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ULIVI: IL MISTERO DEL VORTICE! La suggestione della spirale-elica in uno dei più sacri degli alberi del Mediterraneo

ULIVI: IL MISTERO DEL VORTICE!

La suggestione della spirale-elica in uno dei più sacri degli alberi del Mediterraneo 

 

Ulivo plurisecolare spiraleggiante – Serra di Montevergine in feudo di Palmariggi (Lecce) – nel pomeriggio del 4 giugno 2017. Foto di Oreste Caroppo

 

(Testi e foto tratti dal mio post facebook del 5 giugno 2017, e dai miei commenti ad esso al link: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10213376818084981&set=a.10206260488981201&type=3&theater)

 

Osservando gli annosi ulivi salentini dai contorti tronchi, è possibile riconoscere sovente in essi un andamento vorticoso, spiraleggiante, come di un’ elica che si sviluppa dall’ alto verso il basso, dalla terra al cielo.
La pratica detta della “slurpatura” effettuata dai contadini salentini e consistente nel ripulire gli ulivi dal legno morto marcescente al loro interno, come profilassi agronomica, ha creato poi strutture quasi artistiche suggestive semi-naturali quali quelle del plurisecolare albero in questa foto, che non mancano però di evidenziare ancora di più questo andamento spiraleggiante naturale di certi olivi.

 

L' incanto della spirale nella conchiglia di un gasteropode di terrabasso Salento, 13 ottobre 2008Foto di Oreste Caroppo

Gepostet von Oreste Caroppo am Donnerstag, 21. September 2017

 

La spirale/elica rappresenta un complesso di figure geometriche ben studiate dalla matematica e che è possibile riscontrare innumerevoli volte nel mondo naturale, dai moti di particelle subatomiche, alla struttura di alcune molecole anche organiche come il DNA, nei moti di corpi solidi, delle masse di fluido, acqua (vortici, mulinelli, ecc.) e aria (nei cicloni, anticicloni, tornadi, ecc.), nel macro-mondo biologico (dalle conchiglie dei molluschi, alla struttura della coclea nell’ orecchio umano, alle distribuzioni di alcune loro componenti all’ interno di certe piante, ecc.), fin nelle strutture delle galassie dette appunto a spirale; dal microcosmo al macrocosmo. Nella fisica meccanica e nell’ elettromagnetismo. Anche nell’ arte umana sin da tempi preistorici fino ai nostri giorni ritroviamo il motivo artistico magico e decorativo della spirale, tanto grande è la suggestione che queste figure geometriche esercitano sull’ animo umano.

 

MERAVIGLIE GEOMETRICHE-BIOGEOLOGICHEintorno a noiMi trovo a parlare con un amico scultore e artigiano "marmista"…

Gepostet von Oreste Caroppo am Donnerstag, 9. März 2017

L’aspetto di queste Ammoniti fossili ricorda vagamente quello di un corno arrotolato, come quello di un montone; il dio egizio Amon era comunemente raffigurato come un uomo con corna di montone, da cui ne è stato tratto il loro nome nella paleozoologia già in antichità; il celebre studioso romano Plinio il Vecchio (autore del trattato Naturalis Historia) definì i fossili di questi animali ammonis cornua, “corni di Ammone”. Spesso il nome delle specie di Ammoniti termina in ceras, vocabolo greco (κέρας) il cui significato è, appunto, “corno”.

 

Osservandola comparire tante volte nella Natura esterna e nel suo stesso pensiero astratto, in molteplici contesti anche molto differenti, l’ uomo ha spesso tentato filosoficamente di individuare nella spirale una sorta di possibile principio primo, come chiave di decodificazione della Natura, ma in realtà più approfonditi studi di matematica e fisica mostrano come la spirale sia essa stessa il prodotto di leggi, forze ancora più elementari, composizione di punti; e nella biologia, il prodotto di leggi evoluzionistiche volte all’efficienza-ottimizzazione, che, ancorate sulle proprietà matematiche della spirale, ne permettono di comprendere la comparsa;

Fillotassi

ad esempio si pensi alle osservazioni e scoperte della fillotassi dal greco “taxis” = ordine, la branca della botanica preposta allo studio dell’ ordine con cui le varie entità botaniche, come foglie (“phyllon” è il nome della foglia in greco), fiori, etc., vengono distribuite nello spazio, conferendo una struttura geometrica alle piante; di estremo interesse si è osservata essere nella morfogenesi, (il processo di costruzione delle piante e delle loro parti), la comparsa di schemi riconducibili alla spirale; la fillotassi con ordine secondo uno schema a spirale nel caso della distribuzione delle foglie su uno stelo si ritiene una conseguenza dell’ evoluzione volta ad ottimizzare l’assorbimento della luce (e la captazione di acqua piovana e umidità) da parte della pianta consentendo in tal modo alle foglie di non farsi ombra, o minimizzare l’ombra, l’una con le altre.

 

Aloe spirale (Aloe polyphylla), bellissima pianta ornamentale originaria delle montagne del sud Africa.

 

Fillotassi e numeri di Fibonacci: http://web.math.unifi.it/users/mathesis/sezione/natu/page08.html?fbclid=IwAR0SLSIKJ5joJQlEunQaMv5edwuFLpDeELf0yMx0LRY5XAsojwJpXERTDhU

 

Tornando agli Ulivi interroghiamoci su quale potrebbe essere, l’ origine ed eventualmente anche la funzione-utilità, di un tale andamento spiraleggiante nel tronco che si osserva palese in numerosissimi esemplari.

Ulivo plurisecolare spiraleggiante – Serra di Montevergine in feudo di Palmariggi (Lecce) – nel pomeriggio del 4 giugno 2017. Foto di Oreste Caroppo

Altra mia foto dello stesso Ulivo spiraleggiante in senso levogiro fotografato lo stesso pomeriggio. Foto realizzata in un sanissimo rigoglioso e carico di fiori oliveto plurisecolare di cultivar tipiche salentine di ulivo, nell’ area della Serra di Montevergine in feudo di Palmariggi (Lecce).

C’ è scritta la storia, anche climatica, della nostra terra, in quegli ulivi!!!

 

Osserviamo che l’ ulivo, come molti altri alberi, come i platani o i tassi, con l’ età tende a svuotarsi all’ interno del tronco, dove il vecchio legno viene aggredito e cariato da vari parassiti xilofagi. In più negli ulivi pugliesi erano i contadini a rimuovere le parti interne marcescenti in un’ operazione di pulitura detta “slurpatura”, in ogni caso queste forme spiraleggianti assunte dagli ulivi son naturali e non conseguenza degli interventi umani di pulitura agronomica dei tronchi.

L’ andamento spiraleggiante ha forse una funzione di tipo strutturale, per meglio reggere il peso, rispondere ai sismi, o resistere ai venti in relazione a quelle che sono le tipiche forme e dimensioni della specie vegetale arborea?
In tal caso si tratterebbe di un una caratteristica genetica e/o fenotipica.
Quando questi andamenti spiraleggiante si manifestano anche a livello esterno nella forma complessiva della corteccia, (come nel caso qui in foto), essi potrebbero contribuire anche a smorzare pericolosi effetti dinamici del vento; studi di fluidodinamica computazionale (CFD) e test nella galleria del vento hanno dimostrato che una torre con un profilo leggermente irregolare sarebbe la più efficace nel mitigare il distacco dei vortici, un fenomeno che crea vortici di vento e induce uno stato deformativo pericoloso e indesiderabile, se la forma della torre cambia nel suo dispiegarsi verso l’ alto, la formazione di vortici organizzati è interrotto.

In merito alla possibile utilità di nervature costolose spiraleggianti nel tronco di un albero, tronco approssimabile ad un cilindro, riporto questo link in merito ad una scoperta e conseguente tecnica ingegneristica consistente nell’ efficacia di una costolatura sporgente spiraleggiante apposta attorno ad una torre cilindrica, al fine di aumentare la sua resistenza al vento: https://attivissimo.blogspot.com/2016/12/perche-le-antenne-radio-delle-auto.html?m=1&fbclid=IwAR297JcVWtNCG0jAkWawNdNTMJG6sImhuryW0qR5MA0xlJXehXDRbBRUB2s

Tali andamenti spiraleggiante si osservono però non solo negli ulivi, come si può constatare nello stesso Salento, ma anche in altre specie arboree, e mi è capitato di osservare l’ andamento spiraleggiante anche nel legno di alcuni drittissimi tronchi cilindrici di pino domestico secchi, caratteristica questa che non si distingue quando sono ricoperti di corteccia, in peri e mandorli, non però in forme così tridimensionalmente avvitate come in certi olivi spiraleggianti.

Ora, fermo restando le possibili utilità biologiche per l’ albero di un andamento talvolta spiraleggiante delle sue fibre di legno, ci chiediamo se si tratta di una caratteristica codificata già nei geni e solo da essi guidata, o se è l’ ambiente esterno a favorire nel corso della crescita questo andamento spiraleggiante.

Si tratta forse dell’ effetto di alcuni venti dominanti nel luogo di crescita, capaci di dar localmente sull’ albero dei gradienti tali da imprimere una certa torsione nella sua crescita? O i venti dominanti nel luogo di crescita della pianta possono essere una concausa del fenomeno?

Può essere una conseguenza macroscopica sullo sviluppo del tronco, della particolare fillotassi della disposizione delle sue foglie sugli steli che è ispirata a schemi di fondo spiraleggianti, (disposizione che si ritrova già nel meristema apicale, da cui vengono originati gli organi fogliari)?

I fiori di questa orchidea nostrana, presente anche in Salento spontanea, dall’ emblematico nome, Spiranthes spiralis, spiraleggiano ad elica in senso levogiro o destrogiro.

 

A questo punto è opportuno effettuare una considerazione: l’ andamento spiraleggiante dal basso verso l’ alto può avvenire in realtà in due modi ben distinti, o in senso cosiddetto destrogiro (destrorso) o in senso levogiro (sinistrorso).
Se posti davanti ad un ulivo a elica è nel senso verso destra che, ruotando intorno all’ ulivo (rotazione antioraria detta, se vista dall’ alto), essa sale verso l’ alto, quella è dunque un’ elica destrogira,
viceversa
se posti davanti ad un ulivo a elica è nel senso verso sinistra che, ruotando intorno all’ ulivo (rotazione oraria detta, se vista dall’ alto), essa sale verso l’ alto, quella è dunque un’ elica levogira.
Stesso discorso vale ad esempio per l’ andamento del filetto spiraleggiante intorno a una vite.

Elica destrogira (a).
Elica levogira (b)

Ora l’ ulivo qui in foto sopra ha un andamento levogiro della sua elica, e nello stesso uliveto anche altri ulivi spiraleggiante prossimi erano ad andamento levogiro.
Osservando gli ulivi spiraleggiante salentini si constata come la maggior parte di essi siano levogiri,
(se ad esempio si digita sul motore di ricerca internet Google “ulivi Salento”, si osserva come a fronte di una foto di ulivo con verso spiraleggiante destrogiro, – pur dunque da verificare se non sia stata invertita a specchio-, si osservano decine di foto di altri olivi con senso spiraleggiante levogiro, che appare dunque anche da questo semplice test come dominante in Salento),
difficile dunque immaginare che la scelta del senso del moto vorticoso di crescita negli ulivi salentini sia casuale; difficile immaginare che la spiegazione del vento dominante in ciascun luogo possa essere quella valida per spiegare tutti questi casi.
Se in tutto il mondo tutti gli ulivi tendono a spiraleggiare per la maggior parte nel senso levogiro allora è possibile immaginare una spiegazione interamente genetica.
Ma …
mi colpì anni fa un servizio sugli ulivi salentini andato in onda in tv, nel quale un agronomo salentino faceva notare l’ andamento spiraleggiante dei nostri Ulivi, e diceva che il verso tipico di tale spiraleggiamento era quello levogiro nell’ Emisfero Settentrionale (o Boreale detto) del globo terrestre, emisfero del quale fa parte il Salento, mentre negli ulivi in Australia e più in generale nell’ Emisfero Meridionale (o Australe detto), lì piantati dai coloni europei in aree poste nelle fasce temperate speculari rispetto all’ equatore a quelle del bacino del Mediterraneo, l’ andamento spiraleggiante tipico era quello opposto, ovvero il destrogiro.

Ora, se così fosse, la spiegazione della vorticosità degli ulivi deve essere necessariamente legata a quelle che sono le caratteristiche di moti e fenomeni terrestri.

Due o tre allora le possibili spiegazioni da vagliare:

– ) o un qualche effetto dovuto a quella che viene chiamata la apparente Forza di Coriolis e che spiega il perché, nei moti delle masse d’ aria della troposfera, i cicloni e anticicloni, caratterizzati rispettivamente da moti ascendenti e discendenti dell’ aria, hanno versi rispettivamente antiorari ed orari nell’ emisfero settentrionale e versi opposti nell’ emisfero meridionale.

Direzione dei venti -cicloni e anticicloni, nell’ Emisfero Boreale. I sensi di rotazione sono invertiti rispetto a questi nell’ Emisfero Australe.

 

Per ragioni fisico atmosferiche simili la maggior parte dei tornado, (le trombe d’ aria che si osservano anche sovente in Salento su terraferma e in mare, quando si muovono sul mare vengono chiamate anche trombe d’ acqua o trombe marine), ruota in senso antiorario nell’ emisfero boreale e in senso orario in quello australe, ma talvolta tale comportamento può essere invertito.
Allo stesso modo nella formazione dei mulinelli, i vortici d’ acqua, ad esempio quelli che si manifestano all’ apertura di uno scarico in una bacinella pieno di liquido, anche su di essi agisce, nello sviluppo di un senso rotazionale anziché un altro, la Forza di Coriolis; in assenza di perturbazioni e costrizioni in essi il senso di rotazione sarà pertanto antiorario nell’ Emisfero Boreale e orario in quello Australe, un moto discendente del fluido pertanto levogiro nell’ Emisfero Settentrionale e destrogiro in quello Meridionale.
In questo caso se volessimo fare dei paragoni con l’ ulivo dovremmo considerare forse i moti di fluidi che si sviluppano al suo interno e che vedono in prevalenza l’ ascensione della cosiddetta linfa grezza, contenente sali minerali e soprattutto acqua che l’ albero aspira dal terreno quasi come un’ idrovora e porta verso l’ alto lungo il suo tronco fino alle foglie, dove viene in parte fatta evaporare attraverso gli stomi nel fenomeno detto della traspirazione? Oppure il lento moto di crescita verso l’alto dei tessuti vegetali?
Ma proprio in questo parallelismo con la vorticosità dei tornado atmosferici notiamo una discrepanza: infatti mentre nel nostro emisfero settentrionale i tornado hanno sovente la componente rotazionale dei loro violenti venti in senso antiorario, venti che hanno inoltre la caratteristica componente ascensionale nel tornado, che per questo si caratterizza per la sua capacità di risucchiare acqua e anche oggetti molto pesanti, facendoli volare in alto strappandoli dal suolo, i nostri ulivi salentini quando spiraleggianti nella loro crescita, mostrano sovente un senso di rotazione orario.
Viceversa considerando dei moti discendenti dentro gli ulivi, otterremmo una coincidenza tra il senso di torsione osservato in prevalenza negli ulivi di un emisfero terrestre e il senso di rotazione dei vortici d’ acqua, in una bacinella con scarico aperto, determinato dalla Forza di Coriolis nel medesimo emisfero terrestre;

-) un qualche effetto elettrico-magnetico, ad esempio legato a qualche interazione con il campo magnetico terrestre, grossomodo orientato con i suoi poli magnetici Nord-Sud come l’ asse di rotazione terrestre, a parte qualche scarto. Solo come spunto accenniamo al fatto che, tenendo conto che le linee di forza del campo magnetico vanno da un polo all’ altro e le particelle cariche a seconda del loro moto possono essere costrette a spiraleggiare attorno alle linee del campo, questi fenomeni fisici spiegano le Aurore Boreali ad esempio che si hanno in prossimità delle aree polari terrestri in occasione di intense tempeste di particelle di vento solare, che impattano con le molecole dell’atmosfera terrestre, o la formazione delle toroidali Fasce di Van Hallen in cui vengono ingabbiate particelle cariche:

Campo magnetico terrestre – Aurore Boreali e fasce di Van Hallen

 

-) oppure la spiegazione potrebbe essere più semplicemente legata al diverso percorso apparente tracciato nel cielo dal Sole, per chi lo osserva relativamente dall’ emisfero settentrionale o dall’ emisfero meridionale.

Movimento apparente del Sole nel cielo come visto dalle latitudini pugliesi

 

Quando e dove è visibile nel cielo il percorso diurno del Sole, questo lo si vede sorgere in direzione dell’ Est e tramontare in direzione dell’ Ovest, in particolar modo ciò avviene ogni giorno dal Circolo Polare Artico al Circolo Polare Antartico,
ma
dal Polo Nord al Tropico del Cancro nell’ Emisfero Settentrionale, nel suo percorso il Sole si mantiene sempre basso verso Sud,
dal Polo Sud al Tropico del Capricorno nell’ Emisfero Meridionale, nel suo percorso il Sole si mantiene sempre basso verso Nord;
nell’ area compresa tra il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno, al cui centro passa l’ Equatore, (tra Tropico del Cancro e Equatore siano sempre nell’ Emisfero Settentrionale, tra Tropico del Capricorno ed Equatore siamo invece sempre nell’ Emisfero Meridionale), il Sole durante l’ anno passa anche in certi giorni allo zenit, cioè perpendicolare sul punto di osservazione considerato, in testa per così dire, e si manterrà nel suo percorso diurno per una parte dell’ anno basso verso Sud e per una parte dell’ anno basso verso Nord;
in particolare se ci troviamo nell’ emisfero settentrionale tra Tropico del Cancro ed Equatore, saranno però maggiori i giorni dell’ anno solare in cui il Sole si mantiene basso verso Sud nel suo percorso diurno nel cielo, rispetto a quelli in cui si manterrà più basso verso Nord,
mentre se ci troviamo nell’ emisfero meridionale tra Tropico del Capricorno ed Equatore, saranno maggiori i giorni dell’ anno solare in cui il Sole si mantiene basso verso Nord nel suo percorso diurno nel cielo, rispetto a quelli in cui si manterrà più basso verso Sud;
più ci si avvicina all’ Equatore più questo scarto diminuisce, all’ Equatore infatti in un anno solare il numero di giorni in cui il Sole appare mantenersi basso verso Sud nel suo percorso diurno è pari a quello in cui appare mantenersi basso verso Nord.
Teniamo conto poi che l’ ulivo essendo pianta sempreverde potrebbe manifestare un significativo eliotropismo tutto l’ anno.
Tutto questo potrebbe spiegare la diversa vorticosità degli Ulivi nei due emisferi forse correlando il tutto, nella loro crescita ascendente, al fenomeno detto in fisiologia vegetale eliotropismo, che indica il movimento di organi vegetali che tende ad orientare le foglie o i fiori nella direzione del Sole (Elios in greco). Si tratta di un aspetto particolare di tropismo, detto fototropismo, cioè di accrescimento guidato da uno stimolo luminoso, fenomeno tipico delle piante. Può essere positivo (movimento orientato verso la luce solare, per esempio nelle parti aeree) o negativo (movimento orientato in verso opposto, per esempio nelle radici).
L’ eliotropismo potrebbe forse in qualche modo spiegare l’ accrescimento con torsione sinistrorsa prevalente degli ulivi nel nostro emisfero settentrionale, e con torsione destrorsa prevalente degli ulivi nell’ emisfero meridionale.

Se ipotizziamo, ma è solo un’ ipotesi, che la chioma insegua il Sole, ruotando secondo come lo vede transitare nel cielo, nel nostro emisfero dove il Sole sorge ad Est e tramonta ad Ovest ma mantenendosi basso a Sud, otterresti una torsione levogira come quella degli ulivi salentini (nella prevalenza degli spiraleggianti nel tronco).

L’ ipotesi dell’ eliotropismo, tra quelle avanzate, mi sembra ad ora la più probabile semplice e soddisfacente ipotesi esplicativa del fenomeno da perseguire!

Il vento dominante poi spiega altre sovrapposte deformazioni!

Gli alberi esposti ai venti costieri diretti, alle brezze, sviluppano poi anche chiome pulvinate (a cuscino).

 

Ho cercato di considerare tutte le possibili ipotesi scientifiche iniziali più plausibili.

Il quesito è aperto alle riflessioni, alle osservazioni e ai contributi di tutti,
in merito mi piace ricordare come guida quello che è uno dei più importanti principi della filosofia scientifica dello scienziato Isaac Newton: la Natura è semplice!

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Questo mio post sul mistero del vortice degli ulivi, diffuso via facebook, ha riscontrato subito tra i pugliesi, e non solo pugliesi, tantissimo interesse.

Il naturalista Enzo Suma di Ostuni ha confermato anche sulla base della sua esperienza di cercatore e documentatore degli ulivi monumentali pugliesi, come anche tanti altri naturalisti salentini e il botanico Piero Medagli, che gli ulivi pugliesi da loro osservati e fotografati, quando spiraleggianti evidentemente nel tronco, spiraleggiano in senso levogiro, e son tantissimi ovunque in Puglia!

Enzo si è quindi messo subito a fare ricerche in rete e ha scoperto un luogo in Cile, posto sotto il Tropico del Capricorno, nell’Emisfero Australe quindi, dove sono presenti ulivi secolari di età stimata tra i 350 e i 500 anni. Molti di loro presentano torsione, come si osserva la torsione in tanti olivi plurisecolari del Salento, ma lì essa va in senso antiorario procedendo dal basso verso l’alto, l’opposto dei nostri ulivi pugliesi dunque! Come ben si può notare in questa foto di ulivo plurisecolare cileno:

Ulivi plurisecolari Valle dell’Huasco in Cile. dal sito internet al link: http://www.olivoscentenarios.cl

 

Enzo vi ha subito scritto un articolo per il blog di “Millenari di Puglia” con tutti i dettagli e le foto degli alberi di ulivo di quella località nell’Emisfero Australe così interessanti per la correlazione del verso di spiraleggiamento degli ulivi con l’ emisfrero terrestre in cui essi vivono e crescono: http://www.ulivisecolaridipuglia.com/it/2017/06/06/finalmente-la-prova-del-perche-della-rotazione-degli-ulivi/?fbclid=IwAR0NhTkmN9bMEQ9Feg55K3mJX1avruD9lE_9rv8LnMOEPurJqTKzheFSA5M

A soli 7 km dalla città di Huasco, nell’estremo sud della regione di Atacama in Cile si trova la Valle dell’Huasco. dove esiste un antico oliveto; vi si trovano i primi ulivi portati dagli spagnoli più di 400 anni fa, come regalo, si racconta, agli abitanti del posto. Da quegli olivi partì Francisco Ceferino Rojas, meglio conosciuto come Don Pancho Rojas, per piantarvi altri ulivi nella prima metà del ‘900 per produrre olive e olio d’oliva di qualità favorita dal clima desertico e dal suolo irrigato dall’acqua del fiume Huasco. Oggi i suoi discendenti, l’anziano proprietario degli ulivi secolari e sua figlia Daisy Rojas Marìn hanno avviato un progetto battezzato “ulivi centenari”, con l’idea di valorizzare gli olivi lì presenti, sia dal punto di vista della produzione agricola, sia dal punto di vista turistico culturale, esattamente come anche Enzo con il progetto “Ulivi Millenari” sta facendo in Puglia.

Ulivi plurisecolari nella Valle dell’Huasco in Cile. Dal sito internet al link: http://www.olivoscentenarios.cl/historia/

 

Dal loro sito web al link http://www.olivoscentenarios.cl/, nella gallery vediamo alcune foto di quegli ulivi secolari del Cile e come si può notare il tronco presenta una torsione in senso antiorario salendo dal basso verso l’alto: è esattamente il contrario di quello che accade agli ulivi pugliesi!

Ulivi plurisecolari nella Valle dell’Huasco in Cile. Dal sito internet al link: http://www.olivoscentenarios.cl/historia/

 

Una conferma di quanto riportava quell’agronomo che ascoltai anni fa in tv e che ho citato nel testo sopra.

Ulivi plurisecolari nella Valle dell’Huasco in Cile, da un sito internet diverso da www.olivoscentenarios.cl

Se una foto si inverte a specchio ciò che è levogiro appare destrogiro e viceversa. Poiché vedo anche da altri siti internet relativi agli ulivi della Valle dell’ Huasco che gli olivi spiraleggianti spiraleggiano destrogiri ciò ci rassicura che sia davvero così! 

Il professor Piero Medagli botanico dell’ Università del Salento ha così commentato questo focus sulla vorticosità degli ulivi e la scoperta del verso opposto di spiraleggiamento degli ulivi piantati in Cile: “Anche presso Torre Guaceto (in Terra d’Otranto) gli ulivi mostrano questa spiralizzazione del tronco, a detta di qualcuno legata alla rotazione terrestre. Ma non ci sono chiare evidenze scientifiche in proposito…., almeno io non ne sono a conoscenza…. Non ci sono studi, le tue osservazioni sono molto interessanti e la notizia del Cile è veramente sorprendente… può darsi che sia la prova decisiva.”

Quando vedo queste foto degli uliveti nell’ altro emisfero prima di leggere la didascalia, sembra che sia Salento, eccezion fatta per il senso della torsione.
Questo ci fa capire quanto ciò che chiamiamo paesaggio salentino e più in generale pugliese debba proprio la sua impronta identitaria alla presenza di questo albero che oggi degli psicopatici sacrileghi agronemici vorrebbero togliere dalla nostra Puglia, che non a caso lo scelse a suo simbolo.

Assai entusiasmante vedere quei grandi Ulivi mediterranei che sono stati piantati secoli or sono in Cile nell’ emisfero opposto al nostro, e che praticamente mostrano quasi tutti, quelli con torsione del tronco in foto, una torsione destrogira opposta a quella che invece mostrano preferenzialmente gli ulivi pugliesi ovvero levogira.

Se teniamo conto del fatto che quegli ulivi mediterranei plurisecolari piantati in Cile non hanno subito una precedente selezione naturale e artificiale, nel senso che si tratta di piante portate lì dall’ Europa dai colonizzatori europei e praticamente messe a dimora secoli or sono, e giunte fino a noi viventi,
questo ci permette di escludere con buona probabilità una origine prettamente genetica, (e magari anche correlata alla genetica predisposizione fillotassica), all’ origine del particolare senso di torsione degli Ulivi. Del resto non tutti gli ulivi presentano una evidente torsione. Ma quando la crescita la manifesta, questa torsione appare dunque influenzata nel suo senso rotatorio assunto dall’ emisfero terrestre nel quale l’ ulivo cresce.
Quindi si restringono le ipotesi sulle possibili cause del fenomeno.
Elenco tre ipotesi a questo punto, ma se ne avete altre suggerite pure:
1) eliotropismo legato al differente percorso apparente diurno del Sole nel cielo visto dai due emisferi terrestri;
2) campo magnetico terrestre orientato con i suoi poli magnetici all’ incirca ubicati in prossimità dei poli geografici della Terra;
3) effetto dei moti terrestri e in particolare della apparente forza di Coriolis legata al moto rotazionale terrestre.

Se ci concentriamo sulle ipotesi (2) e (3), dobbiamo però immaginare dei movimenti di particelle o comunque molecole in senso verticale nell’ albero, poiché senza tali moti né le forze di Coriolis, né le forze magnetiche, potrebbero agire,
(perché poi agiscano le forze magnetiche oltre al modo è necessario che le particelle siano cariche, o che le molecole o atomi siano ioni).

Escludendo per la loro lentezza i movimenti connessi alla crescita.
Nel testo avevo preso in considerazione il moto ascensionale della linfa grezza (che immagino predominante per portata rispetto alla linfa elaborata, tanto più se si considera l’ acqua che aspirata delle radici viene poi liberata nell’ aria dalle foglie, che sono in prevalenza sulla chioma, per traspirazione). Nell’ albero dovrebbe poi realizzarsi proprio a tal fine una aspirazione dell’ acqua dalle radici per depressione a livello delle foglie.
Il fenomeno è pertanto in qualche modo paragonabile a quello dei tornado, ma si osserva come i tornado nel nostro emisfero hanno senso rotazionale prevalente opposto a quello che presentano i nostri ulivi. Per questo avevo momentaneamente accantonato questa linea speculativa di ricerca che prendeva in conto il modo della linfa grezza.

Se si considerano dei moti discendenti invece, ad esempio di linfa elaborata, di fluidi, su di essi la Forza di Coriolis potrebbe dare forse dei contributi torsionali al loro moto compatibili con la torsione assunta dagli esemplari di ulivi, magari più sensibili ad essi.
Nella formazione dei mulinelli, i vortici d’ acqua, ad esempio quelli che si manifestano all’ apertura di uno scarico in una bacinella pieno di liquido, anche su di essi agisce, nello sviluppo di un senso rotazionale anziché un altro, la Forza di Coriolis; in assenza di perturbazioni e costrizioni in essi il senso di rotazione sarà pertanto antiorario nell’ emisfero boreale e orario in quello australe, un moto discendente del fluido pertanto levogiro nell’ emisfero settentrionale e destrogiro in quello meridionale.
Pertanto considerando dei moti discendenti dentro gli ulivi, otterremmo una coincidenza tra il senso di torsione osservato in prevalenza negli ulivi di un emisfero terrestre e il senso di rotazione dei vortici d’ acqua, in una bacinella con scarico aperto, determinato dalla Forza di Coriolis nel medesimo emisfero terrestre.

Per sviluppare l’ ipotesi (2) di effetti del campo magnetico terrestre, avremmo innanzitutto bisogno di individuare e tener conto di flussi di cariche che dovrebbero percorrere o dal basso verso l’ alto o in senso opposto l’ albero. Possiamo pensare ad esempio ai cationi e anioni dei sali minerali disciolti nell’ acqua assorbita dalle radici e presenti all’ interno della ascendente linfa grezza.
Oppure possiamo immaginare un qualche “effetto pelle” negli alberi connesso al loro elettrostatico “effetto punto”, che comporti dei flussi di corrente prevalentemente superficiali di cariche elettriche scambiate tra la terra e il cielo, del resto non dimentichiamo che l’ effetto punta è quello che fa sì che gli alberi siano prevalentemente colpiti (e loro attrattori al tempo stesso) da fulmini.
Ecc.
Su tali moti verticale di cariche, correnti elettriche, il campo magnetico potrebbe, (per la Forza di Lorentz), far sviluppare loro un complessivo moto spiraliforme intorno alle linee di forza del campo magnetico terrestre, linee uscenti dalla superficie terrestre. Per comprendere il senso di tali modi spiraleggianti che potrebbero dare ipotetici effetti torsionali nella crescita occorre considerare il segno delle cariche, il verso ascendente o discendente della corrente connessa al loro movimento nonché l’ andamento nel luogo del campo magnetico.

Assodata la tendenza, trovare invece olivi destrogiri in Puglia, è un po’ come trovare il quadrifoglio nel trifoglio, una rarità. L’ eccezione!
Ma la regola, da quanto anche tutti mi stare scrivendo, par che ci sia!

Interessante pertanto questo fenomeno che è un po’ come quei “fenomeni bussola”, che ci permettono, osservati, di darci indicazioni sul punto della Terra nel quale ci troviamo; così se siamo in un uliveto, dove ci sono per la maggior parte degli olivi spiraleggianti olivi a torsione levogira, siamo nell’ emisfero boreale, il nostro, se invece la maggior parte degli ulivi con torsione del tronco sono a torsione destrogira allora siamo nelle emisfero australe.

Il muschio cresce sugli alberi principalmente sul lato a nord (a tramontana), che è il lato in ombra nell’Emisfero Boreale, opposto quindi al lato solatio che nell’Emisfero Boreale è quello esposto a Sud.

Se poi teniamo conto della famosa regoletta, resa famosa dagli scout, per trovare in un bosco la direzione del settentrione nel nostro emisfero, indicata dal lato dell’ albero più coperto di muschio, una volta compreso nello stesso uliveto che siamo nel nostro emisfero possiamo, trovando il lato più muschioso, anche ricostruire la posizione dei punti cardinali nord, est, sud, ovest.
Poiché nel nostro emisfero il Sole nel suo percorso si mantiene basso a Sud nel cielo, è il lato dell’ albero a settentrione che non ricevendo mai luce diretta può conservare più umidità e far crescere meglio muschi, epatiche, licheni e anche felci.

Al contrario nell’ emisfero meridionale, dove invece è il lato a sud dell’ albero quello a conservare maggior umidità e permettere la maggiore crescita di muschi, ciò perché nell’ emisfero meridionale il Sole nel suo percorso diurno si mantiene basso al Nord.

Ovviamente questa è una regola generale per individuare a seconda dell’ emisfero la direzione e il verso per il Nord e per il Sud, che chiaramente va poi considerata attentamente caso per caso a seconda di condizioni particolari locali di ombra nelle quali l’ albero si può trovare a crescere.

È una ipotesi la forza di Coriolis tra tre ipotesi che ho esposto sopra e nei commenti. Ma chi ha altre ipotesi le avanzi pure!

Ciò che finora possiamo dire con buona certezza è che è da ricercarsi nelle differenze tra emisfero settentrionale e emisfero meridionale della Terra la causa prima della torsione in un certo senso e non in un altro in un certo emisfero.

Nota a favore delle esotiche: se in Cile si fosse diffusa la sotto-cultura falso-ecologista e anti-naturalistica che oggi vergognosamente si è diffusa in Italia e che, sotto i vestiti della “razzismo verde”, vorrebbe fare estinguente biocidio territoriale di tutte le specie esotiche in Italia e in Europa, oggi non avremmo potuto fare questi utilissimi scientificamente parlando confronti tra gli ulivi cresciuti nel bacino del Mediterraneo dove autoctoni, e gli ulivi cresciuti nelle aree temperate speculari dell’ emisfero meridionale, dove alloctoni (esotici).

Pensare che cosa stanno tentando di toglierci con la Frode della Xylella fastidiosa in Salento, i nostri ulivi e tutto il loro ecosistema!

Poco dopo, grazie al prezioso contributo di Maria Del Mar Teré, Enzo Suma ho trovato foto di alcuni ulivi secolari piantati dagli spagnoli nel centro di Lima, in Perù, in un parco cittadino. Alcuni di questi ulivi presentano chiaramente una torsione del tronco, e questa è opposta a quella degli ulivi pugliesi e mediterranei:

Olivi in Perù, parco nella città di Lima, piantati dagli spagnoli secoli or sono, oggi in un parco cittadino.

 Straordinario! Una regola si può ben dire!

 

 

Olivi in Perù, parco nella città di Lima

 

Olivi in Perù, parco nella città di Lima, dal link: https://blogantiguo.wordpress.com/2011/06/02/barrio-los-olivos-lima-peru/

 

Lima è nell’ Emisfero meridionale ma poco distante dall’Equatore. Dalle foto che vedo in rete degli ulivi di Lima, si coglie la tendenza verso il verso destrogiro negli ulivi spiraleggiamenti; ho poi la sensazione che gli ulivi non siano particolarmente spiraleggianti lì, come invece in Cile o in Puglia che son a latitudini ben più distanti dall’ Equatore, nel senso che mostrano un passo più lungo mediamente dell’ elica, mentre in Salento si osservando ulivi con eliche a passo più breve, che vuol dire più spire a parità di altezza. Ma occorrono maggiori osservazioni.

 

C’è chi ha ipotizzato che tali olivi spiraleggianti siano derivati dalla torsione elicoidale ottenuta dalla fasciatura di una “mazzaredhra” a più rami o in casi particolari la fasciatura di più “mazzareddhre”, più piantine.

Ciò mi ha fatto ricordare della tecnica di coltivazione che a scopo decorativo mira a conferire una forma spiralata a questa Dracena di origine africana utilizzata da noi in Italia come pianta ornamentale di appartamento.

Non si capirebbe però, se così fosse, perché pure in secoli diversi, date le varie età degli Ulivi con torsione, in prevalenza i contadini dell’ emisfero Boreale avrebbero piegato i tronchi in senso orario e nell’ altro emisfero quello Australe nell’ altro senso, quello antiorario.

 

Riflessioni sempre interessanti comunque!!!
Sono tutti contributi importanti!
Nel metodo scientifico galileiano per capire un fenomeno inizialmente bisogna fare tutte le ipotesi possibili per poi scartare quelle meno esplicative del fenomeno stesso nel suo complesso.
Io per esempio non avevo incluso tra le possibili ipotesi quelle implicanti direttamente la mano dell’ uomo, ecco anche perché queste aggiunte dalle varie proposte sono comunque importanti.
Anche questo giovane albero di Olivo, di circa una ventina o poco più di anni, della cultivar leccino, mostra delle costolature con torsione già sinistrorsa tanto del tronco di base quanto delle sue due prime grandi branche.
È ubicato in contrada Luci in agro di Scorrano:
Ulivo, contrada Luci in agro di Scorrano, 8 giugno 2017, varietà Leccino, foto di Oreste Caroppo

 

L’ aver osservato la torsione levogira già in giovani alberi di olivo nel nostro emisfero boreale permette di escludere che si tratti di un effetto dovuto a qualche particolare pratica contadina attuata sui giovani esemplari.

Quella della Forza di Coriolis un’ ipotesi ancora tra tante. In termini di metodo scientifico siamo qui solo nelle prime fasi, ovvero quella della osservazione, raccolta dei dati, loro organizzazione, e già questa fase rivela una tendenza statistica significativa tra emisferi terrestri e senso di spiraleggiamento degli Ulivi più evidentemente spiraleggianti nel loro tronco, quindi avanzamento di tutte le possibili ipotesi più razionali.

In merito alla ricerca di spiegazioni per il fenomeno torsionale osservato negli ulivi con caratteristiche opposte nei due emisferi terrestri, interessante è questa ipotesi da approfondire che trovo a questo link internet https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20070720154546AAVvxSN, e che unisce eliotropismo e venti dominanti:
 
“Spesso il tronco degli alberi è un po’ a spirale (in alcuni la cosa è evidentissima!!) e nell’emisfero Nord il verso della spirale è quasi sempre quello perché dipende dal fatto che la chioma dell’ albero si sviluppa più nella parte Sud dell’ albero (in direzione del Sole) e i venti prevalenti sono da Est a Ovest, ma nell’ emisfero Sud il verso è quasi sempre al contrario rispetto a quello dell’ emisfero Nord perché la chioma si sviluppa più a Nord (in direzione del Sole) e i venti prevalenti sono anche qui da Est a Ovest, perciò i tronchi degli alberi si torcono in versi opposti.”
 
Da approfondire!

Torniamo pertanto a focalizzare sul fenomeno dell’ eliotropismo nelle piante, il loro tendere ad orientarsi verso il Sole.

Il grande difensore degli ulivi salentini, l’artista Fernando Blasi mi ha segnalato in merito lo strano caso dell’albero inclinato sempre verso l’equatore: il Pino di Cook che nell’Emisfero Boreale si inclina sempre verso Sud, nell’emisfero meridionale invece pende sempre verso Nord.

Che il pino di Cook (Araucaria columnaris) crescesse spesso inclinato se ne erano accorti in molti, ma tutti, anche i botanici, pensavano a una motivazione di carattere locale: il vento, oppure un’anomalia nella crescita, finché Matt Ritter, professore di botanica presso la Polytechnic State University di San Luis Obispo, mentre compilava un libro sugli alberi presenti nelle zone urbane della California, si è accorto che l’inclinazione non è casuale. Tutti, ma proprio tutti gli alberi di quella specie pendono verso Sud. Anche in zone in cui il vento soffia da un’altra direzione. (Dati tratti dall’articolo al link: https://www.corriere.it/scienze/17_giugno_07/strano-caso-albero-inclinato-sempre-equatore-ff8012c8-4b52-11e7-bcad-6e8de384d9e7.shtml?fbclid=IwAR1YxxheBZ4lbFLCZ256v8k3D_Fu1Cws_3kviY61dtNKMk2SkrfJQeanfQM)

E un dato molto interessante, e una storia di ricerca botanica non dissimile da quella intorno alla vorticosità degli ulivi. Anche questo caso del Pino di Cook sembrerebbe un effetto di eccesso di eliotropismo su base genetica in questi alberi più sensibili ad esso; un’ ipotesi assai plausibile ed esplicativa questa.

Ho condiviso questo post sul vortice degli ulivi anche nei gruppi di appassionati di piante tropicali perché il mistero scientifico riguarda anche il comportamento differente di questa pianta mediterranea, l’ Olivo, nell’ emisfero australe, ma anche nelle fasce tropicali, e anche perché preziosa potrebbe essere la loro esperienza di attenzione e confronto tra l’ eventuale comportamento differenziale di medesime specie viventi nei due emisferi terrestri.

Eliotropisco ad esempio tanto attivo nel “Girasole” come dice il suo stesso nome “gira seguendo il Sole”

Girasole, pianta esotica coltivata anche in Salento

 

Tra le piante spontanee del Salento l’ Euphorbia helioscopia deve il suo nome specifico (helioscopia) a due parole greche ”helios” ( = Sole) e ”skopein” ( = guardare) perché le sue infiorescenze si volgerebbero sempre verso il Sole (fatto da verificare), come i Girasoli.

Euforbia calenzuola (nome scientifico Euphorbia helioscopia L.)

 

Da Facebook in URL altri esempi di ulivi salentini spiraleggianti, e sempre spiraleggianti levogiri:

Da Tania Pagliara: Squinzano, in zona Bagnara messapica, sulla stradina dell’eramo di San Paolo, vecchia mulattiera che univa Squinzano a San Pietro Vernotico.

 

Da Lino Chittani, Salento sempre.

 

Una emozionante esperienza collettiva qui dunque di “Citizen Science” in cui credo molto come concetto!!!

Quanto sviluppato e confermato in questo post, con il contributo di tutti, ha tanto entusiasmato non soltanto perché si tratta di una osservazione di un fenomeno fisico-biologico, la torsione di certi tronchi di ulivo, ma anche perché, soprattutto, si tratta della scoperta di un fenomeno che rivela una regolarità ed è la “regolarità” nella Natura qualcosa che quando viene scoperta, nelle varie circostanze, desta particolare meraviglia. Perché vuol dire che se ne può dedurre una “regola”, e questo nella lettura e comprensione della Natura da parte dell’ uomo dà all’ uomo la piacevole sensazione di una più approfondita conoscenza delle leggi della Natura e quindi di una possibilità di controllo sulla stessa divenuta meno ignota nei suoi comportamenti e manifestazioni.

La regola differenziale nei due emisferi terrestri è confermata in maniera così forte che eventuali eccezioni alla stessa sarebbero da studiare con ancora più attenzione per comprenderne i perché di fondo dell’ intero affascinante fenomeno.

Come disse un saggio del Sud Italia al mio amico di Maglie Gianfranco Ruggeri che me lo riferì:

l’ Ulivo ha ancora tanti misteri in sé celati che l’ uomo non conosce!

 

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ALTRE AFFASCINANTI SPIRALI ED ELICHE NELLA NATURA

Un elenco completo sarebbe sconfinato, ci limitiamo solo ad alcuni spunti

 

 

LO SPIRALEGGIAMENTO IN ALTRE SPECIE ARBOREE – PERI E MANDORLI

Premettimo però che il fenomeno ad oggi assume rilevanza visiva eccezionale proprio negli ulivi, come vediamo in questo caso di un vetusto ulivo presso Masseria Brancati di Ostuni (Brindisi) in Puglia:

IL GRANDE VECCHIO questo bellissimo esemplare è veramente uno degli olivi più vecchi del Mediterraneo ( e quindi del Mondo ). Si pensa possa aver superato i 3000 anni di vita, si è piegato a 90°, si è attorcigliato su se stesso più volte. Dell'enorme tronco di una volta non rimane che una parte di scheletro. E' fuori dal sesto d'impianto romano e questo confermerebbe che è stato coltivato dagli antichi Messapi.Presso Masseria Brancati di Ostuni (Br) Puglia Italy

Gepostet von Terra Mia am Samstag, 12. November 2016

Spiraleggiamento di questo ulivo pugliese levogiro!

 

Il naturalista di Manduria (Taranto) Fulvio Perrone fa notare che anche gli alberi di pero di una certa età hanno una evidente torsione della corteccia del tronco che alcuni, riferisce dicono sia dovuta alla rotazione terrestre.

In vecchi Peri anch’ io ho notato in Salento possibili torsioni, non osservai però se levogire o destrogire.

E nei Mandorli in Salento?
Come spiraleggiano?

Veniamo ai Mandorli salentini.
In essi dalle osservazioni fatte in queste settimane posso qui appuntare di aver osservato:

Vetusto Mandorlo, Parco Torre di Belloluogo a Lecce, 4 luglio 2017, foto di Oreste Caroppo

-) un esemplare vetusto purtroppo barbaramente capitozzato sulla Gallipoli-Parabita spiraleggiante in senso destrogiro, (accanto ancora crescevano altri alberi più piccoli che permettevano di dedurre, anche sulla base poi delle sue caratteristiche a vista della corteccia e del tronco, che si trattava proprio di un Mandorlo);

-) e così anche tra i vetusti Mandorli presenti nel bel parco verde di Torre di Belloluogo a Lecce, in due di essi, sui quali più facilmente era osservabile la torsione, che forse a volte si nasconde non immediatamente leggibile sotto la corteccia, ho distinto anche lì un senso di torsione destrogiro, più evidente ancora in questo esemplare in parte scortecciato qui mostrato in foto, (scatto sera del 4 luglio 2017).

Se questa tendenza si dimostrasse caratterizzante tutti i nostri Mandorli, o comunque statisticamente prevalente, allora potremmo dire che, nel Salento perlomeno, i Mandorli spiraleggiano in senso opposto a quello in cui tendenzialmente spiraleggiano gli Ulivi, che per gli Ulivi in Salento è il senso levogiro (o sinistrorso anche detto), il senso opposto dunque.

Tutte osservazioni queste preliminari importanti per approfondire poi scientificamente il più vasto fenomeno della torsione nel tronco degli alberi.

 

LA SPIRALE NELLE FELCI
In questo approfondimento sulla spirale nel regno vegetale, mi piace ricordare le giovani foglie di certe felci inizialmente racchiuse proprio a spirale e che poi si dispiegano nella crescita
Giovane foglia di felce
L’ ELICA NEI RAMPICANTI

 

Ipomea indica su foglia di Palma nana, 10 giugno 2017, Maglie (Lecce). Foto di Oreste Caroppo
I termini elica e spirale son etimologicamente strettamente imparentati, ma in matematica, per convenzione, con “spirale” si indica la figura piana che spiraleggia in due dimensioni, mentre con “elica” si indica la figura tridimensionale che spiraleggia in tre dimensioni.
Nei rampicanti che si abbarbicano nella loro crescita su dei supporti si osserva come i loro fusti possono avvolgersi a elica attorno al ramo di un albero o altro supporto, ad esempio l’ Ipomea indica (una specie di convolvolo chiamato comunemente anche in Salento “campanelle”, una specie dai bei fiori viola ben acclimatatasi al Salento); oppure ad avvolgersi ad elica sui supporti possono essere i viticci preposti al sostegno della pianta rampicante che li produce.
 
Nel caso di un’ elica, per quando già sopra discusso, possiamo interrogarci se essa si sviluppa, si abbarbica in questo caso procedendo verso l’ apice del fusto, (eventualmente del viticcio), in senso levogiro o destrogiro.
 
Cosa si osserva sul verso degli avvolgimenti elicoidali dei vari rampicanti a seconda della zona di crescita, e zona di origine;
e sui viticci valgono le eventuali stesse regole di avvolgimento per i fusti dei rampicanti, o mostrano più versatilità?
Qui sopra in foto sopra un flessuoso giovane fusto di Ipomea indica su foglia di Palma nana, il senso di abbarbicamento del suo fusto ad elica è il destrogiro.

Come una Menorah di Edera!Il candelabro Menorah è uno dei simboli più antichi della religione ebraica. Secondo alcune…

Gepostet von Oreste Caroppo am Sonntag, 16. Dezember 2018

Anche nel nome scientifico del rampicante Edera comune in Italia Hedera helix, datole dal naturalista Linneo, troviamo indicato il fatto che essa tende ad “aderire” su supporti, e forse anche il fatto (da verificare) che possa attorcigliarsi a spirale-“elica” attorno a supporti cilindrici. Elica è nell’etimologia anche del famoso monte greco chiamato Elicona, cantato dal poeta greco antico Esiodo. L’Elicona in greco Ἑλικών, letteralmente «il (monte) tortuoso», da ἕλιξ / hélix «spirale, zigzag».
CURIOSITÀ SULL’ AVVOLGIMENTO DEL RAMPICANTE GLICINE
Foto di Glicine della Cina (anche chiamato Glicine comune) 
 
“Perché il glicine della Cina (Wisteria sinensis) ha i rami che si avvolgono da sinistra a destra in senso contrario alle lancette dell’orologio e il glicine del Giappone (Wisteria floribunda) si avvolge invece all’inverso da destra a sinistra?
 
Si deve sapere che tutti i rampicanti che sono originari dell’emisfero boreale (nord) si avvolgono in senso antiorario e tutti quelli che sono originari dell’emisfero australe (sud) si avvolgono in senso orario. È lo stesso senso di rotazione che ha l’acqua quando si apre il tappo di una vasca. Al nord gira in senso antiorario e al sud in senso orario. Questo fenomeno è causato dalla rotazione terrestre.
 
Ma il Giappone si trova nell’emisfero nord fra il 30° e il 45° parallelo e allora perché i glicini giapponesi si avvolgono in senso orario? Perché il Giappone, qualche milione di anni fa si trovava nell’emisfero sud poi come una zattera ha navigato sulla crosta terrestre verso nord alla velocità di qualche centimetro all’anno senza mai inabissarsi nell’oceano attraversando zone tropicali e subtropicali per arrivare adesso in una zona temperata. Il percorso è stato cosi lento che ha dato tempo alle piante di adattarsi via via alle diverse condizioni di clima.
 
Questo spiega la grande diversità che c’è nella flora spontanea giapponese rispetto alle vicine Corea e Cina. E spiega anche i tanti terremoti che ci sono in quella terra dato che la lunga marcia continua tutt’oggi. E i glicini? Nel loro DNA c’è evidentemente marcato di avvolgersi in senso orario e continuano a farlo anche se da tanto tempo si trovano nell’emisfero nord.”
Ora se è vero quanto leggiamo nel passo sopra, e che qui riporto:
 
“Si deve sapere che tutti i rampicanti che sono originari dell’emisfero boreale (nord) si avvolgono in senso antiorario e tutti quelli che sono originari dell’emisfero australe (sud) si avvolgono in senso orario. È lo stesso senso di rotazione che ha l’acqua quando si apre il tappo di una vasca. Al nord gira in senso antiorario e al sud in senso orario. Questo fenomeno è causato dalla rotazione terrestre.”
 
quanto avverrebbe per i rampicanti sarebbe il contrario di quanto si osserva per la torsione del tronco degli ulivi.
 
Per i rampicanti, se è vero quanto tra virgolette riportato, si tratterebbe di un possibile effetto della rotazione terrestre che ha avuto effetti di selezione naturale per fissare geneticamente in essi il verso di rotazione dei loro crescenti fusti, quello assecondante gli effetti della rotazione terrestre per una migliore bio-efficienza complessiva.
Ho letto un’ ipotesi evoluzionista in merito, la riporto esattamente come l’ ho letta in internet senza giudicarla: “poiché le terre emerse all’ inizio dei tempi erano tutte nell’ emisfero Boreale (supercontinente Pangea) ogni cosa si è evoluta secondo quel particolare ordine” (dal link: https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20070720154546AAVvxSN&fbclid=IwAR325O6i4ju9QZbMGbIDAEpoieUDo53AKY73LTfP4x_tBNudXs6wrS8cWu4)
SPIRALEGGIAMENTO NEL RAMPICANTE KUDZU
Kudzu (Pueraria montana), Alezio (Lecce), pomeriggio del 10 giugno 2017. Foto di Oreste Caroppo

 

Spiraleggiano nel loro avvolgimento in senso destrogiro anche i flessuosi giovani fusti del bellissimo rampicante di origine giapponese chiamato Kudzu, osservato nell’ entroterra gallipolino in Salento.
Qui una foto dove si possono vedere gli avvolgimenti ad elica dei fusti, scattata ad Alezio (Lecce), pomeriggio del 10 giugno 2017, una pianta di origine asiatica sorprendente e da noi in Salento non comune ad oggi, da amare, diffondere e proteggere dal razzismo verde della Falsa-ecologia speculativa e dai suoi professionisti del biocidio.
L’ ELICA IN ALCUNE CACTACEE 
Andamento spiraleggiante in alcune cactacee nel parco-orto botanico della Cutura a Giuggianello:

 

 

VITICCI di rampicanti!

Viticcio di Vite (Vitis vinifera)

Oltre a studiare e documentare il comportamento poi delle altre specie arboree che non è detto si comportino tutte come gli ulivi riguardo alla possibile torsione del tronco,

interessante ora osservare l’ andamento elicoidale dei viticci della vite o ad esempio della melanzana spinosa.
Spiraleggiano in entrambi i sensi casualmente, o vi è un senso preferenziale e quale? E se sì dipende anche qui dall’ emisfero terrestre?

SERPENTI ACCOPPIATI A DOPPIA ELICA
 
Altro interessante fenomeno naturale macroscopico nel quale è possibile distinguere se l’ avvolgimento elicoidale dalla coda alla testa (come dal basso all’ alto) avvenga in senso levogiro o destrogiro, se vi sia una preferenza in tal senso,
è l’accoppiamento dei serpenti, in particolare lo si osserva frequentemente nel Salento nel caso dell’ accoppiamento degli “Scursuni”, i serpenti che hanno nome comune Biacco.
 
In questo video, girato in Italia, a Cutrofiano in Salento nel maggio 2015, essi si avvinghiano a doppia elica prevalentemente in senso destrogiro:
 
 
Si tratta della scena naturale che ha ispirato il caduceo (chiamato in greco kerykeion), lo scettro de Dio Hermes, con i due serpenti avvinghiati tra loro, attorno al bastone centrale, a doppia elica, in segno di confronto e accordo tra gli uomini nel commercio come nella diplomazia, simbolo degli araldi. 
Una scena naturalistica anche legata al greco antico mito dell’indovino Tiresia che dopo l’incontro di due serpenti in accoppiamento divenne donna, forse un simbolo per l’allusione simbolica fallica del serpente e nel loro accoppiamento, pur biologicamente maschio-femmina, l’ allusione ad un incontro tra due falli. 
LA SPIRALE NELL’ ETOLOGIA DELLE AQUILE

Nell’ etologia delle europee Aquile reali esse si afferrano per le zampe e roteando si lasciano cadere fino a pochi metri da terra, in avvitamento. Ci chiediamo se tale loro spiraleggiamento abbia o meno un senso privilegiato, destrogiro o levogiro, (dipendente dal nostro emisfero o meno), o se son possibili entrambi i sensi senza preferenza?

A) destrogiro
B) levogiro

Una curiosità perché in Natura non sempre un senso vale l’ altro, come qui e nei commenti in tante analisi abbiam considerato.

Ben noto questo simile comportamento anche nell’ Aquila calva (detta anche Aquila di mare dalla testa bianca) tipica del Nord America.
Questa coppia di Aquile calve in corteggiamento, nelle riprese di questo video, spiraleggia in senso levogiro,
(ovvero nel cadere la coppia ruota in senso antiorario):
NEL MICROCOSMO DELLE MOLECOLE BIOCHIMICHE
Nota: mano destra e mano sinistra sono simmetriche specularmente ma non sovrapponibili. Idem per i sensi destrogiro e levogiro.
 
Vi sono molecole biochimiche che possono essere talvolta teoricamente di due forme steriche tridimensionali tra loro speculari e non sovrapponibili, (due molecole queste dette per questa loro proprietà enantiomeri), come la mano sinistra e la destra, ciò nonostante appare che la vita privilegia di esse una forma anziché l’ altra, la cosiddetta asimmetria chirale (chiralità).
Due articoli in merito ai link:
come in approssimazione l’acqua liquida
Un video suggestivo in merito:

Per approfondire sulla fisica dei vortici in fluidodinamica vedi articolo al link: https://www.youmath.it/lezioni/fisica/idrostatica-fluidodinamica/3213-vortice.html?fbclid=IwAR29XZrAWGX7kwqzHdvLXnlkEfdfrqX0i5XxqKZDBqpynOgPbi9ZzbkE_OU

LA SPIRALE-ELICA NELLA CULTURA UMANA
Non credo che vi sia alcuna mente umana che non sia affascinata, tanto nella ricerca scientifica, quanto nella produzione artistica, dalla figura della spirale/elica. Qui solo qualche esempio, dopo quello del caduceo già accennato.
Pensiamo ad esempio ai salentini di epoca preistorica:

TESORI DALLA COLLINA DEI FANCIULLI E DELLE NINFELa Tripla SpiraleDi particolare rilievo questo frammento di ceramica…

Gepostet von Oreste Caroppo am Mittwoch, 5. Juni 2013

Per qualche considerazione sulla figura della circonferenza e del moto circolare nelle danze tradizionali umane anche arcaiche rimando a questo post:
 

Anche nell'arcaico ballo salentino della Pizzica-pizzica il simbolo del cerchio, oltre a quello sotteso del ragno, la "…

Gepostet von Oreste Caroppo am Sonntag, 28. Dezember 2014

 

 

Oreste Caroppo

 

 

 

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