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La prostituzione sacra di Ninive nel mosaico medioevale di Otranto?

La prostituzione sacra di Ninive nel mosaico medioevale di Otranto?

Dagli studi sul mosaico di Otranto di

Oreste Caroppo

 

Nel ricchissimo mosaico pavimentale del XII sec. d.C. della Cattedrale di Otranto compare anche una donna nuda stesa, con lunghi capelli attorcigliati al braccio, seni in vista, grandi natiche e vita sottile, giovane presumibilmente e bella, la sua mano tra le gambe copre la sua vulva, (che con questo espediente si evita di raffigurare); poiché rispetto alle torri da cui i suonatori di trombe stanno lanciando l’allarme alla città sotto cui sta la donna vi è davanti ad essa una porta è quello il segno che la donna è all’interno della città, due giovani uomini nudi sembrano saltare via al suono delle trombe, è simbolicamente la rappresentazione della lussuria. Una donna dai capelli arruffati che stava facendo sesso con due uomini?!

 

Suonatori di trombe annunciano a Ninive il rischio che corre la città rivelato dal profeta Giona, mosaico pavimentale del XII sec. d.C. zona catino absidale Cattedrale di Otranto. L’albero raffigurato nei pressi delle mura si pensa sia una Palma da dattero stilizzata per dare un tocco estetico di esoticità orientale alla scena.
Infatti l’allarme consiste nell’avvisare che c’è bisogno che tutta la città faccia penitenza, il profeta Giona ha avvisato il Re di Ninive o altrimenti il sommo Dio la distruggerà!
Lo shofar (שופר) è un corno vuoto di ariete (montone domestico o selvatico muflone) o di capra/caprone, (anche di stambecco o antilope, purché non di mucca nella tradizione ebraica) utilizzato come strumento musicale durante alcune funzioni religiose ebraiche; il suo suono ci può dare però una buona idea di cosa udirono d’un tratto i niniviti quando furono destati dalle loro vite (secondo il disegno di Pantaleone), per essere messi al corrente del decreto a favore della penitenza generale cittadina emesso dal loro re a seguito della di Giona profeta biblico del Vecchio Testamento). In quel tempo vetero-testamentale antico ben più della chiarina, (la lunga tromba di invenzione successiva ad imitazione dei corni), sicuramente si utilizzavano i corni animali come lo shofar.
Tanto il caos che pervade la città in allarme che il mosaicista rappresenta anche su una porta della grande città un altro suonatore di tromba e una persona che sta precipitando da essa e di colore già cadaverico (forse simbolo del fatto che morirà nell’impatto); questa una ipotesi interpretativa. E’ la scena raffigurata sopra la corona del Re di Ninive (vedi immagine sotto).
Abside della Cattedrale di Otranto, mosaico medioevale pavimentale, XII sec. d.C.
La grande figura con rotolo aperto è il Profeta Giona.
Per approfondire sul ciclo di Giona a Otranto rimando a questo mio ulteriore articolo.
Nella scena della città una pianta stilizzata è probabilmente la rappresentazione di una Palma da dattero per dare un tocco di esoticità alla scena trattandosi di una specie particolarmente caratteristica del medio-oriente.
Immagine tratta da questa pagina web sul Medio-oriente.
La donna è la bella “pulandra”, possiamo dire in lingua grika, il dialetto grecanico salentino, colei che ha più uomini sessualmente parlando (dal greco polý-andros, molti maschi)!
Leggo che l’origine del nome Ninive non è conosciuta, probabilmente il nome significa “sede di Ishtar“: personificazione divina del pianeta Venere; il culto principale pare fosse proprio la prostituzione sacra.
«La prostituzione sacra (o prostituzione del tempio o prostituzione religiosa) era un rituale sessuale che consiste principalmente in un rapporto sessuale o in un’altra attività di tipo erotico svolta nel contesto del culto religioso predominante, in prevalenza all’interno degli stessi luoghi di culto, forse come forma di rito di fertilità e del “matrimonio divino” o ierogamia. La motivazione principale che diede origine e impulso alla pratica di una forma sacrale di prostituzione era il tentativo di immagazzinare l’energia vitale: nel tempio, il sacerdote (a volte il fedele stesso) si univa carnalmente alla sacerdotessa, celebrando con la loro unione un rito inneggiante alla Dea dell’amore (IshtarAfrodite e altre ancora similari divinità dell’amore) in modo tale da propiziare la fertilità delle donne appartenenti alla comunità e, indirettamente insieme ad essa, anche la prosperità economica generale della società stessa.
La prostituzione sacra. Dipinto.
Alcuni preferiscono il termine “sessualità sacra” (in riferimento ad una qualche forma di magia sessuale) per indicare la prostituzione sacra, nei casi in cui non fosse coinvolta una qualche forma di pagamento per i servizi offerti; ma spesso i riti di accoppiamento sacro venivano celebrati dietro versamento di una piccola somma di denaro: tutto quanto veniva offerto era accumulato con il tesoro del tempio, di cui entrava a far ufficialmente parte. Era praticata nel mondo antico anche in Fenicia, in Grecia (ad esempio a Corinto), in Sicilia (ad Erice), in Magna Grecia (a Locri), ecc.
La prostituzione sacra è menzionata anche nella Bibbia (Nel libro del Deuteronomio, il quinto testo sacro della Torah ebraica e della Bibbia Cattolica, in 23, 18-19), dove viene stabilito il divieto per gli uomini e le donne (tra i figli di Israele) di prendere parte a tale pratica.» (Fonte).
Nella leggenda biblica di Giona non si specifica se anche per la prostituzione sacra Dio vuole punire Ninive, ma la rappresentazione che ne dà Pantaleone o altri autori del mosaico idruntino è orientata a stigmatizzarne la lussuria sessuale a giudicare da tale rappresentazione.

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