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Invitiamo al RIPRISTINO della AMATA STATUA-STELE ANTROPOMORFA di GIURDIGNANO – Ridiamo sostanza al patrimonio culturale rurale diffuso!

INVITIAMO AL RIPRISTINO DELLA AMATA STATUA-STELE ANTROPOMORFA DI GIURDIGNANO

Ridiamo sostanza al patrimonio culturale rurale diffuso!

 

La ipotizzata stele-statua antropomorfa di contrada Vicinanze in feudo di Giurdignano (Lecce). Altezza circa 60 cm.
È qui osservata dalla stradina lambita dal muretto in cui la pietra era incastonata. Si notano sulle superfici che paiono quasi come grossolanamente levigate alcuni fori, di cui uno più consistente in basso. La parte superiore semisferica , l’aspetto complessivo e l’ampia faccia piana a vista sono particolari comuni a molte stele calcolitiche meglio documentate studiate e fortunatamente meglio datate grazie al loro ritrovamento archeologico “in strato”.
Le stele-statue presentano a volte decori incisi. Sulla pietra di Giurdignano non si osservavano segni evidenti di antichi decori, che non si può escludere, oggi erosi, forse un tempo riportava.
Foto di Laura Leone, tratta dal sito web www.artepreistorica.it.

 

Una ricostruzione fedele in pietra, in scala 1:1. Ne abbiamo tutto: foto per le sue dimensioni in ottima approssimazione, foto per la sua originaria ubicazione; né manca la pietra locale della medesima  tipologia; la tecnologia avanzata oggi permette di realizzarla con modica spesa o anche un bravo scalpellino locale la potrebbe realizzare e donare al Comune di Giurdignano e alla Soprintendenza purché lì subito riubicata, e sarebbe atto graditissimo da parte di tantissimi. Ubicazione in loco smontando il muretto a secco, incastonandola lì dove era l’originale e rimontandolo.

Se si ritrovasse l’originale ok, ma facciamo il caso l’originale sia andato per sempre disperso o peggio distrutto, dobbiamo lasciare lì quella lacuna che si accumula ad altre lacune di tanti altri caratteristici manufatti o pietre naturali particolari che avevano assunto certa fama e che sono andati sparendo gradualmente impoverendo il territorio?

Laddove ne abbiamo qualche testimonianza che permette ricostruzioni grossomodo fedeli questi beni culturali vanno ripristinati, esattamente come si recuperano beni ambientali ricercando le specie e varietà (domestiche, selvatiche, autoctone ed esotiche) scomparse da un territorio per varie vicissitudini nei secoli o negli ultimi decenni o a causa di malsane politiche per la loro reintroduzione.

E tutto ciò nel buon principio del “come era e dove era” combattendo la malsana ideologia del “no al falso-storico” che da alcuni decenni sta frenando e facendo sperperare tante risorse pubbliche in Italia non indirizzandole al buon atteso ripristino integrale dei beni culturali danneggianti, che restano pertanto ruderi anche dopo l’intervento di detto “restauro”, ma solo al più consolidati in questi “restauri non-restauri”. Un andazzo impastoiante che a lungo andare è destinato a vedere il trionfo totale della naturale opera di degrado nel tempo. Un restauro che viene meno alla sua missione di fondo, alla sua essenza: quella di ridare nel paesaggio matericità a ciò che l’ha perduta del tutto o in parte sulla base dell’ottimizzazione di tutte le informazioni ritrovabili in ogni fonte, dall’analisi dei luoghi e deducibili o anche solo ipotizzabili con buona approssimazione tramite confronti con altre opere assimilabili, il tutto possibilmente senza cancellare le stratificazioni e aggiunte anch’esse comunque vetuste.

Ciò vale per intere strutture dolmeniche e menhir scomparsi, per cippi con croci incise (vedi il caso del suggestivo Menhir Sombrino in feudo di Supersano e la sua recente scomparsa), per edicole votive (vedi il caso di questa edicola votiva sparita recentemente in feudo di Muro Leccese), “pile” (vasche monolitiche) trafugate o spezzate, muretti a secco, pinnacoli (vedi il caso di questo piramidone nei “Paduli” tra Nociglia e Supersano), fregi (vedi il caso del fregio di Masseria Palanzano tra Maglie e Otranto), stemmi, selciati, ecc. ecc.

Importante aprire in grande questa stagione delle ricostruzioni quanto più fedeli possibili dove il bene è del tutto scomparso, (vedi il caso del grande Dolmen Sferracavalli a Giurdignano o della struttura dolmenica di Santa Barbara a Giurdignano sempre, andata recentemente perduta ahinoi) o della struttura dolmenica svanita recentemente a Minervino di Lecce in contrada “Fontanelle”), o dei restauri di ricostruzione dove solo danneggiato, (vedi ad esempio il caso del Dolmen Chianca a Maglie in contrada Poligarita o sempre a Maglie il caso della laura basiliana di contrada “Cciancule”).

Di seguito riporto dall’importante e ricco sito web del grande architetto salentino Pino De Nuzzo un mio articolo lì pubblicato in merito nel 2006 sulla scomparsa del noto masso antropomorfo di Giurdignano. Stimolato in questo dalla meravigliosa location scelta per il bell’evento-convegno, con intermezzi artistici, sul megalitismo e altri beni culturali del territorio di Giurdignano organizzato dal Club per l’UNESCO di Giurdignano, che si è tenuto la sera del 20 agosto 2020 proprio nel crocicchio antistante il Menhir Vicinanze II.


Comune di Giurdignano

La scomparsa di un importante ed oggi poco noto monumento salentino ma assai amato dagli studiosi locali:

La STATUA-STELE ANTROPOMORFA ENEOLITICA di VICINANZE

(Articolo di Oreste Caroppo, anno 2006)

Accanto ad un menhir di Giurdignano, il denominato Vicinanze II, dal toponimo della contrada, si scorgeva fino a pochi anni fa, incastonata in un muretto a secco, (bordata sui lati dalle rocce informi di questo), una stranissima pietra in calcare locale, alta 60 cm, dalle forme vistosamente umane sebbene stilizzate. Solo pareidolia?

Ricordo che quella pietra colpì la mia curiosità e attenzione già da bambino, durante una gita scolastica. Seppi allora che qualcuno la definiva, scherzosamente, la ‘statuina dell’orante’, cioè di un omino in preghiera sotto la ieratica sagoma dell’alto Menhir squadrato. Dopo anni di superficiali osservazioni, finalmente nel 1992 l’importanza della pietra, solo intuita da alcuni studiosi locali, fu riconosciuta da un’archeologa, la dottoressa Laura Leone. Non era quella di Vicinanze una roccia informe casualmente antropomorfa, ma una vera e propria statua di fattura umana, secondo la sua analisi; per la precisione, una stele-statua dell’Età del rame, risalente al III millennio a.C. o al più agli inizi del II. Una scoperta di enorme interesse, che stabiliva un legame più stretto tra l’antico Salento e le altre realtà megalitiche italiane (Sardegna, Valle d’Aosta, Liguria ecc.) ed europee (Francia, Penisola Iberica, Svizzera, Ucraina, Caucaso ecc.) dove anche comparve nell’Età del rame, (anche detto calcolitico o eneolitico tale periodo), il fenomeno delle stele-statue antropomorfe, anche chiamate in gergo tecnico statue-menhir: cippi configurati, in maniera stilizzata, in forme umane. Quella scoperta, per la sua intima correlazione con un menhir e per il suo ritrovamento in un contesto ad altissima concentrazione di dolmen e altri megaliti, permetteva anche una migliore comprensione di tutto il fenomeno megalitico in Terra d’ Otranto.

 

Nota: altre stele-statue antropomorfe eneolitiche in Puglia.

La Puglia ha restituito numerose stele-statue antropomorfe di età protostorica.

  • Nella Capitanata (provincia di Foggia): le statue-stele antropomorfe eneolitiche di Sterparo Nuovo nei pressi di Castelluccio dei Sauri e Bovino, risalenti alla seconda metà del III millennio a.C., alcune delle quali erano decorate, e la statua-stele antropomorfa e decorata di Mattinata datata all’Età del bronzo. Vedi il suo articolo in www.artepreistorica.it.

 

 

Anthropomorphic stelae of Strada Abbazia (Bisceglie). H cm.40. (Palmiotti), link: http://www.artepreistorica.com/2009/12/megalitismo-dolmenico-del-sud-est-italia-nell%c2%b4eta%c2%b4-del-bronzo/.  

Spesso le antiche stele pugliesi sono state impiegate, dai contadini di epoche successive, come materiale lapideo per la realizzazione di costruzioni rurali e muretti a secco in loco, come è accaduto anche per la stele-statua di Giurdignano.

 

Per ulteriori confronti:

-) un reperto stele antropomorfa in pietra interessante è emerso purtroppo senza dati in merito al suo ritrovamento, ma con molta probabilità il Salento, dagli archivi del Museo di Maglie di paleontologia e paletnologia (un’analisi litologica della pietra potrebbe già dirci tanto sulla provenienza del blocco anche se non sulla sua epoca di manifattura), la sua altezza grossomodo dell’ordine dei 50 cm; troviamo una sua foto su Pinterest al link: https://pin.it/wvP3vgZ

Stele antropomorfa – Museo di Maglie – immagine dal sito Pinterst al link: https://www.pinterest.it/pin/573927546234863363/.

 

-) l’idoletto di Arnesano

 

-) da approfondire il discorso delle stele antropomorfe di Miggiano, vedi in merito l’articolo intitolato “Un arcaico culto dei morti nella protostoria salentina?“.

Tra le sculture litiche rinvenute in località Rutti-Sala (Miggiano). Dal link.

 

Nota: l’archeologa Laura Leone è specializzata proprio nello studio delle stele-statue antropomorfe; i suoi studi sulla stele-statua di Vicinanze II, sono stati presentati nell’articolo “MEGALITISMO DOLMENICO DEL SUD-EST ITALIA NELL´ETÀ DEL BRONZO”, pubblicato in  Communication in Bronze Age Europe. The Museum of National Antiquities Studies 9, Stockolm 1999; Atti del Simposio Communication in Bronze Age Europe a Marcus Wallenberg Symposium, svoltosi il 7-10 Settembre del 1995 a Tanum, Bohuslän ( Svezia ) e su internet nel sito web al link  www.artepreistorica.it, e nell’articolo “STELE ANTROPOMORFE DI PUGLIA” anch’esso esposto nel medesimo sito internet www.artepreistorica.it.

 

Menhir Vicinanze II (Giurdignano). Menhir a pilastro squadrato ubicato in corrispondenza di un incrocio di strade su un alto basamento roccioso naturale. Si osservi il muretto a secco a sinistra del Menhir; si nota evidente una pietra bianca posta in verticale che rompe la continuità del muro. Si tratta della stele-statua antropomorfa di Vicinanze. Al di là dell‘origine del masso, esso indubbiamente è stato utilizzato o riutilizzato con la funzione di rinforzo verticale nella realizzazione del muretto a secco che qui in foto si apprezza.
Il Menhir a pilastro squadrato è osservato qui dalla stradina al margine della quale è ubicato. 
Foto risalente agli anni ’90, tratta da www.lapugliaperimmagini.it.

 

Recatomi sul posto in data 1/05/2006, per meglio documentale il reperto in relazione ad un mio studio di approfondimento sulle stele-statue,  ho amaramente osservato che il muretto a secco che inglobava la stele è stato recentemente rifatto e la statua è purtroppo scomparsa!

Informata della vicenda, l’archeologa Laura Leone, rammaricata per l’accaduto, mi ha fatto sapere che la scoperta fu da lei segnalata alla dottoressa Gorgoglione della Soprintendenza alle Antichità di Taranto, tra il 1993 e il 1994, ma non pare quest’ultima sia intervenuta per asportarla e conservarla presso qualche museo o istituto di ricerca, dato che nel 2000, l’archeologa mi ha riferito che la stele era ancora in situ.

Ho contattato l’organizzazione culturale di Giurdignano Sant’Arcangelo de Casulis legata  alla proloco del paese. La direttrice, la professoressa Ada Accoto si è interessata alla vicenda e ha condotto insieme a me delle ricerche in loco, volte a stabilire se la stele sia stata impiegata, in pezzi o intera, nell’attuale muretto a secco, destino toccato al materiale litico del vecchio muretto. Purtroppo le ricerche son state sin ora infruttuose.

Dalla direttrice dell’associazione culturale ho scoperto, con meraviglia, che nessuno nel paese di Giurdignano sapeva nulla dell’esistenza e importanza della bianca statuina, né alcuno studioso, né tanto meno gli amministratori del paese; pertanto quando pochi anni fa il Comune di Giurdignano, si è avvalso di un contributo europeo per l’ “abbellimento” di alcuni dolmen e menhir, e ha programmato in tale occasione il rifacimento del muretto a secco posto accanto al Menhir Vicinanze II, non ha provveduto alla salvaguardia e al rispetto dell’ “anonima” pietra antropomorfa. In questo intervento si è anche realizzata una piastrellatura dell’area ai piedi del basamento roccioso della pietrafitta, con l’impiego di piastrelle informi cementate tra loro. Del cemento è stato anche apposto sul vicino muretto a secco di recente fattura. (Fermo restando che è sempre cosa giusta e da promuovere nel restauro di questi contesti l’uso dell’architettura a secco, il recupero-restauro e ricostruzione anche ex-novo dei muretti a secco, l’uso della pietra a secco e delle staccionate di legno, il ricorso anche a macigni megalitici, l’impiego del legno, perplessità avanzavo sull’uso del cemento, comunque con malte simil terra almeno, e sull’ubicazione dei faretti che temevo potessero danneggiare i basamenti rocciosi, fermo restando comunque l’effetto scenico assai gradevole dell’illuminazione notturna di questi monumenti dal basso con luci a tonalità calde simil fuoco e non invece con fari sparanti la loro luce direttamente negli occhi dello spettatore abbagliandolo).

Prima dell’intervento nel sito del Menhir Vicinanze II, pare sia stato fatto da alcuni archeologi dell’Università di Lecce un intervento di “archeologia preventiva”. Purtroppo neppure loro erano stati messi al corrente dalla Soprintendenza di Taranto della presenza della statua-stele, né ahinoi hanno avuto l’acutezza d’osservazione della loro collega, l’archeologa Laura Leone, anch’essa laureatesi presso la medesima università!

 

Foto attuale del sito del Menhir Vicinanze II (maggio 2006). Il cerchio rosso indica l’ubicazione della stele-statua scomparsa. Si possono ben notare le modifiche apportate nell’area dall’intervento di “abbellimento”, che sebbene migliore di altri interventi osservabili in corrispondenza di alcuni menhir salentini, ci ha purtroppo privati di quella singolare pietra. Foto di Oreste Caroppo.

 

Alcune possibili ipotesi sulla scomparsa della “pietra dalle forme umane”:

  • L’ipotesi più probabile è che la statuetta sia stata riutilizzata a pezzi o intera, nella muratura dell’ attuale muretto, o delle sua fondamenta. In tal senso stiamo cercando di essere messi in contatto dal Sindaco di Giurdignano con la ditta esecutrice dei lavori di rifacimento del muretto e in particolare con i mastri (mesci) “paritari” autori dell’intervento, nella speranza che possano fornirci ulteriori informazioni in merito all’eventuale impiego della statuina, al fine di provvedere al suo recupero o al recupero dei frammenti in cui è stata frantumata.
  • L’altra ipotesi è che la statua-stele sia stata asportata da qualcuno per farne una pietra ornamentale, secondo un gusto molto diffuso nelle ville e giardini pubblici e privati del  Salento, dove fiorisce la moda dei “giardini rocciosi” e “megalitici”. Quella pietra per la sua particolare morfologia antropomorfa esercitava un forte fascino estetico, che forse ha indotto qualcuno ad asportarla per le finalità decorative suddette. In tal caso spero che la crescente informazione sulla vicenda possa portare chi ha prelevato tale pietra, certamente ignaro del suo profondo valore, e che in tal caso, in qualche modo, avrebbe comunque involontariamente contribuito a preservare, a darne informazione.
  • L’ipotesi che sia stata trafugata come oggetto di valore archeologico è poco probabile, dato che solo pochissimi sapevano della stele-statua e della sua importanza.

Ho segnalato via mail la vicenda alla Soprintendenza alle Antichità di Taranto (2/05/2006).

Un mio articolo, intitolato “ANCHE ALLA STATUA PREISTORICA DI GIURDIGNANO,  DOBBIAMO DIRE ‘ADDIO!’ ?”, è stato pubblicato sul settimanale locale “Il Gallo” (16/30 giugno 2006).

La vicenda sarà presto fatta presente anche alla direzione del Museo di Paletnologia di Maglie.

Invito tutti gli organi competenti in materia e il Sindaco di Giurdignano, al massimo impegno affinché sia interpellata al più presto la ditta esecutrice dei lavori di rifacimento del muretto di Vicinanze, per la doverosa ricerca e il recupero della stele o dei frammenti in cui è stata rotta, e auspico il suo futuro restauro e protezione presso una adeguata struttura museale, quale potrebbe essere, quella della vicina Città di Maglie, il Museo Civico di Paletnologia e Paleontologia Decio de Lorentiis o la sua collocazione in loco o in loco una sua copia fedele anche solo per il valore paesaggistico di quella pietra per la sua riconosciuta carica suggestiva in quel contesto!

 

Una bellissima serata culturale alle origini della preistoria umana e a caccia di megaliti, in una notte stellata di…

Gepostet von Giovanni Greco Genau am Freitag, 21. August 2020

Il contesto del Menhir Vicinanze II si connota ancora oltre che per eventuali segni (come possono essere bacinelle e coppelle) sul banco roccioso (“u munte” genericamente chiamato in vernacolo locale) in cui si conficca il Menhir, anche per una molto interessante grotta artificiale alle sue spalle con lungo dromos di accesso discendente ubicata nel campo olivetato e con fichi adiacente, (sopra una foto della struttura ipogea). Nella sua cella ipogea si scorgono interessanti sagomature del portale di ingresso, un sedile attorno ale pareti del vano e delle mangiatoie per un suo uso o riuso come stalla per animali.

 

      Oreste Caroppo

 

 

 

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