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“PASCA” l’epigrafe enigmatica del mosaico di Otranto: e se indicasse il giorno di inaugurazione dei lavori per realizzarlo nell’anno 1163?

IL MISTERO DI “PASCA” NEL MOSAICO DI OTRANTO!

 

Otranto, grifone e ariete in una ruota del mosaico pavimentale del XII sec. d.C. della Cattedrale.

“PASCA” l’epigrafe enigmatica del mosaico di Otranto: e se indicasse il giorno di inaugurazione dei lavori per realizzarlo nell’anno 1163?

Da uno studio di

Oreste Caroppo

 

ABSTRACT: propongo qui una connessione di “PASCA” con l’epigrafe immediatamente soprastante relativa all’inaugurazione della grande opera musiva come sua continuazione e di fatto in forme irregolari essa è stata continuata nella fila dei tondi immediatamente sottostanti (vedi la cornice del tondo a sinistra di Re Salomone) e nella cornice del sottostante tondo del serpente cornuto … se così possiamo sapere anche il giorno di quella inaugurazione con posa della prima tessera musiva: il giorno di Pasqua del 1163 che cadde quell’anno il 24 marzo!

E se “PASCA” volesse dire che è avvenuta nel giorno di “Pasqua” la posa della prima tessera della monumentale opera musiva? La sua inaugurazione?
Si è pensato ad acronimi misteriosi, messaggi esoterici coinvolgenti in allegorie gli esseri raffigurati in vicinanza, ecc.
e se invece “PASCA” volesse dire “Pasca” esattamente come in greco e in dialetto salentino, cioè Pasqua che in latino sarebbe “Pascha”, e ciò in continuità con la epigrafe soprastante in latino che dà proprio indicazioni sulla data di inaugurazione dei lavori per l’intero mosaico?
Del resto Pasca ieri in ambiente salentino intriso di cultura e lingua greca come ancora oggi data la sua presenza immutato nel vernacolo, e tanto più per un cristiano ed in un tale tempio cristiano ricorda proprio la Pasqua, perché allora immaginare, come sin oggi si è creduto, una forzatura tra significante e significato lì?
Propongo un possibile risoluzione al mistero del mosaico di Otranto rappresentato dall’epigrafe PASCA all’interno del cerchio del grifone che preda l’ariete.
Tale epigrafe è ubicata nella parte alta del presbiterio sulla destra.
Per decine di anni ci si è interrogati sul significato di quella parola in quel micro contesto, e tra tutte le ipotesi quella che di più si è affermata e che possa essere un acronimo della frase descrivente ciò che accade nel tondo, in latino “Pardus Alatus Sternit Cornutus Arietes” (il leopardo alato abbatte cornuto ariete), con la perifrasi “leopardo alato” ad indicare il grifone mitologico rappresentato. Questa lettura come acronimo è stata proposta da Luigi Maroccia nel 1927.
Non ero convinto da questa soluzione, la trovavo troppo farraginosa tenendo conto che, altrove nel mosaico, animali come il leone o il cervo sono semplicemente indicati con epigrafe intera che riporta il loro nome,
e non ero convinto poiché un tale acronimo sarebbe poi stato in dissonanza con la volontà di realizzare lì una “biblia pauperum” facilmente comprensibile ai fedeli anche di bassa cultura con le giuste indicazioni di una guida, e come traspare da tutto il mosaico quello era uno degli intenti, abbinato alla voglia di meravigliare, di stupire dichiarata nelle epigrafi di presentazione dell’opera sul mosaico.
Ho dunque cercato nei bestiari medievali delle immagini simili a quella del grifone che preda un ariete, ne ho trovata ad esempio una sul “Grifone animale portentoso” nella biblioteca nazionale di Francia, (Bibliothèque Nationale de France, lat. 3630, Folio 77r. “Il grifone, un potente cacciatore, ha catturato una pecora”. Con legenda “Grifone”), da un bestiario manoscritto proveniente dall’Inghilterra e datato al terzo quarto del XIII secolo d.C.
Bibliothèque Nationale de France, lat. 3630, Folio 77r, il grifone, un potente cacciatore, ha catturato una pecora. Miniatura di manoscritto con legenda: Grifone.
ma nulla lì ho trovato che mi permettesse di comprendere quel termine “PASCA” a Otranto associato ad una miniatura così fortemente simile.
Il grifone è una creatura leggendaria con il corpo, la coda e le zampe posteriori di un leone, la testa e le ali di un’aquila, e gli artigli dell’aquila come le sue zampe anteriori. Come combinazione dei due animali era considerato il re delle creature sia terrestri che del cielo.
I bestiari, testi compendio di bestie reali e fantastiche erano originari del mondo antico, e furono resi popolari nel Medioevo tramite volumi illustrati che descrivevano oltre ad esseri animati persino rocce. La storia naturale e l’illustrazione di ogni bestia erano solitamente accompagnate da una lezione morale. Ciò rifletteva la convinzione che il mondo stesso fosse la Parola di Dio e che ogni cosa vivente avesse il suo significato speciale.
in particolare questo pregevole esemplare misto di opus sectile ed opus tessellatum.
Troviamo dei grifoni nei tondi anche nel mosaico pavimentale della Cattedrale di San Cataldo a Taranto del 1160, quindi di qualche anno precedente a Otranto:
(dalla Cattedrale di Taranto vediamo dei motivi che affluiscono nel mosaico di Otranto, in primis l’ascesa al cielo di Alessandro trainato da una coppia di grifoni).
Un grifone anche nei mosaici pavimentali dell’Abbazia di Santa Maria a mare sull’isola di San Nicola nell’arcipelago delle Temiti (o isole Diomedee dette) i cui mosaici risalirebbero alla fine dell’ XI sec. d.C.:
Vi vediamo lì raffigurati oltre ai grifoni, uccelli, elefanti e pesci che non mancheremo di trovare a Otranto e anche motivi floreali stilisticamente gigliati (in Otranto un tale motivo è nei pressi della coppa-Graal e non solo).
Il committente del mosaico di Otranto l’arcivescovo Gionata è come se ci tenesse a non farsi mancare nulla di altre opere musive di importanza del tempo, presenti in Puglia e non solo nella sua Otranto presso cui era arcivescovo.
Troviamo poi una coppia di grifoni in tutte le rappresentazione della ascesa di Alessandro Magno al cielo, e quindi nei mosaici delle Cattedrali di Taranto, Otranto, Trani, in un capitello scolpito a Bitonto e in un rilievo scultoreo sulle pareti esterne della Chiesa di Santa Maria Maggiore di Corato, in provincia di Bari, comunemente conosciuta come Chiesa Matrice (i cui primi documenti risalgono al 1081).
In tutti questi casi precedenti e di possibile ispirazione nulla che spieghi quell’epigrafe PASCA che si trova associata al grifone in Otranto.
Mi piace ricordare come il motivo del grifone anche mentre preda degli animali o lotta con uomini o creature umanoidi è ricorrente nell’arte antica pugliese,
lo ritroviamo nei vasi apuli:
Particolare da una hydria monumentale, tipologia vaso apulo a figure rosse, Puglia, 350 – 330 a.C.
vedi questo esempio da cui è tratta l’immagine sopra,  hydria monumentale, Puglia, 350 – 330 a.C..
Il grifone vanta dunque in Puglia una continuità iconografica dai tempi antichi al medioevo.
Per tentare allora di capire il significato di quella scritta PASCA
sono allora passato a guardare da un punto di vista più elevato il mosaico, dal microcontesto ad un contesto musico leggermente più allargato e ho notato come in prossimità poco sopra del tondo del grifone vi è l’epigrafe di inaugurazione dei lavori del mosaico che corre trasversalmente per tutta la navata in un rigo, poi giunta sul lato destro sopra il tondo del grifone con l’ariete alcune lettere finali sono andate perdute a causa dei danneggiamenti nel tempo.
Cattedrale medioevale Otranto, presbiterio, pavimento con mosaico del XII sec. d.C.
L’epigrafe di celebrazione e inaugurazione dell’opera musiva intera viene poi ripresa e continua sul lato opposto a sinistra inserendosi all’interno della cornice del clipeo di Re Salomone e all’interno della cornice del tondo sottostante del serpente cornuto. In particolare collegandosi allo spaventoso serpente cornuto, (effigiato come uroburo non completo, in quanto, mentre nell’iconografia dell’uroburo, molto diffusa con bassorilievi nei cimiteri monumentali salentini ottocenteschi-novecenteschi, il serpente mostrato circolare morde la sua coda o la ingoia, qui esso sta divorando un atterrito lagomorfo, forse un coniglio o una lepre), la parte di epigrafe correlata a tale serpente-drago evidenzia la poetica dell’intera “opera” musiva “insigne”: quella di suscitare meraviglia, commuovere interiormente lo spettatore.
Si tratta di una prima epigrafe ubicata dove il presbiterio lascia spazio agli altari e quindi all’abside, un luogo dunque di grande centralità nel tempio cristiano, che evidenzia la grande megalomania del committente e finanziatore con donazioni, l’arcivescovo della locale diocesi di Otranto al tempo, di nome Gionata (di cui non conosciamo l’origine geografica ma sappiamo che era assai conosciuto presso la curia romana e la corte normanna da alcuni documenti storici; vedi “L’Enigma di Otranto“), che vi fa scrivere il suo nome più volte e anche in caratteri molto larghi proprio nella cornice del clipeo di Re Salomone ad identificarsi pertanto con quel saggio re del Vecchio Testamento, lasciando poi poco spazio per le lettere restanti che fu necessario addossare maggiormente le une alle altre.
Guardando quella iscrizione PASCA i caratteri mi mostravano uno stile più raffinato, una calligrafia ben curata rispetto a tante altre epigrafi legende di altre immagini sparse per il mosaico che mi sono allora chiesto se non fosse quella una prima ultimazione a fine rigo della prima lunga epigrafe soprastante.
Nella zona del tondo del grifone che preda l’ariete si notano alcuni pasticci come se vi siano state della modifiche in corso d’opera; si nota un disallineamento del tondo sottostante, quello con l’unicorno, esso è infatti ribassato rispetto alla sua fila di tondi come a lasciare più spazio sotto il tondo soprastante. E’ possibile che la grande epigrafe di inaugurazione continuasse lì da progetto, prima di decidere di spostarla sul lato opposto intorno al tondo di Re Salomone (riprendendone lì di nuovo la citazione di Gionata con intenti mal celati di autocelebrazione del committente identificandosi così anche con il saggio re del Vecchio Testamento). Infatti a sostegno di questa ipotesi possiamo notare anche una fascia di segni pseudo-alfabetici, come un rigo subito sotto il tondo del grifone, rigo scuro a caratteri chiari, così come scuro e a caratteri chiari è il rigo della grande epigrafe superiore che corre da un lato all’altro del presbiterio. Tale rigo e più in generale lo spazio tra il tondo del grifone e quello dell’unicorno doveva ospitare forse la iniziale continuazione dell’epigrafe soprastante, prima di decidere di spostarla nella cornice della ruota di Re Salomone, e ne è rimasto così quel frammento di rigo abortito i cui caratteri furono convertiti in decorativi pseudo-caratteri a finalità decorative. Ciò ancor di più sostiene l’ipotesi che la parola PASCA evidenziata in quel tondo (pure simbolico della Pasqua per l’ariete sacrificato) rientrasse nel più vasto contesto dell’epigrafe inaugurale che si svolgeva tanto sopra quanto da progetto sotto la parola PASCA.
Che vuol dire allora PASCA?
partiamo dal suo significato più probabile in un contesto cristiano qual è una cattedrale, vuol dire Pasqua la celebrazione più importante dell’anno liturgico.
Si correla con il tondo?
In parte sì perché in esso vi è il sacrificio dell’agnello che può essere simboleggiato dall’ariete, e il sacrificio dell’agnello è uno degli elementi rituali più caratteristici della celebrazione della Pasqua cristiana. Non solo accanto al grifone subito fuori dal suo tondo a destra e a sinistra sono rappresentati dei pesci che pure possono essere un simbolo cristico pasquale. Dunque per trovare un nesso con la Pasqua si scelse della rosa di possibilità iconografiche dai bestiari la miniatura del grifone che preda l’ariete.
Ma il valore semantico più importante dell’epigrafe PASCA sta nella correlazione con quanto contenuto nell’epigrafe superiore di cui appunto è continuazione, elemento.
Questo ipotizzavo.
Sono andato quindi a leggere la traduzione di quell’iscrizione in latino secondo quanto riportato nel testo “L’Enigma di Otranto”.
Dallo studio paleografico di quella iscrizione scopriamo che in essa si parla dell’inaugurazione dei lavori per il mosaico con la data, si indica l’anno 1163 durante la XI indizione, questi dati permettono di inquadrare l’arco temporale di tale inizio lavori tenendo conto dell’intersezione tra anno e indizione: tra gennaio e agosto del 1163!
Ma un arcivescovo quale Gionata per la grande opera che doveva consegnarlo all’eternità, possibile che non scegliesse un giorno speciale per l’inaugurazione ufficiale del mosaico, (anche se magari già iniziato parzialmente).
E quale il giorno più speciale per un cristiano e più buon augurale se non la Pasqua momento simbolo di rinascita-resurrezione alla vita eterna?
E la Pasqua cristiana cade comunque tra gennaio e agosto.
Quindi, l’ipotesi che qui avanzo, quella parola completava l’iscrizione dicendo che l’inaugurazione per l’avvio dei lavori, forse chissà con pubblica benedizione della prima tessera musiva ritualmente apposta, e grande cerimonia perché si sapesse a che grande opera l’arcivescovo da poco insediato a Otranto, pare insediatosi in quello stesso anno dalla cronotassi dei vescovi dell’arcidiocesi di Otranto, dava avvio, era avvenuta il giorno festoso di Pasqua dandone così la massima benedizione al mosaico.
In un’altra epigrafe altrove sul mosaico ci cita il 1165, forse dopo un fermo c’era stata una ripresa dei lavori, e in quell’epigrafe si parla della assegnazione dell’opera a Pantaleone, per cui difficile dire se subentrò allora, o lavorasse sull’opera da principio ma con questo escamotage il vescovo la aveva voluto mettere in secondo piano rispetto alla prima epigrafe di inaugurazione dei lavori dove citava se stesso due volte e il locale re normanno in trono omaggiandolo.
Una terza epigrafe senza data celebra all’ingresso principale della chiesa la fine dei lavori: “Per mezzo dei doni di Gionata, per mezzo della Destra di Pantaleone è quest’opera insigne, superando la spesa degnamente”.
E questa sul mistero di quel termine “PASCA” un’ipotesi che lancio.
E se fosse confermata, allora con serendipity cercando di svelare il mistero dell’epigrafe non solo lo si è svelato ma sì anche scoperto il giorno preciso in cui fu inaugurato il mosaico:
il 24 marzo del 1163
il giorno in cui sappiamo che cadde la Pasqua cristiana quell’anno
(secondo i calcoli esposti in questo sito http://www.ideanews.it/giornale/archivio/pasqua/date.htm).
OSSERVAZIONI SU ALCUNI ALTRI ASPETTI DEL MOSAICO DEL PRESBITERIO
Cattedrale medioevale Otranto, presbiterio, pavimento con mosaico del XII sec. d.C.
Si ritiene sia un orso l’animale nel tondo in basso a destra.
Un dromedario o cammello quello nel secondo tondo a partire dal basso sulla estremità sinistra.
Per approfondire su alcuni animali e piante ritratti si rimanda anche al mio articolo dal titolo “Il “Bestiario” del mosaico medioevale di Otranto: approfondimenti su alcune creature raffigurate (mostri, animali, piante, ecc.)“; vi vedremo come il frutto proibito che mangiano Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre raffigurato ad Otranto è un fico e non una mela.
Centralmente si nota la scena in due tondi del centauro che spara una freccia verso un cervo con un cane fuori dai cerchi tra i due.
Questo motivo del centauro con arco che preda un cervo, aiutato presumibilmente nell’impresa venatoria da un cane da caccia lo ritroviamo nell’arte romanica europea.
Ad esempio in Francia sul versante francese dei Monti Pirenei lungo una via pellegrinale verso il santuario di Santiago de Compostela
Cappella di Saint Christophe des Templiers a Montsaunès del 1180, parete ovest, dipinto il centauro, il cane, il cervo, la scacchiera. Immagine al link.

 

E’ in una cappella dei monaci cavalieri templari a Montsaunès costruita nel 1180, quindi successivamente al mosaico idruntino.
E anche a Otranto, ma nella navata centrale nel mosaico sempre, ritroviamo il motivo della scacchiera associato ad un centauro:
Centauro con scacchiera. Navata centrale della Cattedrale, mosaico del XII sec. d.C., Otranto.
Vi vediamo anche un cervo colpito da freccia lanciata con arco tirato da una amazzone che sta per scoccare verso di lui una seconda freccia, o si tratta di una rappresentazione di due momenti insieme quello precedente in sui l’amazzone sta per scoccare la freccia e quello successivo in cui il cervo è stato trafitto e sta perdendo le forze (stesso tipo di rappresentazione nel mosaico del presbiterio nella scena del centauro che caccia il cervo). Si capisce che è una amazzone per i lunghi capelli è un segno sul vestito all’altezza del seno destro interpretato come segno della sua amputazione secondo una antica leggenda che vorrebbe che la amazzoni erano solite tagliarsi il seno che le ostacolava nel tirare efficientemente con l’arco.
Centauro con scacchiera in testa e cervo colpito da freccia lanciata da amazzone. Navata centrale della Cattedrale, mosaico del XII sec. d.C., Otranto.
Vediamo ancora, anche in due tondi come a Otranto, il motivo del centauro che caccia con arco il cervo in un bassorilievo in una chiesa romanica nel sud della Francia:
Centauro caccia il cervo, bassorilievo del XII sec. d.C. Abbaye de Saint Gilles, nel sud della Francia. La facciata fu decorata tra il 1120 e il 1160.

Un altro esempio da una chiesa (sempre romanica come la chiesa idruntina) sul Lago di Como:

Bassorilievi sulla facciata della chiesa romanica di Santa Maria del Tiglio a Gravedona, sul lago di Como, centauro che caccia il cervo. XII sec. d.C.

 

Qui oltre al tema del centauro che uccide con arco e frecce un cervo vediamo dei nodi che ci richiamano dei simili nodi che troviamo sempre nel mosaico pavimentale del presbiterio di Otranto:

 

Decoro di nodi in forma di croce, presbiterio, mosaico pavimentale del XII secolo d.C. Cattedrale di Otranto.

La sua ubicazione è tra il tondo del cervo colpito dalla freccia scagliatagli con arco da un centauro e il tondo dell’unicorno. Per confronti consideriamo insieme il nodo di San Giovanni (a tal fine vedi questo testo della studiosa Architetto Sabrina Centonze) e su suggerimento di S. Centonze il motivo della cosiddetta “Rosa di Staffarda“.

 

Decoro di nodi in forma di croce, presbiterio, mosaico pavimentale del XII secolo d.C. Cattedrale di Otranto. Particolare.

 

Infine invitiamo ad un confronto anche con i mosaici paleocrisiani del VI sec d.C con inserti medioevali del duomo di Pesaro visionabili a questo link. Vi troviamo come a Otranto la sirena bicaudata, la scacchiera, il centauro che tira con l’arco verso cervi, il grifone che preda il cinghiale indicato da epigrafe “APER” che vuol dire cinghiale in latino (e anche i cinghiali non mancano nel mosaico di Otranto), il leone e il leopardo, ecc.

Troviamo una sorta di lessico simbolico comune nell’Europa del romanico medioevale.

   Oreste Caroppo

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