DIFENDIAMO il fiabesco “Fagiolo magico”: esiste, è il KUDZU, il cui genere viveva in Europa nel Mio-Pliocene, una MERAVIGLIA tornata dall’Asia ma minacciata dal razzismo-verde della Falsa-ecologia! (Scoperta una formazione di Kudzu vivente anche in Salento)

ll “Fagiolo magico” della fiaba esiste: è il KUDZU, la “sequoia dei rampicanti”, il cui genere botanico viveva in Europa nel Mio-Pliocene, una MERAVIGLIA tornata dall’Asia grazie all’uomo da difendere oggi dal folle razzismo-verde della Falsa-ecologia dilagato in Italia!

Scoperta una formazione di Kudzu vivente anche in Salento

Kudzu (Pueraria montana varietà lobata). E’ la varietà più comune naturalizzatasi in Europa ed America. Foto: pareidolia, un gigante verde. Dal link con altre suggestive immagini sul potere vegetale di crescita del Kudzu: http://www.spanishred.com/showthread.php?81477-La-Pueraria-Lobata

 

 

DIFENDIAMO il fiabesco “Fagiolo magico”: esiste, è il KUDZU, il cui genere viveva in Europa nel Mio-Pliocene, una MERAVIGLIA tornata dall’Asia ma minacciata dal razzismo-verde della Falsa-ecologia! Scoperta una formazione di Kudzu vivente anche in Salento!

 

Il suo rinvenimento anche in Salento:

Kudzu (Pueraria montana, probabilmente Pueraria montana varietà lobata), basso Salento occidentale, 16 settembre 2018. Foto di Oreste Caroppo. Avevo scoperto già anni fa la bella presenza botanica esotica ma ormai naturalizzata, e di un genere, Pueraria, attestato in Europa dalla paleobotanica già nel Mio-Pliocene. Sono tornato lì il 16/09/2018 per monitorarla e valutare il procedere della fioritura in vista della produzione mi auguro di tanto seme. Il suo effetto coprente tappezzante, qui anche di alberi di Agrumi e Nespolo del Giappone e recinzioni, è magnifico in estate, trattandosi di pianta caducifoglia che perde le foglie in inverno. Foto dal mio post facebook al link.

 

Percorrendo di notte, poco prima dell’ alba del 2 giugno 2016, strade e stradine, nel versante occidentale del basso Salento, ho notato sul margine strada la presenza di questo tappezzante rampicante dalle grandi foglie; per capacità tappezzante ricordava la Campanella gigante perenne (Ipomoea indica, rampicante di origine esotica anche diffuso spontaneizzato e assai più comune nel territorio salentino), tale può essere scambiata da un occhio inesperto; ma date le foglie più grandi ho voluto osservar meglio quella pianta carismatica dalla così spiccata personalità, e dai campioni prelevati ho quindi compreso trattarsi invece del Kudzu (Pueraria montana, probabilmente Pueraria montana varietà lobata), una pianta che nei secoli passati e ancora oggi viene utilizzata come alimento e come rimedio erboristico nei paesi orientali. Prima di allora non avevo mai visto, né conoscevo questa meraviglia della botanica.

E’ una formazione di Kudzu che pare spontanea, cresce al margine di un agrumeto abbandonato di una vecchia masseria o casino gentilizio, e sale sulla scarpata della strada un po’ sopraelevata rispetto al piano di campagna. Non lontano sempre a margine strada vi son dei grandi Pioppi tipo Pioppo nero.  Nel giardino di questa abbandonata villa di campagna si vede anche una bella formazione di esotico Bambù dorato (Phyllostachys aurea), comune in Salento. Parrebbe la prima segnalazione di questa pianta in Salento a giudicare da questa scheda del 2017 sulla pianta Pueraria montana varietà lobata nell’aggiornatissimo blog Flora del Salento, dove leggiamo “In Italia è stata importata come pianta ornamentale e si è naturalizzata solo in Piemonte, Lombardia e Veneto”.

Neppure nella scheda botanica della Pueraria montana var. lobata nel sito internet di “Flora italiae – actaplantarum” al link di https://www.floraitaliae.actaplantarum.org/viewtopic.php?t=33111, che ho consultato l’11 gennaio 2019, è indicata la sua presenza in Puglia per l’Italia; è indicata come presente invece in tutte le regioni del Nord Italia eccezion fatta per la Valle d’Aosta e l’Emilia-Romagna. E qui indicata come prediligere una altitudine tra quella planiziale e quella collinare.

La prima formazione di Kudzu in Salento da me individuata nel 2016 nell’entroterra gallipolino, e di cui sopra una foto, si estende in una fascia lunga circa 100 m sul margine strada per una profondità di circa 15 m. Attraverso l’uso dello strumento web di Street View di Google Maps ho potuto verificare la sua presenza lì già nel febbraio 2010, mese in cui si nota nelle foto di Street View il suo caratteristico groviglio di steli trattandosi di una pianta decidua, quindi in febbraio senza foglie.

Un anno dopo, nel 2017, viene pubblicato un articolo sul Kudzu nel sito Flora del Salento, e per lungo tempo pensai fosse stato fatto approfondendo e documentando anche con foto proprie la formazione di Kudzu da me segnalata in Salento, scoperta nelle aree occidentali del basso Salento, e a seguito della divulgazione che ne avevo dato pubblicamente su Facebook con foto e post nel 2016. Contattato poi in seguito il botanofilo autore del ricco blog sulla flora salentina, egli mi ha invece gentilmente detto di essersi imbattuto casualmente in una vasta formazione di Kudzu in un’area con edifici turistici in rovina in una pineta costiera della fascia retrodunale nel versante questa volta orientale del basso Salento, e di averla quindi documentata con foto nel suo blog. Un sito questo a circa 1 km dalla costa sabbiosa, ad una quota inferiore ai 30 m s.l.m., con presenza di Pini d’Aleppo, altre essenze della macchia mediterranea e diverse specie esotiche facenti parte dei giardini in abbandono della struttura turistica.

Il Salento è ad oggi quindi l’unica zona in tutta l’Italia centrale e meridionale, grandi isole incluse, in cui stiamo scoprendo degli esemplari di Kudzu inselvatichiti o frutto di una naturalizzazione di questa meravigliosa specie, per di più di un genere attestato in Europa da fossili già prima della grandi glaciazioni quaternarie: è quasi allora il Kudzu una sorta di fossile vivente che ritorna, da solo o grazie all’uomo che sia, ora che il clima è tornato più congeniale alla specie. Interessante poi l’ottimo adattamento che stanno mostrando queste piante al clima salentino, nonostante venga presentata la specie come prediligente zone con molto alta piovosità, ben superiore a quella che si regista mediamente nelle aree salentine in questione dal clima mediterraneo.

Dei monumenti naturali salentini da difendere con i denti dalla Falsa ecologia razzista verde, salvare e diffondere maggiormente negli orti botanici ma non solo, diffondendone anche l’uso decorativo sia in ambiente urbano che rurale e nella bioedilizia.

Dall’articolo a questo link riporto questi dati: il Kudzu è stato visto spesso inghiottire intere strutture, predilige crescere ai margini della foresta, di fiumi, di strade e ferrovie; il suo genere oggi originario dal Sud-Est asiatico lì cresce dal livello del mare fino a circa 2000 m di altitudine in climi temperati e (sub)tropicali.

La prima stazione salentina scoperta di Kudzu, (quella nell’entroterra di Gallipoli), qui segnalata, è ad una quota inferiore agli 55 m s.l.m. in un’area che orograficamente degrada verso il Golfo di Taranto, distante circa 3,5 km dalla costa.

Kudzu (Pueraria montana), fiori, basso Salento occidentale, 16 settembre 2018. Mi ha gentilmente scattato questa foto l’amico Giovanni Enriquez che mi ha accompagnato nell’escursione di fine estate, mentre con le mani aprivo un varco nel fitto rampicante per poter ben inquadrare alcuni dei fiori. Dal mio post facebook al link.

 

Il Kudzu nome scientifico Pueraria montana è una pianta rampicante leguminosa, quindi importante per la fertilità dei suoli grazie all’azione azotofissatrice di batteri (Rhizobium leguminosarum) che vivono in simbiosi sulle sue radici. Si tratta di una vigorosa pianta rampicante di una specie oggi vivente spontanea e coltivata nell’Asia dell’Est, Giappone incluso. Una liana perenne decidua (si spoglia delle foglie in inverno), rizomatosa, semi-legnosa, con fusti pubescenti (pelosi) lunghi sino ad oltre 20 m!

Più di ogni altra essa mi ricorda la fiaba europea del fagiolo magico, il cui seme dopo esser stato piantato, racconta la nota fiaba, diventa in poche ore una pianta di immense dimensioni. Il Fagiolo è pianta rampicante sempre della famiglia delle Leguminose, le cui foglie composte ricordano in miniatura quelle ben più grandi del portentoso Kudzu. E non solo il Fagiolo e il Kudzu appartengono alla stessa famiglia, ma anche alla stessa tribù tassonomica, quella delle Phaseoleae. In inglese il Kudzu è chiamato anche proprio “kudzu bean plant” che vuol dire “pianta di fagioli kudzu”.

Nella fiaba, il cui testo potete leggere a questo link, il vecchio dice al giovane protagonista “Se tu li pianti questi fagioli magici durante la notte, al mattino ti ritroveresti con una pianta tanto alta da arrivare a toccare il cielo.”

La fiaba del ”Fagiolo magico”. Disegno dal link.

 

Qui la medesima fiaba in una animazione per bambini:

 

Il Kudzu, con capacità di crescita da ricordare il legume della fiaba europea, riesce ad estendersi e coprire superfici enormi facendo scomparire, sotto un fitto intrico di lunghissimi steli e di grandi foglie, anche interi edifici industriali! Leggiamo in rete che può crescere fino a 60 piedi (che corrisponde a più di 18 metri) in una stagione di crescita, e si diffonde rapidamente sia clonalmente che attraverso il seme.

Il Kudzu è una pianta perenne lianosa, con fusti striscianti e rampicanti, dotata di una straordinaria rapidità di crescita di quasi 30 cm al giorno, (fino a 26 cm al giorno per la precisione fonte al link).

Si tratta di una fiaba popolare inglese, messa per iscritto per la prima volta nel 1807, chissà se per essa non venne l’ispirazione da qualche descrizione della portentosa asiatica Pueraria montana, il cui genere fu descritto scientificamente dal botanico e micologo svizzero Augustin Pyrame de Candolle (Ginevra, 1778 – Ginevra, 1841).

Sul valore didascalico della fiaba una piccola considerazione, non par ispirata tanto dalla morale cristiana che invita a non rubare, quanto quasi ai valori spartani dell’ agoghé (il rigoroso regime di educazione e allenamento basato su disciplina e obbedienza cui era sottoposto ogni cittadino spartano), dove del furto si penalizzava la scarsa abilità nel compierlo non l’ atto in sé dal punto di vista del giudizio morale; del resto nella cultura pagana greca Hermes era dio protettore dei ladri oltre che dei commercianti.

Vediamo qui alcune immagini dal mondo del Kudzu eloquenti in merito alle sue capacità di crescita eccezionali e anche rapide, e sul suo potere rampicante tappezzante e coprente:

Il Kudzu ricopre il guardrail stradale e un alto lampione, conferendogli per pareidolia le sembianze di un gigante. Foto dal link.

 

Kudzu, le sue mostruose capacità coprenti. Dal link.

 

Qui negli Stati Uniti dove la pianta del Kudzu è stata introdotta in tempi recenti (‘800 – ‘900), quindi dopo la scoperta delle Americhe ad opera di Cristoforo Colombo. E’ una pianta in grado di proteggere i suoli dall’erosione. Dall’articolo dal titolo “Kudzu Takes Root in Southern Culture” del 22 luglio 2013 al link, dove l’autrice esprime ammirazione per questa pianta affascinante entrata ormai al di là dei tentativi di demonizzazione nella cultura e paesaggio del sud degli Stati Uniti.

 

Kudzu, (link)

Kudzu, (link)

 

Kudzu, (link)

 

Kudzu, (link)

 

 

Gli straordinari paesaggi creati da questa straordinaria pianta potentissima. Il portentoso Kudzu. Dal link.

 

Kudzu, (link)

 

An abandoned house slowly being digested by Kudzu, (link)

 

Kudzu sommerge una casa. (foto di Jon Van Buren 2006)

Kudzu, foto del 2006 da un articolo al link.

 

Kudzu, (link)

 

Kudzu, (link)

 

E dire che la mattinata prima di imbattermi in questa pianta in Salento discorrevo in pubblico su Facebook di come poter coprire alla vista, schermare, brutti palazzi di cemento! Fermo restando la bellezza delle nostre Edera, Vite e Vinca come tappezzanti, dell’Edera come rampicante, del Rovo come coprente, ecc., questa “new-entry”(?) più dell’Ipomoea indica, credo di poter dire senza sbagliare, che batte tutti nella rapidità di copertura di paesaggistici orrori antropici!

Ma attenzione sul considerarla banalmente una new-entry esotica reintrodotta dall’uomo, come oggi viene dipinta dal razzismo verde della Falsa-ecologia, perché originaria originaria dell’estremo Oriente, (infatti è largamente presente in Giappone, Cina, Indonesia, Thailandia, Vietnam, Indonesia, Filippine, Isole Fiji, Nuova Caledonia). Fermo restando che se così fosse, una semplice esotica, sarebbe comunque da apprezzarla nel nostro paesaggio e per le sue capacità di naturalizzazione che sta mostrando: in Italia si è diffusa-spontaneizzata già in Piemonte, Lombardia e Veneto. E ben spontaneizzata pare la stazione di Kudzu che ho personalmente felicemente rinvenuto in Salento, nel sud della Puglia, e di cui do menzione in questo articolo.

Questa premessa perché solitamente quando vedo che una specie esotica introdotta dall’uomo nei secoli recenti dall’Asia ben si è naturalizza in Europa in questa nostra epoca geologica di interglaciale a clima caldo, come successo nel caso dell’Ailanto (Ailanthus altissima) e del Fior di loro sacro d’acqua (Nelumbo nucifera), ma anche con il buon adattamento in Europa del Ginkgo biloba, ho la curiosità di andare a controllare negli studi paleobotanici se non si tratti di un ritorno, che ha avuto sì l’uomo come vettore accelerante, ma di generi botanici un tempo presenti in Europa nei periodi climatici caldi precedenti alle glaciazioni del Quaternario, motivo per cui scomparsi con il mutare del clima in Europa nel verso del freddo, e sopravvissuti nelle porzioni più meridionali del continente eurasiatico quindi più verso oriente.

E come avvenuta la conferma di questa ipotesi per le tre specie sopra citate, Ailanto, Fior di loto sacro d’acqua e Ginkgo, allo stesso modo ho scoperto che anche il genere Pueraria del Kudzu era presente in Europa prima delle glaciazioni del Quaternario!

Vediamo a tal proposito questo interessante studio scientifico dal titolo “Frutti e foglie di Pueraria (Leguminosae, Papilionoideae) dal Neogene dell’Eurasia e le loro implicazioni biogeografiche” di Qi Wang, Steven R. Manchester e David L. Dilcher, pubblicato sull’American Journal of Botany Vol. 97, n. 12 (dicembre 2010), pp. 1982-1998, al

link1:  https://www.researchgate.net/publication/51169259_Fruits_and_foliage_of_Pueraria_Leguminosae__from_the_Neogene_of_Eurasia_and_their_biogeographic_implications

o anche al link2:  https://www.jstor.org/stable/25766873?seq=1#page_scan_tab_contents

Dove traducendo dall’abstract leggiamo: “Risultati chiave:  Pueraria fossile è riconosciuta sulla base del frutto distintivo e del fogliame del Mio-Pliocene delle medie latitudini in Cina, Giappone, Abkhazia (nel Caucaso) e Croazia (nei Balcani). (…) del Miocene della Croazia e dell’Abkhazia. (…) Conclusioni: il genere Pueraria aveva cominciato a diversificarsi almeno dal Miocene medio e si era diffuso nelle flore subtropicali e temperate del Mio-Pliocene della Penisola balcanica, del Caucaso e dell’Asia orientale, il che suggerisce che l’attuale diversità di questo genere nell’Asia tropicale e nell’Oceania potrebbe aver avuto origine dalle medie latitudini dell’Eurasia.”

Dal citato studio linkiamo questa mappa:

Mappa che mostra la distribuzione moderna e fossile del genere  DC, DC designa il botanico Augustin Pyrame de Candolle che ha descritto questo genere. L’area grigia si riferisce alla distribuzione geografica delle specie viventi di questo genere (dopo van der Maesen, 1985), prima che l’uomo in tempi recenti riestendesse l’areale del genere. Da sinistra a destra, i punti neri si riferiscono alle seguenti località fossili: Radoboj, Croazia (Unger, 1864; Pantic, 1992); Kodor, Abkhazia (Kolakovsky, 1959, 1964; Shakryl, 1992); Shanwang, Cina (Hu e Chaney, 1938, Tao et al., 1999; Wang et al., 2006, 2007); Chō jabaru, Giappone (Hayashi, 1975; Takahashi, 1981); Inkyoyama, Giappone (Ozaki, 1974); Kabutoiwa, Giappone (Ozaki, 1991); e Takamine, Giappone (Uemura, 1988).

 

Il nome della specie fossile del Miocene del genere Pueraria trovata in Europa è  Pueraria maxima. Qui la foto di una pagina dello studio citato in merito a questi fossili europei:

Pueraria maxima (Unger) comb. nov. from the Miocene of Croatia and Abkhazia, from Fruits and foliage of Pueraria (Leguminosae, Papilionoideae) from the Neogene of Eurasia and their biogeographic implications” Qi Wang, Steven R. Manchester e David L. Dilcher, in American Journal of Botany Vol. 97, n. 12 (december 2010), pp. 1982-1998.

 

Pertanto questo ritorno al nostro tempo e la naturalizzazione in Europa, ed anche in Italia, dell’antico autoctono-fossile genere Pueraria, nella specie odierna Pueraria montana, dai siti rifugiali nell’Est asiatico, ha il sapore ecologico nella storia naturale di un ritorno favorito dal clima post glaciale e accelerato dal vettore uomo, che è pur sempre parte della Natura! 

Il leafl et morfologia del vivere kudzu Pueraria montana (Lour.) Merr. da una vite coltivata all'Istituto di botanica, l'Accademia cinese delle scienze di Pechino. Bar = 2 cm. 
Dal medesimo studio riportiamo questa foto con foglie della vivente specie di Pueraria, il Kudzu Pueraria montana (Lour.) Merr. da un esemplare coltivato nell’istituto di botanica dell’Accademia Cinese delle Scienze di Pechino. Le dimensioni del segmento per i riferimenti dimensionali: Bar = 2 cm.

 

Per la storia naturale del genere Pueraria, nello studio, si fa un parallelismo con il genere botanico Zelkova che in questo sito anche abbiamo approfondito.

Sul genere Pueraria leggiamo: “Piante che tendono ad arrampicarsi lungo i tronchi di alberi da fusto. Crescono velocemente, avvolgendo i loro tralci attorno al fusto della pianta ospitante e, contemporaneamente, espandendosi lungo i suoi rami. Nel giro di qualche anno il supporto viene completamente coperto da un verde mantello di Pueraria, e così interi alberi dalla cima al piede rischiando un deficit in termini di irraggiamento. [Una competizione tra alberi e rampicanti che del resto connota anche la stessa mediterranea Edera]. I fusti contorti della Pueraria hanno vicino a terra lo spessore d’un pugno d’uomo, mentre al vertice, a 15-30 metri da terra, appaiono come pampini aerei oscillanti, coperti in estate di pannocchie di fiori rosso-violacei.

Le radici, le foglie ed i germogli sono commestibili ed usati in erboristeria.” (Dalla scheda al link: https://it.wikipedia.org/wiki/Pueraria)

La Pueraria montana degna rappresentate oggi, grazie alla coltivazione e spontaneizzazione, (sebbene considerabile esotica), di questo antico genere autoctono-fossile in Europa, è una pianta che ha usi alimentari e grandi proprietà erboristiche come possiamo approfondire qui: http://www.whiff.eu/wp-content/uploads/2015/02/KudzuITA_a.pdf

Dobbiamo trovargli anche un impiego nell’estetica architettonica, associata ad altre specie di rampicanti!
E proteggerla dai razzisti verdi della Falsa-ecologia pronti a demonizzarla come invasiva da estinguere!

Folli snaturati, iconoclasti di storia naturale e antropica, eco-vandali pseudo-scientifici, professionisti del biocidio al soldo delle ditte del pesticidio!

E pensate nessuno prima di questo scritto, vi aveva mai accennato a questa storia naturale del genere del Kudzu, così tanto legata proprio alla nostra Europa, come mai? Sola ignoranza o malafede?!

Inoltre è una pianta anche dagli usi alimentari ed erboristici, già questo doveva portare a dire: “sfruttiamola se ora c’è, non eradichiamola nel verso dell’estinzione territoriale locale! Ma anzi coltiviamola anche!”

Invece cosa si sta muovendo in Italia in questi mesi e anni di prezzolato razzismo verde intollerabile?

Descriviamo qui il tutto solo con un esempio:

questo articolo del 23 gennaio 2014, dall’ecoterroristico titolo “L’allarme: Pueraria lobata, la pianta che stravolgerà il paesaggio del lago Maggiore”, al link: http://verbanonews.it/index.php/categorie/primo-piano/451-l-allarme-pueraria-lobata-la-pianta-che-stravolgera-il-paesaggio-del-lago-maggiore?fbclid=IwAR05I8CPq2ej1_pLHaN6JwXimtueP7yBDwoHtWK-JZOFB4Xxb5xRrLzSJ2k

Questo il mio post facebook del 15 settembre 2018 a commento di questo articolo, al link:

IL GOVERNO DEVE TAGLIARE FONDI, ENTI E MEDIA DEDICATI ORMAI AD UNA MERA DEMONIZZAZIONE DELLE SPECIEQuesta non è più…

Gepostet von Oreste Caroppo am Samstag, 15. September 2018

Dove così commentavo:

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IL GOVERNO DEVE TAGLIARE FONDI, ENTI E MEDIA DEDICATI ORMAI AD UNA MERA DEMONIZZAZIONE DELLE SPECIE
Questa non è più scienza!
Questo è razzismo verde!
LA SPENDING REVIEW DI CUI ABBIAMO BISOGNO DAVVERO PER SALVARE LA BIODIVERSITÀ COMPLESSIVA DEL NOSTRO BELPAESE
fatta di specie divenute nel tempo specie autoctone, fatta di specie alloctone naturalizzatesi da poco, di specie coltivate/allevate dell’uomo, di specie domestiche e specie domestiche naturalizzatesi.

Le specie alloctone naturalizzatesi vanno studiate con meraviglia,
classificate certo come nuovi arrivi se son tali,
ammirate, pubblicizzate, indagata l’utilità,
non demonizzate con propaganda battente e costruiti attorno ad esse piani di pesticidio, controllo, divieto, eradicazione e lagerizzazione!
Si deve invertite già l’ approccio vile avuto verso la agricola Canapa sativa con altre scuse, e invece con nuove scuse si estende il medesimo nefasto operato ad altre specie! Pazzesco!

Un atteggiamento che oggi dilaga anche contro specie autoctone e domestiche persino, trovando scuse su scuse.

Le follie della Frode della Xylella in Puglia son parti di questa degenerazione,
da una vera Scienza bella entusiasta positivista verso l’ecoterrorismo pseudo-scientifico e suicida orientato ad un artificializzazione speculativa e devastante!

E pensate poi, qui in questo articolo al link http://verbanonews.it/index.php/categorie/primo-piano/451-l-allarme-pueraria-lobata-la-pianta-che-stravolgera-il-paesaggio-del-lago-maggiore, preso solo ad esempio tra miriadi purtroppo che infettano la comunicazione naturalistica ormai, sentire questi toni catastrofisti di fronte ad una pianta a rapida crescita giunta da noi dall’Estremo Oriente asiatico,
pianta prodigiosa e dai mille usi,
in tempi in cui tanto si invoca la captazione di quella CO2 in eccesso emessa dalle industrie umane! Che paradossi della Falsa-ecologia!

Scommettiamo che se fosse invece stata modificata e brevettata da multinazionali l’avrebbero venduta sui media come pianta da diffondere invece ad hoc contro il Global WARming antropico?!
Ma è già così efficace da sola che c’è poco da modificarla, per cui più business a demonizzarla ed eradicarla!
Come gli ulivi brevettati di varietà da superintensiva abbisognanti di tanti pesticidi imposti oggi come gli unici piantabili in Terra d’Otranto con la scusa di essere Xylella resistenti o Xylella free!

Di quando è l’articolo?!
Del 2014.
Pensate che da allora ad oggi i campi attorno al lago Maggiore siano stati desertificati a tappeto da questa pianta?!

Io scommetto no!
Eppure questo qui gridavano per tacciare quella bellezza rampicante, coprente brutture umane nel paesaggio, di ogni male che non ha, anzi!

VIVA IL KUDZU!

W LA PUERARIA!

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Irrorazione con erbicidi chimico-industriali gettati per uccidere le piante di Kudzu! Vedi articolo al link.

Capite: il business della demonizzazione con varie scuse per vendere erbicidi chimico-industriali, decenni fa con i mito commerciale del progresso in agricoltura, la furba demonizzazione ad hoc delle erbe dette infestanti, oggi in una maturata civica ma ancora acritica coscienza ambientalista, la furba demonizzazione di stesse specie naturali denigrate poiché esotiche-alloctone in precedenza come aliene e dette minaccianti le specie autoctone, in una visione di fondo snaturata di fissità della Natura da imporle addirittura, e nella furbesca dicotomizzazione razzista nei territori tra specie autoctone dette buone e specie new-entry dette a priori anche solo per questo cattive.

Del resto poi la demonizzazzione nella Falsa-ecologia proprio di specie più diffuse, siano esse domestiche (vedi Cani e Gatti), esotiche naturalizzate, o autoctone ben diffuse come in Italia in questi anni i Cinghiali, con i furbi argomenti falso-ecologisti, assicura i maggiori business di intervento, ad esempio nella vendita di pesticidi, per le ignobili sterilizzazioni di massa, canili e gattili, ecc., o anche il business legato a biomasse da introitare spacciandole superficialmente come rifiuto, ma che diventano ricchezza monetaria, come il legno dei mediterranei Pini d’Aleppo spacciati falsamente come esotici in Sud Italia ad esempio, o la carne dei Cinghiali da cui si producono salumi e non solo, e quello dei monopoli come ad esempio oggi sulla Canapa (Cannabis sativa).
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RIFLETTIAMO SU UN PARADOSSO DELLA FALSA-ECOLOGIA:

due suoi fondamentali paradigmi strumentali, mistificatori come tutto in essa, sono i seguenti: il fantomatico cambiamento climatico da surriscaldamento globale antropico dato come catastrofico e in corso e l’arrivo demonizzato di specie esotiche che si stabilizzano nel nostro territorio dove precedentemente erano assenti, più o meno aiutate dall’uomo.

In tutto questo vediamo emergere innanzitutto un approccio non naturalistico, in quanto vediamo una volontà forte di dire alla Natura di fermarsi, mentre la conoscenza della storia naturale ci dice che nella natura il clima è in continuo mutamento comunque, ora verso il caldo ora verso il freddo, e gli esseri viventi sono in continuo spostamento ed evoluzione.

Ma ora, pur supponendo che sia in corso un cambiamento climatico repentino, senza valutare qui se esso vada verso il caldo come dicono alcuni o verso il freddo come dicono altri, quello che ciò comporterebbe è uno spostamento nel senso della latitudine delle fasce climatiche con ampliamento di alcune e riduzione magari di altre, pertanto ciò che le specie farebbero per sopravvivere è spostarsi in maniera copiosa seguendo lo spostamento delle loro tipiche fasce climatiche e lo farebbero più o meno aiutate in questo momento dall’uomo (direttamente o indirettamente che sia), oltre che dagli altri vettori naturali, quando non con le loro stesse forze.

Pertanto la migrazione eventualmente osservata, volendo leggerla anche per ipotesi in chiave climatica, deve essere vista come un fenomeno importantissimo per la conservazione delle specie che si spostano per trovare habitat a loro congeniali, nuovi habitat in nuove zone nei quali poter continuare a vivere …

Presentare il cambiamento climatico come causa di estinzione a priori delle specie e operare da parte del medesimo regime muovendo delle crociate contro le specie esotiche al fine di distruggerle quando esse colonizzano e si spostano in territori dove prima erano assenti!

Ma ci rendiamo conto di quanto è folle questa falsa ecologia e la sua mala ideologia assolutamente da riconoscere e fermare!?
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Guardate che meraviglia il rizoma della pianta di cui stiamo trattando:

Kudzu, le sue grosse radici a rizoma

 

I piccoli baccelli del Kudzu, dal link.

I piccoli semi del fagiolo Kudzu (Pueraria montana). Dal link.

 

“Il significato economico delle specie Pueraria è stato documentato fin dall’antichità, il Kudzu è menzionato nella letteratura cinese risalendo fino al 500 a.C. ( Econ Bot. 28: 391-410; 1974 ) e nella letteratura giapponese intorno al 600 d.C., dove si diceva che il Kudzu era una fonte di fibre per la produzione della carta, l’abbigliamento, il cordame e materiali da costruzione. Varie specie sono state fortemente sfruttate anticamente come fonti di amido e nelle culture odierne in tutta l’Indocina e il Sud-Est asiatico (“The Book of Kudzu, una guida culinaria e curativa“, 1977). Le specie di Pueraria sono state usate a lungo nella medicina tradizionale cinese a base di erbe (Pueraria: The Genus Pueraria, pg 59-69; 2002) per il trattamento di numerosi disturbi, tra cui eruzioni cutanee, dissenteria, alcolismo e ipertensione. Per migliaia di anni gli erboristi cinesi hanno prescritto intrugli di fiori e radici di Kudzu come mezzo per curare l’alcolismo. Studi preclinici hanno dimostrato che gli estratti riducono in modo significativo il consumo di alcool da parte del Criceto dorato, un roditore assetato di alcol, attraverso l’azione di daidzin, un isoflavone (PNAS 92: 8990-8993, 1995), nonché per diminuire gli effetti di postumi di alcol (Alcohol Clin. Exp. Res. 18: 1443-1447; 1994). Sono stati condotti test umani sui preparati Kudzu (Pueraria: The Genus Pueraria, pg 159-179, 2002).”(Dal link).

In Italia nelle zone dove si è diffusa la Pueraria montana opportuno allora sfruttarla, anche coltivandola, partendo proprio dalle specie e varietà naturalizzatesi che hanno mostrato il migliore adattamento spontaneo ai siti, scambiandosi semi e rizomi anche attraverso la rete.

 

Leggiamo qui questo interessante articolo di un botanico degli Stati Uniti, Bill Finch, che è il principale orticoltore e consulente scientifico del Giardino Botanico Mobile in Alabama. “La vera storia di Kudzu, il rampicante che non ha mai veramente mangiato il sud degli Stati Uniti – Un naturalista taglia i miti che circondano la pianta invasiva”, del settembre 2015 al link: https://www.smithsonianmag.com/science-nature/true-story-kudzu-vine-ate-south-180956325/

Il botanico con dati e con un ricostruzione storica distrugge il creato mito di razzismo verde contro il Kudzu negli Stati Uniti e in tutto il mondo, e ci spiega come sia stato possibile che la pianta anziché essere apprezzata e valorizzata nel suo paese, dove ampiamente era stata piantata nella prima metà del ‘900, altamente pubblicizzandola e diffondendola a tal fine da parte di vivai e dal aperte delle autorità statali come sistema biologico contro l’erosione dei suoli, è stata definita invece in tempi recenti come una delle specie più invasive del mondo, e inclusa nell’elenco delle centro specie più invasive del mondo; un elenco aggiungo anche scientificamente interessante ma da stigmatizzare il fatto che sia stato creato a fini di massimo razzismo verde pro psicosi e conseguenti biocidi! Il botanico si interroga su questa visione della Natura terroristica che si è diffusa oggi nel mondo.

Il governo giapponese, durante l’Esposizione Centenaria del 1876 a Philadelphia, creò un grazioso giardino con varie piante tra cui il Kudzu dai fiori viola. Nel Sud degli Stati Uniti meridionali la pianta fu usata per le sue grandi foglie come una vite ornamentale per ombreggiare portici e cortili.

Quindi è divenuta oggetto di pompati incubi come pianta mostro invasiva fagocitante ogni cosa in poche ore,

Fobia del Kudzu, espressa artisticamente simpaticamente. Dal link.

 

ma al contempo in una ambivalenza di sentimenti anche celebrata dalla cultura popolare statunitense, al centro di opere letterarie, racconti e poesie, ma anche dipinti e disegni, land art, ecc.

Dipinto ispirato dal Kudzu. Opera al link: https://www.smithsonianmag.com/science-nature/true-story-kudzu-vine-ate-south-180956325/

 

E il Kudzu è divenuto anche un simbolo di riscatto identitario per gli stati del sud degli Stati Uniti, e contro il razzismo umano, vedi l’articolo a questo link solo ad esempio.

Capiamo da questo excursus nella cultura e storia recente degli Stati Uniti come da lì questa avvilente approssimata e menzognera Falsa-ecologia dai proclami intrisi del più vile bio-razzismo, falso-scientifica, si è diffusa poi in Europa ed in Italia ed in tutta la civiltà occidentale come una contagiosa psicosi delle menti umane snaturalizzate codarde ed ipocondriache, prive di poesia e meraviglia per la natura, di gusto artistico per il pittoresco, ignoranti naturalisticamente e non solo.

Kudzu dunque fu introdotto negli Stati Uniti verso la fine del 1800 e propagandato dal governo degli Stati Uniti come eccellente coltura di foraggio e soluzione per l’erosione del suolo. Cessati gli incentivi, e passati alcuni decenni, ecco che è partita la sua demonizzazione volta all’eradicazione, anche questa incentivata! Speculare nel mettere, per poio speculare nel togliere, nel Salento ciò è stigmatizzato da alcuni modi di dire e proverbi, come “l’arte de li pacci” (l’arte dei pazzi), “ci cconza e sconza tene sempre fatica” (“chi aggiusta e poi disfa ha sempre lavoro”).

Apprendiamo dunque che è un’ottima pianta foraggera per il bestiame, aspetto di cui oggi si tende a non parlare, proprio per sminuire e nascondere le proprietà della pianta.

Basta dunque far pascolare delle Capre, Pecore e/o altri erbivori, dove il Kudzu si giudica esser troppo cresciuto spontaneamente in dei siti a danno di alberi coperti dal rampicante e in tal modo ipersostenibile, anche producendo latte e carne dall’allevamento, la pianta viene contenuta!

Leggiamo di questo effetto di contenimento tramite pascolo brado  in questo articolo, solo ad esempio, del 18 agosto 2016, dal titolo “Kudzu in declino in Georgia negli Stati Uniti. È vero!”, al link: https://www.ajc.com/news/state–regional/kudzu-decline-georgia-true/fuIfXbrYPMmmOTdn3QaA7I/

Pecore che mangiano Kudzu in Georgia negli Stati Uniti. Foto: Georgia Tech. dal link.

 

Capre che mangiano Kudzu. Dal link.

 

La Natura ha sempre il suo equilibrio, ma i venditori di pesticidi, professionisti del biocidio, nascondono tutto questo; così allo stesso modo il Kudzu ha anche degli insetti che si nutrono della pianta, ma anziché gioire per la diffusione di questi insetti di esso tipici, dove il Kudzu si è diffuso, gli agro-nemici montano la demonizzazione persino di questi insetti, demonizzando il rischio che si diffondano attaccando anche altre leguminose coltivate, in una demonizzazione continua e senza fine della natura in tutti i suoi aspetti, senza apprezzarne la sinergia tra loro nel verso dell’equilibrio e il bene della biodiversità.

Il “Kudzu Bug” in inglese, la Cimice del Kudzu (Megacopta cribraria), così chiamato perché si nutre della pianta di Kudzu, un piccolo insetto che a fini difensivi emette un odore sgradevole, originario infatti dell’Asia (Cina e India) e che è si è diffuso recentemente negli Stati Uniti nelle aree in cui è stato diffuso il Kudzu.

 

Quando questo insetto attacca il Kudzu, come lui detta specie invasiva in U.S., riduce sensibilmente la crescita di quella pianta. La presenza dell’insetto sul Kudzu è detta “infestazione”, per carità ogni termine va bene, ma capiamo che l’ottica di una negativizzazione dei fatti naturali sovente ha natura relativa, non un valore assoluto.

Qui due articoli sulla sua demonizzazione persino di questo insetto fatta dalle ditte del pesticidio negli Stati Uniti: link1 e link2, arrivando anche a demonizzarne l’odore!

 

Qui riportiamo un bel post facebook dedicato a questa pianta e intitolato eloquentemente “ORTO PERENNE: IL KUDZU E LA PROSPERITÀ” di Paolo David Sacco, del23 ottobre 2017:

Bellissima e anche presente ma rarissima in Salento

Gepostet von Oreste Caroppo am Dienstag, 28. August 2018


Insieme all’Ailanto (Albero del Paradiso) e al Gelso da carta, piante di origine dall’area asiatica cinese, il Kudzu sta mostrando predilezione dunque per la diffusione nella nostra terra salentina in Italia dunque!
In Italia poi anche il Bambù dorato (chiamato in Salento Canna d’India) e il Fior di loto sacro d’acqua (Nelumbo nucifera), di origine sempre dell’Est asiatico indiano-cinese, stanno mostrando questa predilezione.

Per il genere dell’Ailanto (Ailanthus) e per il genere Nelumbo, come per il genere Pueraria, si può anche parlare di un ritorno, generi alloctoni oggi che si possono però considerare degli autoctoni di ritorno, dato che la paleobotanica mostra come tali generi fossero presenti in Europa nel Terziario prima delle glaciazioni del Quaternario; come idem per il Ginkgo biloba reintrodotto in Europa in secoli recenti proprio dall’Est asiatico dopo questo albero è sopravvissuto.

Utilizziamo questi dati per vedere quanto a volte può essere fuorviante la negativizzazione delle specie, ad esempio con l’uso ad hoc del termine “aliene” utilizzato per queste specie in Italia nell’affabulazione della Falsa-ecologia, in un Pianeta dagli ambienti interconnessi, e di fronte ad una storia naturale di fortissimi legami tra le specie. Miopia falso-ecologista da bandire!

E’ una pianta bellissima il Kudzu! E a sentir gli attacchi biofobi e terroristici di certi agro-nemici viene da chiedersi come mai il Pianeta non ne sia stato soffocato su tutte le terre emerse da questa stupenda creatura, detta oggi devastatrice(?), anche nei millenni in cui l’ uomo non aveva i mezzi per eradicarla! Non ha assassinato neppure la biodiversità del Giappone e Cina da cui proviene, eppure il Giappone ne vanta di biodiversità! E quando il suo genere Pueraria viveva nel Miocene in Europa, in quei lunghi milioni di anni come mai non ha estinto tutto, e invece tantissimi generi odierni in Europa, autoctoni oggi come allora, son sopravvissuti!?

[Tra le tante specie odierne autoctone nel sud Italia, famose come relitti terziari pre-quaternari, mi piace ricordare qui la liana Periploca maggiore (Periploca graeca), che vive nel Salento, in Toscana e nella regione greco-balcanica, e la gigantesca Felce bulbifera (Woodwardia radicans) che ha una distribuzione subtropicale mediterraneo-atlantica; la W. radicans in Europa è oggi presente nella Spagna meridionale, in Corsica, in Macedonia, in Grecia e in alcune piccole aree in prossimità delle coste del Mar Nero; in Italia è presente oggi in sud Italia, (dove pure è bene diffonderla maggiorazione), ed in particolare in Calabria, (sull’Aspromonte e sul Monte Poro), nonché in Sicilia, (in alcune gole dei Peloritani), e in Campania (Valle delle Ferriere nella Costiera amalfitana)].

Miopia! La lobby delle speculazione sanitarie-mediche, come sul cancro, Aids, ecc., hanno esteso le loro strategie terroristiche o altre lobby ne han scimmiottato le tecniche mistificatorie per attuare speculazioni anche in campo ambientale adesso!?

Per queste stupende piante taluni tentano campagne di demonizzazione di ogni tipo, ma ché, lasciamo perdere questa gente che ha problemi soprattutto psicologici e biofobici, son piante bellissime e la cui presenza non arreca nessun danno certo, anzi, e occupano siti sovente degradati dall’uomo riportando coprente dignità vegetale con rapidità, con la loro resistenza, velocità di crescita e vigorosa capacità vegetativa!
Fermiamo i pregiudizi biofobici prevedibili della parassitistica lobby accademica biofobica del biocidio speculativo! Scacciamo, a cominciare dal Salento, la loro ignoranza al soldo della speculazione, tenendoci e valorizzando queste piante!
Per le culture e le scuole mediche orientali si tratta di piante portentose dai notevoli importanti usi non solo in medicina; lì non han estinto nulla e non han fatto danni certo queste specie; (vedi per il Kudzu ad esempio il link: http://www.paginesalute.it/index.asp?type=1&id_news=2046&id_cat=165&id_com=13517).
Qui vengono presentate oggi invece da taluni come piante “invasive”, semmai chiedono come tutte le piante solo un posto al Sole anche per loro … ma cosa sta accadendo all’intelletto italico-europeo!?

Io intanto, dato che è la prima volta che la vedo questa pianta, ergo piuttosto rara in Puglia, invito gli appassionati botanofili e gli orti botanici a ripropagarla ex situ, prendendone semi e rizomi, a studiarla con spirito di meraviglia e utilità sempre!

Inoltre per la facilità di distribuzione in sud Europa di piante asiatiche, e non solo, non è sbagliato considerare che molti generi di piante, oggi a distribuzione più meridionale o anche alle nostre medesime latitudini, vivevano in Europa nel più caldo periodo geologico del Terziaria prima delle glaciazioni quaternarie, e furono scacciate dalle glaciazioni del successivo periodo del Quaternario verso sud nel continente euro-asiatico, pensiamo al genere Ginkgo (cui appartiene la specie di albero Ginkgo biloba), o al genere Nelumbo (cui appartiene l’acquatico stupendo Loto sacro indiano), o al genere Citrus (cui appartengono gli agrumi come Aranci, Mandarini e Limoni); altre specie cogeneri di generi che vivevano in Europa nel Terziario, come Sequoia, sopravvissero in Nord America; ora siamo in un periodo naturale geologico più caldo post-glaciale e questo permette di capire il perché di certe diffusioni o ridiffusioni, più o meno favorite dall’uomo, di piante apparentemente più tropicali, che possono avvenire in sud Europa con questa facilità che non deve pertanto meravigliare.

Kudzu (Pueraria montana), basso Salento occidentale, 2 giugno 2016. Foto di Oreste Caroppo. Dal mio post facebook al link. Seguita tale formazione salentina di Kudzu in questi anni ho avuto modo di osservare che produce baccelli con semi fertili che posti su cotone inumidito sono germogliati. Idem ho osservato la produzione di fiori, baccelli e semi nella formazione di Kudzu scoperta sul versante orientale del basso Salento. La pianta del Kudzu ho notato tende a fiorire nei luoghi in cui riesce ad inerpicarsi più in alto, probabilmente per mettere così al sicuro fiori e baccelli contenenti i semi dalla brucatura da parte dei mammiferi erbivori a cui sono molto gradite le sue foglie.

 

Spiraleggiano nel loro avvolgimento in senso destrogiro i flessuosi giovani fusti del bellissimo rampicante Kudzu osservato nell’entroterra gallipolino in Salento.
Qui tre foto dove si possono vedere gli avvolgimenti ad elica dei fusti, lì fatte il pomeriggio del 10 giugno 2017, una pianta sorprendente e da noi non comune ad oggi.

Kudzu, entroterra di Gallipoli, pomeriggio del 10 giugno 2017. Foto di Oreste Caroppo

 

L'immagine può contenere: pianta, cielo, spazio all'aperto e natura
Kudzu, entroterra di Gallipoli, pomeriggio del 10 giugno 2017. Foto di Oreste Caroppo

 

L'immagine può contenere: pianta e spazio all'aperto
Kudzu, entroterra di Gallipoli, pomeriggio del 10 giugno 2017. Foto di Oreste Caroppo

 

STOP ai prezzolati “KILLER DEI FICHI D’ INDIA”!
Fermiamoli in tempo!

I miei primi post facebook a difesa del Kudzu, e delle altre specie esotiche che si son diffuse in Italia hanno creato parecchia rabbia! Pensate a che pericolosi livelli di eco-demenza si è arrivati!
Queste piante STUPENDE son dipinte dai razzisti verdi come “nemiche della Natura”!? Ma come, se son creature della Natura esse stesse!?

Non certo liberismo di specie ovunque, del resto è bastata una maxi nevicata nel Salento nel gennaio del 2017 e quante piante tropicale piantate qui da appassionati son morte in brevissimo tempo? … Tantissime!
Ma ora si sta esagerando: si demonizzano creature esotiche che per lo più occupano e danno dignità naturale a luoghi degradati dall’uomo e occupano nicchie ecologiche dall’uomo svuotate dei loro più legittimi autoctoni occupanti!
A volte persino discendenti di creature pur vissute nella stessa Europa in epoche passate!
Specie anche utilissime all’uomo che connotano la storia umana oltre quella naturale più in generale.

Un Razzismo VERDE speculativo! Indagate che interessi hanno nei biocidi!!!

W Ailanto e Kudzu ecc. piante esotiche asiatiche anche utilissime in Europa, i cui generi in Asia hanno trovato aree rifugiali per sopravvivere dai rigori delle grandi glaciazioni quaternarie!

Giù le mani biocide speculative pseudo-scientifiche dalla biodiversità presente!

VERGOGNA! ECO-TERRORISMO PSEUDO-SCIENTIFICO per appaltucci e biomassa facili uccidendo, spargendo veleni di multinazionali, eradicando, con la scusa dei falsi buoni propositi e mai davvero neppure persino rinaturalizzando con le specie autoctone scomparse dal territorio a causa dell’uomo, anche se questa non deve certo diventare una scusa per legittimare i biocidi estinguenti!

Ora sappiamo riconoscere il marciume anti-antinaturalistico e falso-ecologista!
E ora politicamente va chiuso il rubinetto dei fondi pubblici che è stato sabotato!!

Se sostenete questo cronoprogramma di saggezza “intanto rinaturalizzazione, e non biocidi”, verrete attaccati con rabbia, perché? Perché vi siete accorti della mistificazione e della frode e rischiate di svegliare anche gli altri!

Rinaturalizzazione Sì decementificazione Sì

No caccia alle streghe contro le specie esotiche naturalizzatesi e che il più delle volte aumentando la biodiversità del territorio già tanto degradata proprio dall’uomo senza arrecare seri danni alle autoctone relitte, non più dello stesso uomo!

Stop ai prezzolati “killer di fichi d’India”, “assassini al soldo di esotici Pesci-rossi” pure nei laghetti!

Eco-terrorismo ed Eco-ignoranza!

La Natura non è stasi, ma continua evoluzione e noi dobbiamo conoscere le sue leggi e dinamiche e operare in primis non da ostacoli ma ora rimarginando i danni da noi fatti, che non son il Pesce rosso diffuso da noi nei laghetti italiani, ma il Bisonte estinto dai nostri avi dall’Italia, il Cervo estinto dal Salento, e ancora possiamo risanare il danno, ecc. La distruzione degli habitat.
Per Mammut e Alca impennis estinti dall’uomo, male gravissimo, possiamo fare poco!
Ma tanto possiamo ancora fare per risanare danni reali di svuotamento e impoverimento del territorio!

Del Kudzu si recuperino i semi e rizomi, come i semi e i polloni radicali dell’Ailanto piante da amare e piantare proprio come risposta a chi vorrebbe vietarle al popolo e al paesaggio Europeo con le nuove scuse, come con altre scuse fu fatto contro la utilissima Canapa decenni or sono!

“Ogni pianta ha il diritto di essere piantata dall’uomo!”

STOP BECERO RAZZISMO VERDE!
RINATURALIZZARE SI’
MA CON SAGGEZZA SENZA RAZZISMI FANATICI

Piante da conoscere
e oggi tutelare e apprezzare di più,
quando taluni cercano di presentarle come piante “esotiche invasive” da estirpare e combattere!
E più “loro” denigrano, più gli uomini di buona volontà come novelli Noé devono in risposta recuperar semi e talee delle piante denigrate e demonizzate senza colpe e piantarle, piantarle, piantarle!

Del resto ci rendiamo anche di più noi conto delle cose e del loro valore ed importanza quando cercano di toglierci ciò che ci appariva nostro e scontato.

Vi ricordate la demonizzazione contro le erbe tutte utilissime ma dette “infestanti” e “malerbe” per vendere nocivi erbicidi chimico-industriali e per altre speculazioni annesse?! Ecco, oggi la stessa macchina mediatica con simili campagne di mistificazione, che si nutre della acriticità e ignoranza naturalistica dei più, costruisce e fomenta nuove psicosi contro la vita, il bello e l’ utile, a fini speculativi di vario genere pro interventi costosi di estirpazione e per procacciar biomasse facili, ecc. ecc.!

Dite: NO GRAZIE! Il Biocidio psicotico per sua essenza pseudo-scientifico non fa parte delle filosofie etiche naturalistiche!
Del resto non c’è scienza piena dove non c’è saggezza!
E non c’è saggezza dove c’è mera “paura” per la Natura!

In Puglia nei confronti della Natura alcuni di noi hanno un’approccio diverso da quello biofobico, ne troviamo sempre il lato o utile o bello, così per la “spurchia” (genere Orobanche) pianta parassita autoctona delle leguminose temuto in agricoltura, e che abbiam trasformato in prelibatezza culinaria! Vedi questo articolo ad esempio dal titolo “La Spurchia finisce in padella”, al link: https://casapacella.wordpress.com/2016/01/07/la-spurchia-finisce-in-padella/

 

Riporto qui un mio post facebook per approfondire sul tema del razzismo-verde della Falsa-ecologia:

DISOBBEDIENZA CIVILE MASSIMA E URGENTE:"DISOBBEDIENZA NATURALISTICA!"proteggiamo, difendiamo, facciamo riprodurre,…

Gepostet von Oreste Caroppo am Montag, 13. Februar 2017

Nessun razzismo verde sui miei post!

INVASIVA = FAVORITA DALLA SUA NATURA, BEN EVOLUTA,

BENEDETTA!


 

Per concludere un mio post facebook (vedi anche miei commenti ad esso) per invogliare nel Salento ad un maggiore uso dei rampicanti di specie autoctone ed esotiche nell’estetica architettonica urbana e rurale, come anche era in passato dove nei borghi i rampicanti, la Vite vinifera in primis con i pergolati, ma non solo la vite, avevano la loro giusta rilevanza e diffusione.

DIVENTI UN ARCO DI TRIONFO DI AULENTI RAMPICANTI!Ditte di paesaggisti-vivaisti chiedano all'Università del Salento di…

Gepostet von Oreste Caroppo am Freitag, 20. Juli 2018

 

Esempio di casa coperta meravigliosamente e sapientemente da rampicanti:

Esempio di casa coperta meravigliosamente e sapientemente da rampicanti. Roma, nel fiabesco Quartiere Coppedè.

 

 

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