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MURO Leccese è etimologicamente la città dei muri/rocce, dei mori o dei topi?

MURO Leccese è etimologicamente la città dei muri/rocce, dei mori o dei topi?

Muro Leccese e i simpatici topolini e ratti!

Topo comune (Mus musculus).

 

Una curiosità etimologica toponomastica ma anche un’ ipotesi: il nome di questa città salentina è un tentativo di traduzione latina dell’originario nome messapico, richiamante il nome del topo in greco e poi in latino?

Il nome dell’antica città già messapica di Muro Leccese rappresenta un mistero nella storia salentina.
Il nome attuale di Muro è considerato da taluni un nome di origine post-messapica dato al luogo in riferimento alla presenza di resti evidenti delle antiche mura messapiche.
Non a caso nello scegliere uno stemma civico per Muro, si optò per la rappresentazione di un muro realizzato in blocchi squadrati parallelepipedi un po’ come quelli che caratterizzano le mura messapiche ciclopiche del paese. Nello stemma però appare anche, al di sopra del muro, una testa di moro. Al di là dei significati storici connessi alle antiche battaglie che nel territorio salentino, terra di frontiera e crocevia, si sono svolte nei secoli recenti contro gli assalti di pirati saraceni e poi di truppe turche, la testa di “moro” e il “muro”, sembrano due tentativi di ipotizzare l’origine non ben chiara del nome toponomastico “Muro”, data la sua assonanza con il termine “moro” come ovviamente con “muro”.

Ma il mistero dell’antico nome della città di Muro potrebbe esser disvelato, se si appurerà al di là di ogni ragionevole dubbio l’autenticità del prezioso reperto noto come “Mappa di Soleto”, una rappresentazione cartografica in miniatura del basso Salento con i nomi delle più importanti città della Messapia in quella zona prossimi a dei punti incisi ad indicare la loro ubicazione; mappa incisa su un ostracon, un frammento di vaso a vernice nera, databile archeologicamente ma anche da studi paleografici intorno al V sec. a. C.; un importantissimo reperto di recentissima scoperta.

 

La famosa Mappa di Soleto datata al V sec. a. C.

In questa mappa, nel luogo dove sorge la città già messapica di Muro, con buona approssimazione, è posto un puntino correlato spazialmente alla legenda toponomastica: MIOS.
Questo è il nome messapico con altissima probabilità, dunque, dell’antica città messapica di Muro, soprattutto data l’ubicazione circostante nella mappa dei punti di altre città messapiche importanti, come Otranto, Vaste e non solo, ben indicate sulla mappa con i loro antichi nomi in epoca greco-messapica, ben noti da fonti letterarie e numismatiche antiche.
Ora, non sappiamo quale poteva essere il vero significato e la vera origine etimologica messapica, o forse addirittura più antica ausonica, di Mios, ma questo termine in lingua greca avrebbe probabilmente richiamato il nome greco del topo: mys, mios, mion, μῦς (miùs)/μυός (miuòs). 

Topi ovviamente diffusi allora come oggi in territorio salentino, nelle aree urbane come in quelle di campagna e particolarmente frequentanti i granai.

Oggi “muridi” dal latino è il nome della famiglia nella tassonomia di Ratti e Topi.

 

Il Ratto (Rattus rattus).

 

Il Ratto (Rattus rattus) era una specie già presente nel Salento in età messapica ellenistica, ne abbiamo la conferma dagli scavi archeologici condotti nel centro messapico di Vaste (che è a pochissimi chilometri da Muro), nel sito santuario dei Bothroi, nella attuale piazza del paese, (vedi questo articolo scientifico in merito “La fauna dei Bothroi di Vaste e sue implicazioni cultuali” – interessante anche la documentazione di resti di Capriolo dallo scavo del sito messapico e datati sempre in età ellenistica).

Sin dall’epoca pre-messapica, (grosso modo collochiamo l’epoca Messapica nell’Età del Ferro), dall’Età del Bronzo, il territorio salentino è intriso di cultura cretese-minoica, acheo-micenea e greco-ellenica.

 

Topo che mangia una noce. Mosaico romano (200 a.C.). Musei Vaticani.

 

Al sopraggiungere delle genti romane che conquistarono definitivamente nel 266 a. C. il territorio salentino-messapico annettendolo ai territori controllati da Roma, il nome MIOS, dai romani grandi studiosi del greco, sarà stato interpretato come toponimo greco legato nel significato al “topo”, sempre che tale interpretazione non fosse già diffusa presso le genti messapiche di grande e antica cultura greca. Pertanto dovendo tradurre in latino il termine Mios, i Romani avrebbero fatto ricorso al termine corrispondente in lingua latina indicante il topo che è proprio: mus (nel caso genitivo singolare muris, nel caso nominativo plurale mures, i topi) da cui dunque potrebbe esser disceso proprio l’attuale nome toponomastico Muro, (facilmente confondibile con il termine architettonico “muro”).
Se così fosse e se dunque fosse attendibile questa ipotesi, e dunque non frutto di semplici coincidenze, essa potrebbe addirittura fornire un ulteriore indizio a favore della autenticità della stessa Mappa di Soleto!

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Mi hanno chiesto: “ma la mappa di Soleto non è ritenuta un falso!?”
Risposta:
Se così fosse non credo sarebbe così tanto scrupolosamente protetta nel museo di Taranto.
È vero al contempo che ancora vi sono dei dubbi sulla autenticità della mappa di Soleto. La sua originalità è tale, che tali discussioni sono più che lecite, ovvie e anzi direi necessarie! Ma è pur sempre emersa in uno scavo archeologico, non sarebbe un reperto fuori strato.
E anche proprio in seno a queste valutazioni questa ipotesi avanzata qui dovrebbe avere il suo peso in merito alla valutazione della autenticità del reperto.
Cioè, quante possibilità ci sono che l’ipotizzato autore recente di quel falso abbia casualmente attribuito a Muro Leccese dai più, possiamo anche dire da tutti sinora, ritenuto etimologicamente nome legato alle mura, un nome inventato quale MIOS che con l’ipotesi di topo ora qui proposta si porrebbe invece in perfetta continuità storica con il toponimo attuale di MURO?!
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Pensiamo che il termine “muscolo” deriva dal latino musculus che a sua volta deriva dal nome latino dal topo mus, per la similitudine nella forma dei muscoli al topo. In greco vi è la stessa similitudine tanto che topo e muscolo sono sinonimi nel termine μυός, da cui nel gergo scientifico deriva il termine “mio-” con il quale si compongono vari termini e che indica muscolo, (ad esempio miocardio indica il muscolo cardiaco, del cuore).
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Topolino in bronzo del I secolo d.C. Museo di Napoli.
Ciò ci ricorda anche quei templi in India dove i topi/ratti vengono nutriti e riveriti:
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Si deve invitare ad un migliore rapporto con i ratti nel territorio, dato anche che la specie Rattus rattus è stata documentata dagli studi degli strati archeologici messapici in Salento spiegando come con tutti gli animali bisogna convivere senza ecocidi, anche quando si tratta di specie esotiche naturalizzatesi di recente, ma favorendo forme di equilibrio preda-predatore, da qui l’importanza dei gatti liberi nel territorio non sterilizzati!
Gatto domestico e topo/ratto, mosaico pavimentale medioevale nel presbiterio della Cattedrale di Otranto.
Bisogna impegnarsi in un azzeramento dell’uso dei veleni contro questi roditori, anche forse dal valore identitario.
Veleni che poi avvelenano anche gli strigiformi (gufi, barbagianni, civette, ecc.) che si nutrono di topi e ratti.
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Un’identificazione territoriale con caratteristici animali o altri esseri viventi non sarebbe una anomalia nello scenario messapico, lo vediamo ad esempio nel caso di Lecce, antica Lupiae, (Luppìu in griko) che come Lupiae è identificata con i lupi, la città dei lupi in latino (lupus è il lupo al singolare in latino, lupi il nominativo plurale sempre in latino); diventa poi Lecce in epoca successiva e si identifica con la locale pianta di Leccio (Quercus ilex), ma nel passaggio potrebbe aver risentito del termine greco-griko liko che vuol dire sempre lupo come mi ha fatto notare lo studioso magliese Vincenzo Scarpello. La città di Lecce ha oggi nel suo stemma l’albero di leccio e il lupo. E’ il lupo (Canis lupus) dal Pleistocene animale tipico della fauna salentina, oggi è ritornato dopo alcuni decenni di assenza.
Abbiamo poi il nome di Brindisi che è collegato a quello messapico di brention traducibile in “testa di cervo”, e Brindisi ha nel suo stemma una protome di cervo maschio con palchi. Cervo fino a pochi decenni fa e sin dal Pleistocene animale tipico della fauna salentina. Urge un suo ritorno!
Dobbiamo osservare come oggi la città di Muro avrebbe un suo animale dalle suggestioni totemiche, è il maiale, tanto che i cittadini di Muro, i muresi, hanno come ingiuria (soprannome) quella di “porci”, e una sagra del maiale in autunno si tiene nel paese con la tradizione dell’albero della cuccagna e la macellazione dei maiali e consumazione della loro carne, soprattutto lessa e consumata con sale e pepe, ma anche arrosto; è chiamata la “Sagra de lu Porcu meu“.
Tondo del mese di dicembre, mosaico pavimentale medioevale nella Cattedrale di Otranto.
La festa del maiale di Muro Leccese si tiene la terza domenica di ottobre e rientra pertanto più in generale nelle diffuse feste dedicate in autunno nel Salento alla consumazione della carne di maiale in preparazione del freddo inverno, usanza che trova un parallelo con quanto mostrato per il mese di dicembre nei tondi dei mesi nel mosaico del XII secolo d.C. della Cattedrale di Otranto con la rappresentazione della macellazione del maiale e forse anche del cinghiale.
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Di fronte al nome Muro le tendenze nei secoli recenti da parte degli studiosi locali hanno visto una lettura etimologica del toponimo legandolo al concetto di muro, tanto più grazie alla presenza di imponenti resti di mura messapiche ancora in piedi in alcuni tratti nell’agro di Muro.
Tratto di mura messapiche a Muro Leccese.
Ma non era certo questo un aspetto esclusivo e caratteristico della sola Muro in Salento. Così il muro fatto di blocchi squadrati, come squadrati quelli in calcare delle mura messapiche, è stato inserito nello stemma civico nella creazione di uno “stemma parlante”.
Il toponimo “Muro” lo si è legato alla stessa etimologia della parola “murgia” caratteristica di aree collinari del nord della Terra d’Otranto ma anche ritrovabile in alcuni toponimi in aree collinari (serre) nel basso Salento, (ad esempio tra Maglie e Scorrano contrada “Murge” sulla serra, la dorsale collinare tra i due paesi); “murgia” come il termine “muro” li si ritiene derivare secondo questa ipotesi da murex, termine presente in latino che si riferirebbe a qualsiasi sporgenza rocciosa affiorante, roccia aguzza, e così da murex anche deriva il nome del murice il gasteropode marino mediterraneo famoso per l’estrazione del pigmento della porpora in antichità, un mollusco dal guscio ricco di escrescenze.
Sempre nel verso dello stemma parlante, come evidenzia lo studioso magliese Vincenzo d’Aurelio, il toponimo Muro è stato letto anche come moro, nel senso di africano nero e anche una testa di moro ricciuta di profilo è stata inserita nello stemma cittadino di Muro Leccese al di sopra della rappresentazione di un muro.
Stemma di Muro Leccese. Una versione.
Riporto da Vincenzo d’Aurelio un suo commento in merito: <<Gli stemmi di Muro e di Morigino, come quello di Maglie e tanti altri sono detti “parlanti” perché l’immagine raffigura la parola che, a sua volta, identifica il titolare. Sono tutti molto recenti. Quanto a Muro sarei più propenso ad una toponimia legata a una caratteristica tipica del luogo così come è per tanti altri posti. La caratteristica di Muro è la roccia … da cui le grandi mura fatte proprio con quel tipo di roccia>>.

Per il richiamo alla testa di moro anche può aver giocato questo dato: leggo di una distruzione di Muro avvenuta per mano dei Saraceni nel 924 d.C. Vedo che ci sono grossomodo tre teorie sugli stemmi di Muro e Morigino (che pure ha la testa di moro). Metto al primo posto quella del mero stemma parlante. Poi si alternano due teorie, una che vuole lo stemma di Muro di origine aragonese, un’altra invece che lo riconnette ad una ipotetica colonizzazione araba del Salento al tempo delle scorrerie dei Saraceni. Di queste ultime due teorie quella che mi suona più strana è l’idea di una volontà da parte delle comunità locali di celebrare e perpetrare in ambiente cristiano in un territorio dove vigeva la paura del “mammaliturchi” una reale oppure ipotetica fondazione moresca attraverso un conservato stemma civico di tal genere.

Dovendo scegliere tra le due teorie propenderei pertanto di più nel verso di quella linea interpretativa di tale simbolo come animato dall’impegno territoriale aragonese o anche precedente a difesa dei territori cristiani europei contro i saraceni-mori e poi turchi sempre non-cristiani. Quindi in tal senso il simbolo della “caput aethiopicum” in Occidente come testa ricciuta di africano mozzata, magari anche moro regnante con corona sul capo, quale simbolo cristiano di reconquista e di difesa dei territori contro le scorribande saracene. Saraceni ancora raffigurati nel teatro “Opera dei pupi” siciliani come nemici da combattere da parte dei paladini di Carlo Magno difensore della Cristianità:

 

Soldato saraceno nell’Opera dei Pupi in Sicilia.
In alcuni casi queste teste nella araldica occidentale si mostrano in maniera truculenta come sanguinanti dal collo tagliato, vedi nelle versioni originarie della bandiera della Sardegna. Sono in origine simboli di trofei e ostentazione non dissimile da quanto avveniva nei villaggi che consideriamo primitivi dei cacciatori di teste con le teste messe in bella vista come monito contro nemici, ladri ed aggressori affinché vi si tengano lontani e rivolgano altrove le loro mire.
Queste teste di moro hanno poi subito sovente ingentilimenti, e il sangue grondante dal collo è scomparso o è diventato un collare di panno rosso, come nel caso ritengo del simbolo della diocesi cristiana di Frisinga in Germania, con testa di moro poi inclusa nello stemma di Papa Benedetto XVI e le bende sugli occhi sono diventate bandane ad esempio nella bandiera della regione Sardegna.
Nel caso dello stemma di Muro propendo per un mero “stemma parlante” che sta subendo non solo un processo di ingentilimento ma addirittura un restyling negli ultimi anni nel verso di uno sbiancamento della pelle, conserva qualche connotato della umana razza negroide ma la pelle è diventata bianca contro invece la rappresentazione delle teste di moro ricciute che si trovano ancora in alcune chiese barocche salentine dove il colore della pelle di esse è quasi nero carbone:
Stemma di Muro Leccese. Una più recente versione.
Mai invece era stata ipotizzata un origine del toponimo salentino di Muro Leccese legata ai topi, come invece oggi facile mi è stato proporla dopo il confronto con la Mappa di Soleto.
Testi tratti da un mio post facebook del 24 giugno 2015 e dai miei commenti ad esso.
   Affettivamente legato alle città di Muro, città di provenienza del mio nonno paterno
   
       Oreste Caroppo

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