un simbolo identitario fortissimo per i veneziani così come la figura di San Marco loro protettore già in quel tempo;
Leone, particolare, navata destra, mosaico pavimentale del XII sec. d.C. Cattedrale di Otranto.
-) immediatamente a destra in una cornice dello spazio del presbiterio c’è una protome leonina;
Cornice musiva con protome di leone tra transetto e epigrafe di inaugurazione del mosaico del pavimento del 1163 nel Duomo di Otranto.
-) il disco in stile cosmatesco che appare nei pressi del presunto San Marco, simbolo del sole raggiante o della sfera celeste, si ritrova simile nei mosaici pavimentali del medesimo tempo nella Basilica di San Marco in Venezia e nel Duomo di Murano (Venezia);
Cattedrale di Otranto, Atlante, navata destra, mosaico pavimentale del XII sec. d.C.

 

Basilica di San Marco pavimenti cosmateschi.
-) subito sotto l’ipotizzato San Maro c’è rappresentato San Samuele che è venerato in un’antica chiesa nello stesso quartiere di San Marco in Venezia e pure rappresentato nella Basilica di San Marco nei mosaici parietali;
-) il misterioso Leone quadri-corporeo del mosaico di Otranto l’ho ritrovato in un bassorilievo sulle facciate esterne della Basilica di San Marco in Venezia e in un decoro di chiese in Istria dello stesso periodo in area di influenza veneziana;
Basilica San Marco in Venezia, facciata nord. ”Patara” con leone quadricorporeo.

 

Leone quadri-corporeo, mosaico pavimentale medioevale della Cattedrale di Otranto, navata centrale. Secolo XII d.C.
-) le notevoli similitudini con i motivi raffigurati nei mosaici parietali della Basilica di Torcello a Venezia cronologicamente precedenti;
-) il nome Pantaleone del mosaicista di Otranto è un nome perfettamente veneziano; e i veneziani sono ingiuriati come “pianta-leoni”, per la loro caratteristica di rappresentare ovunque possono e ovunque arrivano il leone come simbolo di San Marco, la loro bandiera praticamente (forse proprio perché il nome Pantaleone valeva quasi come un indicazione di provenienza veneziana al nome di Pantaleone non segue nessuna indicazione che ne indicasse la sua provenienza nelle epigrafi del mosaico, o forse non si dà indicazione perché era della stessa Otranto?);
-) un vescovo dello stesso nome Gionata del mecenate del mosaico di Otranto nell’anno in cui si perdono le tracce di Gionata a Otranto riceve una diocesi nell’area veneziana dove morirà poco dopo quindi forse ormai anziano se la stessa persona che cercava di tornare, una mia ipotesi di lavoro, nella zona di origine dopo una vita di missione lontano da casa per fare gli interessi della Curia romana e sotto banco di Venezia interessata sempre ad un certo controllo del Canale d’Otranto, di vitale importanza strategica per i suoi traffici marittimi, tanto più in periodo Normanno in quel tempo di crociate e pellegrinaggi che facevano fiorire le attività mercantili di quella Repubblica marinara.
L’idea per il momento potrebbe essere quella di un vescovo che si sa aveva dimestichezza con la Curia romana e con la corte Normanna del Sud, che Venezia riuscì a piazzare a Otranto tramite giochi diplomatici a Roma.
 
Questo Gionata vuole celebrare la sua figura a perenne memoria inaugurando nel giorno di Pasqua del 1163 l’inizio del mosaico.
 
Nel 1165 nelle epigrafi si dice che assegna i lavori a Pantaleone. Stando alla lettera delle epigrafi dovremmo pensare che Pantaleone ha cominciato a lavorare sul mosaico due anni dopo l’inaugurazione e inizio lavori dello stesso.
 
Chi era Pantalone e da dove venisse non si sa.
 
Di veramente greco bizantino nel mosaico la rappresentazione frontale dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe pur rappresentati senza alcuna aureola, la frontalità della figura di Alessandro Magno nella sua ascesa al cielo, quella della allegoria del mese di maggio e la mano del Sommo Dio benedicente alla greca Noè.
Greco anche sarebbe il titolo di santo (AGIUS) per l’eventuale San Marco. Ricordo però che riferimenti alla ascesa di Alessandro Magno al cielo li troviamo già all’interno della Basilica di San Marco in Venezia nella famosa Pala d’oro commissionata a Costantinopoli.
 
Il mosaico idruntino ha poi grandi somiglianze con i mosaici pavimentali figurati del tempo di gran parte d’Italia, inclusa anche l’Italia settentrionale. In esso ritroviamo quel lessico dell’arte scultorea romanica Europea del tempo dove anche non mancano tanti riferimenti alla classicità.
 
Fu solo Pantaleone e Gionata a decidere cosa mettere nell’ampio mosaico?
 
Il mosaico è ispirato dal principio dell’horror vacui, e se quindi vi collaborarono anche maestranze e monaci locali non è escluso che i contributi di idee anche di altri potessero trovare spazio tra i motivi principali a cui è dedicato il maggiore spazio.
Perché dico che l’inaugurazione poteva essere avvenuta proprio nel giorno di Pasqua?
Per la mia proposta di interpretazione della ad oggi enigmatica epigrafe “PASCA” sulla base della sua ubicazione rispetto all’epigrafe di inaugurazione e al suo contenuto.

Propongo anche rispetto alla doxa recentemente diffusa che il presbitero mosaicista Pantaleone si sia autoritratto nel suo mosaico accanto all’unicorno, che quella sia semplicemente una vergine con cappellino e non un monaco con tonsura, data anche la similitudine cromatica della parte superiore del capo con il suo vestito interno e non con la sua pelle del viso e mani, e ancora in perfetta sintonia con l’iconografia e leggenda della vergine che solo lei poteva attrarre e accarezza l’unicorno presente nei bestiari medioevali ai quali tanto deve l’ispirazione per tanti elementi del medesimo mosaico. Perché non le han fatto la tonsura di color pelle, e invece ha il cappellino dello stesso colore del vestito interno che par persino decorato sfarzoso?

Un maschio che toccasse carezzevolmente un ammansito unicorno (simbolo di virilità maschile – si pensi anche alla credenza magica cinese che il corno del rinoceronte sia medicina efficace per la virilità sessuale maschile) sarebbe una rappresentazione archetipicamente poco consona, per il pensiero medioevale poi non è detto neppur che sia etologicamente accettabile che l’unicorno data la sua sensibilità agli odori (ormoni) si avvicini tranquillo ad un maschio umano. Solo la vergine lo attrae e con lei si placa raccontavano bestiari e l’iconografia medioevale!
Ho riportato tante immagini per il confronto iconografico, sfogliate l’articolo in cui discuto questa tesi.
C’è chi vi ha proposto una rappresentazione di Cristo in chiave gnostica allegorica nell’unicorno lì, ciò anche in ossequio ad una doxa secondo cui nel mosaico a terra non volessero rappresentare il Nuovo Testamento e Cristo, ma abbiamo sconfessato questo e abbiamo visto che quando vogliono raffigurare Cristo nel mosaico lo rappresentano, non hanno nessun problema teologico a effigiare direttamene Gesù, come scoperto tramite la lettura di questa scena dell’abside come Anastasis nel mosaico (C’è quindi una ANASTASIS “Risurrezione di Cristo” raffigurata nell’abside di Otranto nel mosaico pavimentale medioevale di Gionata e Pantaleone!?).
Il tondo con la vergine e l’unicorno è affetto da problemi di ubicazione rispetto agli altri, disallineamento, perché in corso d’opera, è una mia ipotesi, decisero di spostare la grande epigrafe; uno spostamento che anche permette di meglio interpretare l’enigmatica scritta PASCA, che se letta nel suo significato di PASQUA si confà al periodo di inaugurazione del mosaico indicata dalla grande epigrafe che è proprio in quello spazio musivo! Se lì non ci fosse sopra un’epigrafe spezzata che continua proprio tra i tondi e che parla di inaugurazione del mosaico in mesi nei quali ricade la Pasqua allora vedrei opportuno dedicare energie a decriptare quel PASCA come sino ad oggi tentato dagli studiosi. Del resto un vescovo superbo, pur nella dichiarata umiltà, come Gionata mecenate del mosaico, che giorno importante e benaugurale dell’anno liturgico avrebbe scelto per dire ai fedeli riuniti dell’impresa artistica grandiosa che voleva inaugurare e per cui anche servivano denari-offerte?

 

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