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La Torre del Serpe di Otranto “Turris draconis” sia interamente ricostruita nel principio restaurativo del “com’era e dov’era”!

La Torre del Serpe di Otranto “Turris draconis” sia interamente ricostruita nel principio restaurativo del “com’era e dov’era”!

 

La Torre del Serpe di Otranto – dal Calendario 2019 della ditta salentina “Quarta Caffè“, calendario dedicato alle torri costiere del Salento, foto diffusa nel post facebook di Quarta Caffè al link: https://www.facebook.com/CaffeQuarta/photos/a.202991796447027/2066235946789260/?type=3

 

Nota storica su Torre del Serpe: si ritiene che la sua costruzione risalga al periodo romano e che la torre avesse la funzione di faro e fu restaurata in età fredericiana in seguito ad un potenziamento strategico voluto dallo stesso Federico II.

 

Ok, si è fatto un relativamente recente restauro della Torre, che vediamo in questa foto dello stato odierno del rudere, perché ciò che era rimasto in piedi stava per crollare, dunque un restauro conservativo d’emergenza importante per preservarla.

Ora però passiamo al doveroso passo successivo, ricostruiamo “com’era e dov’era” la Torre del Serpe simbolo civico di Otranto, senza però che si possa distinguere a vista la parte nuova della parte antica come secondo brutte teorie dello pseudo restauro dei nostri tempi. Ora però basta con l’idea che dobbiamo tenerci logorate opere logorate dal tempo pur nel restauro conservativo! O basta all’ idea che, se si ricostruisce, la parte ricostruita deve essere a vista subito fortemente distinta dall’originale! Nulla di più scorretto e sgradevole sotto infiniti punti di vista: estetica, piacevolezza paesaggistica, rispetto dell’originalità storica, suggestione, fotografabilità, ecc. La parte ricostruita è invece giusto che a prima vista si confonda, sia confusa e fusa con la parte originale giunta al nostro tempo integra o comunque in piedi.

Si deve ricostruire “com’era e dov’era”, così anche per il vasto patrimonio megalitico del Salento che versa in disfacimento, distruzione, asportazione, scomparsa! Non solo conservare, ma anche risollevare, ricostruire con fedeltà all’originalità storica!

Nel caso della Torre ricostruire con uso di pietra, bolo-terra rossa e malte originali, e legno per le strutture interne, conservando il contesto rurale esterno, senza uso di cemento, né metallo, (metallo invece sgradevolmente usato nel recente recupero dei fossati esterni delle mura urbiche a Lecce, vedi il mio post facebook di critica).

Lasciare così quella struttura vuol dire renderla comunque non fruibile e lontana dai fasti che la parte rimasta in piedi e le antiche foto ci ricordano e permettono di ricostruire con alta fedeltà nel rispetto della sua originalità!

SI DEVE RICOSTRUIRE, BASTA CON QUESTE FILOSOFIE DEL LASSISMO E DELLA DECADENZA FOSSILIZZATA!

Il Teatro La Fenice allora a Venezia e il Teatro Petruzzelli a Bari dopo i loro recenti incendi?

Son stati esattamente ricostruiti.

Non c’è nessun falso storico quando si ricostruisce “dove era e come era”.

Vedo nel caso di Torre del Serpe che ne han aggiunta di muratura già comunque nel restauro parziale-conservativo che vediamo oggi e realizzato nei recenti decenni passati.

E poi se di un cono-tronco ho una fiancata esso con la sua curvatura già mi conserva memoria di tutta la struttura, come si ricostruiscono interi vasi antichi da un frammento, e una torre così antica la lasciamo così? La prima tromba d’aria la distruggerà se lasciata così, oggi è una vela esposta, domani invece, tornata cilindrica resisterà anche meglio e per altri mille anni ai venti!

Ricostruire nel restauro è sempre un dovere per le future generazioni! O un po’ oggi, un po’ domani e il tempo in mille anni cancellerà tutto, per questo la filosofia del solo conservare non può essere accettata, è essa stessa consegna del monumento all’ oblio e dell’informazione che esso porta!

Per questo: sempre (o quasi sempre) ricostruire!

Vedete anche che stan facendo in Russia, ricostruiscono tal quali i templi cristiani distrutti dal comunismo, o vedete qui, si parla di un bell’esempio di un comune friulano che dopo il terremoto ha voluto ricostruire tutto esattamente come era, e ascoltate dallo storico italiano Alessandro Barbero le parole del bell’esempio e della filosofia retrostante di quei cittadini: 

 

La Torre del Serpe (“Turris dragonis” nel ‘500 chiamata), anche emblema civico di Otranto, oltre che torre realmente esistente.
Un bellissimo importante album a sua documentazione della studiosa otrantina Rita Paiano:

La Torre del Serpe ("Turris dragonis" nel '500 chiamata), anche emblema civico di Otranto, oltre che torre realmente…

Publiée par Oreste Caroppo sur Mercredi 6 février 2019

 

La Torre deve essere ricostruita!

È il momento di superare la “teoria”, appunto teoria fra altre teorie, nel restauro, che si è affermata in Italia negli ultimi decenni e che non ha compreso appieno il valore di informazione contenuto in un’opera d’arte/architettonica facendo prevalere quello materico-feticista del pezzo giunto fino a noi.
Quanto di un’opera esistono dati estrapolabili dai ruderi e da altre fonti di documentazione che permettono di definire una buona ricostruzione ideale del manufatto si deve operare nel verso della sua ricostruzione, senza creare delle arlecchinate come talvolta vistosi nelle ricostruzioni dove si opera con forza affinché sia distinguibile a vista e immediatamente la parte ricostruita dalla parte originaria.
Non è più tollerabile un tale affronto all’estetica e al paesaggio, fermo restando il valore conservazionistico degli interventi sulle porzioni relitte che vanno integrate nell’opera completa restaurata ricostruita. Tutto va fatto ispirandosi nei materiali e nelle tecniche al principio del “dov’era e com’era”, adottato per la ricostruzione del Teatro La Fenice di Venezia dopo un recente incendio.
E adottato ovunque davvero sono stati effettuati dallo Stato o da privati i migliori e più gradevoli interventi di restaurazione di questi ultimi anni.
Tante opere del passato giunte fino a noi, sia in ruderi che in toto, hanno subito nel corso del tempo processi di restauro ricostruttivo e sono stati proprio quegli interventi che hanno permesso all’opera di superare l’affronto fisiologico del tempo. Il tutto deve essere paragonato all’opera di trascrizione di un file che in tal modo ne conserva perfettamente la memoria senza che vi siano perdite della sua informazione, del suo contenuto!
Se un file non venisse trascritto col tempo potrebbe andare in rovina.
Smettere oggi di ricostruire ciò che il tempo erode equivarrebbe a consegnare comunque l’opera al pieno disfacimento nel corso dei secoli, se questa teoria attuale lassista del restauro, diffusasi in Italia ma non ovunque nel mondo per fortuna, non venisse rigettata, e così consegnerebbe al disfacimento l’informazione nonché la suggestione di cui il bene è depositario.
I dati sul restauro è bene che siano archiviati non palesati con la costruzione di arlecchinate. È bene che solo da analisi approfondita o con segnali impercettibili a prima osservazione si possa stabilire e distinguere la parte originaria dalla parte ricostruita tanto alta deve essere la cura, la perizia nella realizzazione delle aggiunte ricostruttivo-integrative.
L’idea che aggiungere parti ricostruttive sia un falso storico è un pregiudizio assurdo che applicato porterebbe a giudicare anche lo stesso restauro conservativo come un falso.
Non c’è falso storico quanto si rispetta l’informazione giuntaci in merito ad una struttura, un’opera d’arte, un paesaggio.
Così se di un cerchio ci giunge sono un frammento in esso c’è tutta la sua informazione, a partire dalla sua curvatura sarà possibile ricostruire esattamente l’intero cerchio, specie se un dato antico ci riporta e conferma ancora di più che era proprio un cerchio quello di cui il frammento faceva parte, lo stesso dicasi per una torre. Ci potranno essere dei gradi di libertà magari per l’ubicazione di qualche finestrella, solo ad esempoo, ragionando allora con confronti con altre opere coeve o secondo necessità come gli uomini dell’epoca sarà possibile scegliere le posizioni più probabili per quelle finestrelle tenendo conto di venti e di possibili funzioni del manufatto. Ecc.
La non applicazione oggi di questi criteri fisiologici del buon restauro, nonché una eccessiva stigmatizzabile faciloneria con cui si eliminano aggiunte persino antiche che i manufatti hanno subito nel corso dei secoli, e che formano una stratificazione che è bene non cancellare, sta generando e permettendo mostruosità che gridano vendetta!

Esempio delle follie vomitevoli a cui sta portando la teoria del restauro non ricostruttivo:

tour de vilharigues vouzela portugal

Publiée par Architecture, Art et inspiration sur Jeudi 3 mai 2018

Capisco il valore affettivo dei cittadini anche per ciò che è oggi Torre del Serpe, ma oggi essa è un “nulla” per chi dovesse vederla senza avere alcuna nozione della sua importanza storica.
Anche brutta nella geometricità conferitagli dal restauro: come fosse un frammento di tubo rotto in materiale omogeneo.
C’è da applaudire al restauro che ha subito perché ha consolidato la struttura che altrimenti avremmo del tutto perso di lì a poco, ma se dobbiamo parlare di estetica ruinista, era indubbiamente più suggestiva prima del restauro di oggi.

La Torre del Serpe – Otranto – di Antonio CorchiaTratto da Otranto informaSulla vicina scogliera a sud di Otranto si…

Publiée par Rita Paiano sur Samedi 2 décembre 2017

Oggi sembra un manufatto della civiltà industriale recente vista da lontano, una ciminiera spezzata o un faro abbattuto e realizzati non in pietra ma di materiale omogeneo più proprio dell’architettura industriale contemporanea che di quella militare medioevale o più antica o moderna. Difficilmente una torre se non fosse per la posizione.

Publiée par Rita Paiano sur Dimanche 23 décembre 2018

 

Oggi l’arte della scenografia cinematografica ha superato di gran lunga i “successi”(?) del restauro secondo le teorie diffusesi in Italia negli ultimi decenni che hanno rifiutato la ricostruzione.
Le teorie del restauro che hanno rifiutato la ricostruzione andrebbero indagate psicologicamente e storiograficamente anche in termini di sconfitta subita durante la seconda Guerra mondiale perché sono ideologie del restauro che hanno in sé la voglia della sconfitta nei confronti del tempo.

L’arte della scenografia deve ispirare anche ogni scelta amministrativa nel paesaggio.
Un’ auto-guida semplificata, questa volta non in merito a cosa aggiungere ma a cosa togliere, è anche questo:

se tu fai una foto ad un paesaggio e quando torni a casa senti un’ esigenza di cancellare alcune cose con l’opzione clone nelle operazioni di post produzione fotografica, ad esempio cancellare dei rifiuti che erano per terra o un muro in cemento moderno o un brutto murales, o un brutto palo di illuminazione elettrico in metallo dalle forme anacronistiche, ecc. allora questo ti suggerisce che c’è qualcosa che in quel paesaggio stona con quelle che sono le suggestioni che avevi colto sul luogo nel complesso e volevi catturare in foto, così un buon amministratore guardando il suo paesaggio da diverse angolazioni e da diversi punti può capire quali sono quelle aree, quegli oggetti verso i quali intervenire per rimuoverli o schermarli ad esempio attraverso il verde, attraverso alberi, rampicanti, eccetera.

E che sia presente questa esigenza ricostruttiva nella nostra psiche collettiva inconscia lo dimostra proprio il bell’ album di dati e foto su Facebook di Rita Paiano, dove con il contributo intersecato di tanti studiosi si cerca proprio di capire come fosse quella torre in origine a colmare quelle lacune che il rudere oggi trasmette!

I soldi pubblici per questi interventi non mancano, ci sono anche in abbondanza, è che vengono solo utilizzati per porcherie, per questo bisogna stigmatizzare le porcherie con forza, come quelle oggi della Falsa-ecologia!

Poi si può sempre ricorrere a collette pubbliche e a sponsor, purché non siano royalty di imprese che hanno intenzione di impattare e distruggere il territorio e poi danno dei contentini di green-washing al territorio.

Sia inteso: ci vuole sempre misura nelle cose ovviamente!
Io inoltre apprezzo moltissimo la pittura dalle suggestioni ruiniste che faceva vedere ruderi dell’antichità immersi in paesaggi bucolici e venatori,
Esempio di pittura bucolico-ruinista
Esempio di pittura bucolico-ruinista
ma non possiamo lasciare tutto a rudere dei nostri beni culturali; ci sono casi in cui la sola conservazione del rudere, (che è auspicabile non demolire-cancellare), è accettabile, penso per esempio se è rimasto un piccolissimo frammento di mura di un complesso di mura antiche andate distrutte, penso ad esempio ad un frammento di mura messapiche in qualche paese del Salento, però anche lì se attorno vi sono dei blocchi delle mura gettati da un terremoto è sempre il caso di lasciarli a terra o è meglio ricostruire un pezzetto di muro come era in passato una volta documentato lo stato delle cose? Certo è importante sapere se c’è stato un terremoto e come si è sviluppato, poi però fatta la dovuta documentazione il bene è bene che sia ricostruito, almeno in parte, e in parte magari lasciando testimonianza materiale della rovina tellurica.
Con la ricostruzione il bene culturale danneggiato dall’incuria del tempo riacquista la sua soggettività perduta.
Diventa leggibile, di una lettura più immediata. Non è possibile, né sarebbe giusto, e sarebbe assai dispendioso, operare sempre per sovrastrutturare il rudere di tanti pannelli attorno con le ricostruzioni grafiche e con altri mezzi di comunicazione di informazioni fino oggi addirittura ai dispositivi tecnologici per una virtuale realtà aumentata, tutti mezzi di trasmissione dell’informazione importanti certo, che possono aggiungere, ma che poi finirebbero per richiedere loro il restauro nel tempo, adagiandosi così sul miraggio del progresso tecnologico e venendo meno alla missione prioritaria vera dell’arte e della scienza del restauro dal punto di vista materiale, concreto; missione volta ad arricchire, riarricchire il paesaggio di un bene che era venuto meno, del tutto o in parte, valorizzandolo nel verso di una dimensione paesaggistica pittoresca, paesaggio storico-naturale che è quotidiana importante scenografia delle nostre esistenze! La tecnologia deve guidare anche proprio nel verso delle ricostruzioni dei manufatti quanto più fedeli agli originali, insieme alla collaborazioni dei più bravi artisti-artigiani del momento, pensiamo solo per citare tecnologie odierne all’avanguardia importanti in tal senso: al laser scanner, alla fotogrammetria digitale, ai droni, alle stampanti 3D o alle macchine a controllo numerico. E importanti applicazioni di questa buona filosofia la vediamo non solo nei migliori restauri ricostruttivi ma anche nella realizzazione di copie fedeli degli originali messi in salvo in luoghi riparati, e citiamo ad esempio soltanto la copia della statua di Marco Aurelio in Piazza del Campidoglio a Roma,
Copia perfetta della romana statua equestre dell’ Imperatore Marco Aurelio, centro di piazza del Campidoglio a Roma, 28 ‎marzo ‎2011. Foto di Oreste Caroppo
o la copia della statua cinquecentesca del Davide di Michelangelo davanti a Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria a Firenze, là dove stavano i loro originali prima della traslazione in altro luogo coperto.
Addirittura poi, in lodevole barba a chi è assurdamente contrario al completamento di opere architettoniche le quali per varie vicissitudini restarono incomplete per interruzione dei cantieri,
a Firenze hanno installato, nel novembre 2010, una replica del David di Michelangelo anche nella collocazione originaria prevista, su un contrafforte della cupola di Santa Maria del Fiore.
Non so se si hanno i progetti originali per guidare il fedele doveroso completamento, ma a Lecce nel centro storico da secoli versa incompiuta la parte superiore della facciata della barocca Chiesa di Santa Teresa,
La Chiesa di Santa Teresa a Lecce venne realizzata dal maestro Giuseppe Zimbalo (Lecce, 1620 – 1710) e richiama un’altra costruzione del maestro leccese, la Chiesa dell’Annunziata di Galugnano, per cui anche se non vi fossero più conservati i progetti originali già questo confronto potrebbe guidare nel verso di un buon rispettoso completamento, applicando in questo caso barocco le buone idee del cosiddetto “restauro stilistico“, una teoria del restauro da tener presente e cui ispirarsi in casi come questo di opera incompiuta, e che non ha alcun senso, neppure statico magari, lasciare così incompleta, come mozzata, e pertanto sgradevole a vedersi in quello stato! Sì è vero, il suo completamento testimonia un fatto storico. Quale? Che il cantiere fu bloccato. Ok, grazie, ma non basta metterlo nel pannello dei dati storici del monumento un tale dato, anziché manifestarlo con cotanta fossilizzata imperitura incompletezza. E precisiamo, pannello dei dati che sia in bel ferro battuto e in stile, così da non doverlo cancellare come sgradevole pugno nell’occhio anacronistico dalle foto della facciata della chiesa che oggi pochi fotografano proprio per la bruttezza che le conferisce immeritatamente la sua incompletezza! Completiamola in stile!
Non dimentichiamo che ricostruite mi pare siano state anche alcune di quelle famose colonne del palazzo di Cnosso a Creta, rastremate dall’alto verso il basso, che praticamente alla fine sono uno degli elementi di maggiore caratterizzazione e che resta impresso nella memoria di quel palazzo minoico di Cnosso. Se non le avessero messe su, oggi non avremmo alcuna idea architettonicamente caratteristica simbolica legata a quel palazzo, pensiamoci a questi aspetti!
Palazzo minoico – Creta
Vi sono siti archeologici di grande importanza, come per esempio la città di Norba latina con i resti delle sue mura ciclopiche di cinta in opera poligonale, eppure di essa resta poco ad oggi nel vasto immaginario pubblico perché non ha ancora, eccetto i resti delle sue mura, qualcosa di immediatamente identificabile ed originale che la soggettivizzi caratterizzi e connoti in maniera forte. Viceversa Micene, di cui pure restano mura ciclopiche ha ad esempio la Porta dei Leoni o la Tomba di Atreo o la detta Maschera di Agamennone come elementi caratterizzanti. La Grotta dei Cervi di Porto Badisco ad Otranto, ad esempio, ha trovato subito nella pittura detta dello “stregone di Porto Badisco” un simbolo con il quale tutta la grotta viene identificata.
Pensiamo così all’importanza che siano state rimesse in piedi alcune colonne, immagino, nei fori romani, magari crollate nel tempo e i cui rocchi erano lì per terra ben individuabili.
Così dall’altro lato, per esempio, sono suggestivi i ruderi del villaggio medioevale non ricostruito e tra i quali è stata creata l’oasi del Giardino di Ninfa, nel Lazio,
 
Giardino di Ninfa, nel Lazio
 
quei ruderi sono stati immersi in uno stupendo giardino botanico molto curato con ispirazione naturalistica di giardino all’inglese, uno stile che prevede di lasciar crescere le piante senza troppe costrizioni geometrizzanti.
 
Ma consideriamo il caso di questa torre idruntina, essa è un simbolo, il simbolo della città di Otranto, non è un rudere qualsiasi,

Oggi, la torre, restaurata di recente, spicca nello stemma civico di Otranto, abbracciata da un serpente nero, orgoglio…

Publiée par Rita Paiano sur Dimanche 23 décembre 2018

Questa torre è costantemente presente nell’immaginario di questi luoghi, tanto da essere entrata nello stemma della città di Otranto dove è rappresentata con un serpente nero che l’avvolge.
Un’iconografia araldica già attestata almeno nel ‘5oo e legata all’antica leggenda da cui la torre tra il nome: “la leggenda racconta di un serpente (un drago) che ogni notte saliva dalla scogliera per bere l’olio che teneva accesa la lanterna del faro. Ad un certo punto gli abitanti di Otranto tesero un’imboscata al mostro uccidendolo e la compagna del serpente, saputolo, salì sulla torre, si avvolse attorno e la strinse fino a distruggerla. Un’altra leggenda narra che pochi anni prima della presa di Otranto nel 1480 i Saraceni si erano diretti verso la città salentina per saccheggiarla, ma anche in quell’occasione il serpente, avendo bevuto l’olio, aveva spento il faro. I pirati senza punti di riferimento passarono oltre e attaccarono la vicina Brindisi.”
Non si dimentichi che parliamo di un simbolo identitario per la comunità idruntina e salentina e che ha il valore per l’ inconscio di un sacro bethilos, manufatto di congiunzione tra cielo e terra in un punto rialzato quasi magico con il mare anche prossimo.
Ed è un rudere di cui resta tanto in termini di informazione ancora in piedi e nelle fonti testuali, fotografiche, pittoriche e scultoree dell’antica torre, altre se ne possono trarre da scavi archeologici in loco, e da studi architettonici paralleli a monumenti simili “coevi” almeno per l’aspetto completo più recente che la torre ebbe nei suoi eventuali rifacimenti.

La Memoria è la struttura sulla quale un popolo costruisce il proprio nucleo ed in cui fa affondare le proprie radici. Mentre il ricordo è frutto dell’ esperienza di ogni singola persona. Stefano Orlando

Publiée par Rita Paiano sur Samedi 2 décembre 2017

Clicca l’immagina con il graffito cinquecentesco di Torre del Serpe e leggi la didascalia!

Perché allora applicare il mero principio conservativo e non quello ricostruttivo ad un tale simbolo?
Lasciarla così è come se guardandolo la città di Otranto la sua comunità non si fosse mai ripresa davvero del tutto dall’assalto dei Turchi o del tempo che sia stato a rovinar la Torre.
In realtà da quanto vedo da questa immagine è probabile che quella torre fosse ancora ben rimasta in piedi (o fosse stata ricostruita/restaurata) anche dopo l’assalto turco di Otranto avvenuto intorno al 1480.

Di Mario Cazzato:"A proposito di questa torre,esiste una veduta della città di Otranto del 1531 eseguita da un…

Publiée par Rita Paiano sur Vendredi 5 octobre 2018

 
Possiamo dire che
-) nelle epoche di decadentismo non si ricostruisce, al limite se l’amore per la cultura non muore si restaura in maniera conservativa,
-) nelle epoche di rinascimento invece si restaura in modo ricostruttivo e si trae grande ispirazione nel passato per la migliore costruzione del presente!

 

Come appare oggi Torre del Serpe vista dal lato mare.

 

Nota architettonica: la Torre del Serpe rientra nella categoria delle torri a base circolare e forma tronco-conica: parzialmente diroccata, è visibile una sola parete e la scarpa, ovvero l’ampliamento del basamento per dare una maggior superficie di appoggio alle murature che si ergono in altezza.

 

FEBBRAIO 2019 Il tema del Calendario Quarta Caffè 2019 sono le torri costiere del Salento con i loro paesaggi di…

Publiée par Quarta Caffè SpA – Pagina Ufficiale sur Jeudi 31 janvier 2019

Come appare oggi Torre del Serpe vista dal lato dell’entroterra

 

È chiaro che gli otrantini (e non solo), si dice, rimasero delusi dopo l’ultimo restauro benché importante dal punto di vista del consolidamento, perché prima la Torre era un’opera dalle suggestioni ruiniste, con gli evidenti segni del tempo, e belle anche le piante rupicole cresciute tra le sue rocce, che la invecchiavano e caratterizzavano. Oggi essa è un manufatto rimasto rudere ma “allisciato”, ringiovanito nell’aspetto, e sembra da lontano quasi più un relitto industriale, una ciminiera industriale spezzatesi, un maxi tubo di plastica squarciato. Dunque contraddizione che balena sgradevolmente alla percezione: ringiovanito nell’aspetto delle parti relitte ma incompleto!
Ciò che merita è la ricostruzione a tutto tondo e tornare ad essere spazio e manufatto fruibile nella ruralità e suggestivo, con suggestioni medioevali, rinascimentali al più, a 360°, dal quale, immaginiamo quanto sarà bello, tornare a mirare dalla sua sommità le montagne dell’ Epiro e le isole illiriche e greche nel Canale d’Otranto!
Luogo mitologico e mitopoietico, simbolico, identitario e di poesia che è assurdo sia rimasto sin ad oggi così senza che si levasse forte il grido: “RICOSTRUZIONE!”
Questo è il mio pensiero davanti al rudere di quella torre, davanti a quel restauro subito, importante ma progettualmente interrotto de facto nel verso della creazione di un’opera monca proprio per obbedienza ad un assurdo paradigma ideologico, applicato del tutto acriticamente, dell’ideologia del “non-restauro”, praticamente potremmo dire, nel mondo del restauro!
Se qualcuno ha avuto un pensiero simile non posso che complimentarmi con lui, sia del passato, del presente o del futuro, nel mentre denigro quei minus-pensatori che ci hanno portati in questo decadentismo demotivato persino costoso!
Vediamo alcuni paradossi per mostrare la marcia ideologia del restauro sempre e solo senza ricostruzione:
-) e allora se venisse un terremoto, (come sempre si son avuti nel mondo e quasi sempre si è costruito e ricostruito al posto delle macerie o sopra le maceria accumulate), questi affermerebbe che nulla deve essere ricostruito perché sarebbe altrimenti, gridano, un “falso-storico”?! Odiano proprio la cultura non c’è che dire, e cercano spazio per le astrusità disarmoniche della contemporaneità di grido architontico, vien anche da pensare;
-) un tale approccio sarebbe poi un pericoloso incentivo per chi teme per suoi interessi gli eventuali vincoli comportati dal bene culturale a vandalizzarlo-distruggerlo e poi via via asportarne persino i resti nella certezza che mai verrebbe ricostruito, fino alla sua totale scomparsa, attribuendo il tutto ad ignoti vandali e all’incuria del tempo, e sperando nel venir meno dei temuti vincoli … ed è ciò già accaduto parecchie volte nel Salento negli ultimi decenni, vedi il caso del distrutto ed asportato Dolmen Sferracavalli in agro di Giurdignano, ma che ben si potrebbe ricostruire dato il materiale fotografico ed altri rilievi a sua documentazione che si posseggono,
Dolmen Sferracavalli – contrada omonima, feudo di Giurdignano
il Dolmen Chianca in contrada Poligarita in feudo di Maglie distrutto e ancora non restaurato rimettendolo in piedi, e tutti i suoi pezzi son ancora in loco coperti dai rovi, e tanto il materiale fotografico e i rilievi a documentazione del suo stato originale pre-danneggiamento,
Dolmen Chianca – contrada Poligarita nel fondo omonimo, feudo di Maglie
o il caso della laura basiliana in contrada Cciancule-Franite a Maglie cui fu distrutto il tetto e ancora non recuperata come ben sarebbe possibile!
Segnalo questo interessante articolo del 1941: ”Una Laura Basiliana nelle campagne di Maglie”, di P. Maggiuli, pubblicato su ”Rinascenza Salentina” dal sito emeroteca.provincia.brindisi, link: http://emeroteca.provincia.brindisi.it/Rinascenza%20Salentina/1941/fascicoli%201/Una%20Laura%20Basiliana.pdf
-) nella ricostruzione non si distruggono le parti e materiali relitti (se ancora esistenti) che vengono integrati per quanto possibile, ergo opporsi anche con forza alla ricostruzione nel restauro, nel saggio buon principio del “dov’era e com’era”, è sintomatico proprio di un’ ideologia alla rovina consolidata e che resti rovina ad ogni costo, persino se struttura sgradevole in quello stato di rovina e non fruibile ma sotto gli occhi di tutti.
Paradossi che mostrano ancor di più la fallacia logica di un restauro per ideologia mai ricostruttivo!
Altro caso simile a quello del relativamente recente restauro di Torre del Serpe è quello della Torre di Porto Miggiano a Santa Cesarea Terme, che ben poteva essere interamente ricostruita data l’informazione contenuta nella parte restante, invece si è optato per un restauro di consolidamento del rudere e basta lasciandolo squarciato. E’ giusto aver lasciato a vista questa vista in sezione o sarebbe stato meglio lasciare le informazioni dello spaccato in sezione in un pannello di informazioni e ricompletare il manufatto?! Per rivederlo in sezione ci sarà sempre tempo, sempre il tempo opererà per rovinarlo, ma il restauro come sorta di periodica ordinaria manutenzione non può fare ammutinamento alla sua missione ricostruttiva nei confronti dei periodici continui danneggiamenti!

Begli interventi ricostruttivo-restaurativi sono stati fatti a Castro di Minerva recentemente nel recupero delle aree attorno la rocca e del Castello, con realizzazione di un sentiero passeggiata belvedere il tutto con attenzione alle suggestioni paesaggistiche complessive e nel rispetto del Genius loci dei terrazzamenti con orti e muretti a secco e senza l’ uso di oscene ringhiere metalliche che invece hanno profanato diversi camminamenti belvedere in italia negli ultimi anni!

Ottima anche la ricostruzione recente dei ruderi di case a tetto a doppio spiovente, ricoveri militari durante la seconda Guerra Mondiale, in contrada Orte a Otranto, di cui erano rimasti pochissimi resti, ma che hanno visto nella ricostruzione nel verso di realizzare delle villette a fini turistici, da parte di privati, il ripristino delle volumetrie e delle forme con tetto a doppio spiovente originarie come documentato da foto storiche! E il paesaggio tutto ne ha giovato, rispetto alla vista del cemento con tondini arrugginiti a vista che caratterizzavano ormai quei brutti ruderi.

Vediamo oggi un abuso dell’ingiuria di “falso-storico” contro gli interventi invece più riusciti, ispirati da quanto anche raccolto in questo scritto, da parte di certa “critica” arroccata al cattivo gusto kitsch, possiamo dire persino, di una contemporaneità sradicata e snaturalizzata che già tante profanazioni – spacciate ora come “contaminazioni”, ora giustificate adducendo il malo paradigma della non integrazione con continuità e fedeltà del ricostruito con l’ originale – ha compiuto a danno del paesaggio e dei beni culturali del nostro BelPaese, un capitolo da chiudere definitivamente e “smantellare” nelle sue brutture prodotte!

La conoscenza dettagliata offerta da studi multidisciplinari del passato deve guidare al meglio le ricostruzioni dei beni culturali, e fornire anche quegli input per interventi più generali e di ogni tipo nel paesaggio, affinché, pur nell’estro dell’autore contemporaneo, sia esso un cittadino, architetto, urbanista,  ingegnere, amministratore, ben si amalgamino con il paesaggio storico-naturale valorizzandolo, nel rispetto dello stratificato Genius loci!

 

Torre del Serpe è solo uno e simbolico dei tanti monumenti salentini che attendono restauri-ricostruttivi (“com’erano e dov’erano”) e non solo conservativi, dal megalitismo distrutto, a tante chiesette di campagna anche medioevali in rovina, (si segnalano come ottimi interventi di restauro rispettoso recenti quello della Chiesetta di Santo Solomo in feudo di Botrugno, e quello della Chiesetta della Madonna dell’Itri in feudo di Cerfignano, entrambe versavano in pessime condizione, quasi dei ruderi),

Chiesetta di Santo Solomo in feudo di Botrugno. Ulteriori dati al link.
A sinistra foto del suo stato prima dei restauri.
A destra foto dopo i recenti interventi di restauro rispettoso del manufatto e delle suggestioni del contesto.

 

ecc., ecc., sin alle edicole votive da ricostruire quando scomparse ma documentate e far riaffrescare, magari ispirandosi alle iconografie ben note dei santi cui erano dedicate, o se non vi son dati in merito attingendo ai toponimi più prossimi legati a santi, o nuove dediche, ma continuando a vivificare con tali monumenti la ruralità nella continuità con la tradizione.

 

(Testi tratti dal mio post facebook del 2 febbraio 2019 e dai miei commenti a esso, al link: https://www.facebook.com/oreste.caroppo.98/posts/1190656124421770)

 

Vedi anche per approfondire lo scritto dal titolo:

“DE ARCHITECTURA” NATURALISTICA – L’ESTETICA DEL PAESAGGIO DELLA PIACEVOLEZZA

 

 

 

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