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L’ “Anemone barocca di Maglie”: una scoperta da regno delle fate!

L’ “Anemone barocca di Maglie”: una scoperta da regno delle fate!

Di Oreste Caroppo

 

L’ “Anemone barocca di Maglie” in una foto di Oreste Caroppo, confronto con particolari da opere pittoriche italiane del ‘600, in particolare del pittore Mario Nuzzi (1603-1673) chiamato anche Mario de’ Fiori come suo pseudonimo poiché soggetto preferito dei suoi quadri furono le composizioni di fiori.

 

Là dove sbocciano ancora le ‘Nemole!

Una varietà sublime che si credeva estinta e nota solo attraverso le opere dei pittori barocchi ed altri artisti conservate nei più importanti musei e biblioteche in Europa e non solo

 

Forse mai macchina fotografica aveva immortalato questa varietà di Anemone che con estrema meraviglia è apparsa sotto i miei occhi nei giardini periurbani di Maglie.
I suoi fiori sbocciano ancora oggi grazie alla cura di pochissime famiglie amanti della flora e dei fiori che si sono tramandate questa antica varietà, un tempo coltivata come cultivar preziosissima e incantevole in quei veri e propri orti botanici privati che erano le tante ville gentilizie del paese, presenti tanto all’interno del centro urbano quanto nel suo feudo e hinterland.
Maglie è una graziosa città ubicata nel cuore del basso Salento, posizionata grossomodo a metà strada tra Otranto e Gallipoli e tra Lecce e Leuca, è più prossima ad Otranto, ed è la mia città di nascita e residenza.
Una scoperta da Regno delle Fate, l’ ”Anemone barocca di Maglie”, foto di Oreste Caroppo, marzo 2021.
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Il racconto della scoperta
Passeggiando per le stradine rurali del territorio di Maglie sono stato attratto nel maggio del 2020 da bei fiori, per me insoliti, presenti sotto un albero di Fico (Ficus carica) poco oltre il confine di un podere recintato da muretto a secco, si trattava di un bel cespo di Alstroemeria (Giglio degli Incas del Perù) nella variante con fiore a dominante cromatica rosa, era la prima volta che incontravo quella pianta e tanto mi aveva colpito; sempre lì tra l’orto e il muretto di confine sbocciavano anche dei Gigli bianchi (Lilium candidum), e nei giardini vicini anche avevo osservavo Turcamelie, come la specie Clerodendron fragans a fiore bianco e la Turcamelia rosa (Clerodendron bungei), e Speronelle (Delphinium consolida) nella variante a fiore blu, specie di tradizionale coltivazione nei giardini del Salento un tempo, eppure quest’ultima non l’avevo mai vista prima. Una mattina del mese di luglio passando sempre da quei luoghi ho visto una donna che era in quel campo mentre curava un orto, e le ho chiesto per favore se potevo prendere alcuni steli con radice da trapiantare di Giglio degli Incas, senza danneggiare la formazione. Ho avuto così modo di conoscere la loro gentile proprietaria, che mi ha concesso di prenderne alcuni rizomi con una zappetta che avevo portato con me; subito dopo li ho ripiantati in più luoghi, in giardini privati di miei parenti e conoscenti e in alcune aiuole comunali. Quella gentilissima signora mi ha allora parlato del suo grande amore per i fiori, e delle tante altre specie che cura e che nei vari mesi impreziosiscono un altro suo giardino poco distante, più prossimo alla sua dimora campestre, e che ha unicamente dedicato alle piante ornamentali. Mi ha invitato a tornare lì a primavera o poco prima per godere dello spettacolo di forme, colori e profumi di quella biodiversità autoctona ed esotica, promettendomi anche tanti altri “scattuni” (termine dialettale locale che indica dei rametti per talee, ma che in maniera più ampia viene utilizzato per indicare porzioni di piante che si possono ripiantare e possono attecchire, quindi anche rizomi, bulbi, polloni radicati, ecc.) di tante altre specie e varietà che mi avrebbe permesso di prendere. Mi fece vedere sul suo cellulare, invitandomi a scorrere le immagini registrate, le foto scattate tra febbraio e marzo alle profumate Giunchiglie (Gladiolus tristis) in fiore che pure coltiva. Tante di quelle specie, per i salentini nati nell’ultimo trentennio del ‘900, sono le piante delle nonne, tipiche con le loro fioriture dei loro curati giardini, come ad esempio la Fucsia, la Euforbia variegata (Euphorbia marginata) o la bulbosa Fiore di Gallina d’Arabia, ricordi fanciulleschi di tempi precedenti a brutte mode di giardini più asettici, che si sono diffuse sul finire del ‘900 e che hanno minacciato tutta quella ricchezza di biodiversità dono della natura, della storia e della cultura. Ci siamo scambiati i numeri di telefono e ci siamo salutati.
Nei primi di marzo 2021 vedendo in internet su Facebook la foto di fiori di Giunchiglie in Salento, così chiamate per il loro portamento che ricorda quello del giunco, ho ricontattato quella signora che mi ha gentilmente concesso di far visita al suo ricco giardino. Sono così penetrato in uno spazio come per me fatato, d’un tratto mi son ritrovato di fronte a tantissime meraviglie botaniche profumate, dalle molteplici forme e colori, che mai avrei pensato di poter scorgere tutte insieme in poco spazio a poche centinaia di metri da casa mia. Era un bellissimo primo pomeriggio di Sole, già caldo primaverile de facto, prima di qualche marzolina sciabolata d’inverno nei giorni successivi. Era il 6 marzo. Per la descrizione delle tante meraviglie botaniche che i miei occhi videro lì vi rimando in APPENDICE in fondo all’articolo.
Di quasi ogni pianta vegetante rigogliosamente, come ogni essenza in quello specchio di paradiso terrestre, se non l’avevo già, quella signora mi donò degli “scattuni” perché potessi riprodurla, per altre invitandomi a tornare quando fosse stato il momento più adeguato per ripropagarle.
Benché vi erano lì piante che vedevo per la prima volta e non conoscevo come i fiori di Sparaxis tricolor, (si tratta di una pianta bulbosa, che ho saputo esser stata più diffusa in passato, ad esempio nell’hinterland di Lecce), altre che avevo visto solo in foto come le  Giunchiglie, la mia attenzione fu catturata in quel giardino di piante ornamentali prevalentemente antiche da una specie/varietà per me assai insolita, cresceva in un ampio vaso terroso posato per terra.
“Anemone barocca di Maglie”, 6 marzo 2021, Maglie (Italia-Puglia-Salento), foto di Oreste Caroppo.  Il riccio centrale di petaloidi rossi insieme alla corolla di tepali appare più raccolto oppure più aperto a seconda del grado di maturità del fiore, e una volta sbocciato a seconda del momento della giornata perché il fiore si apre e si socchiude nel corso del giorno o a seconda delle condizioni meteo, ad esempio tende alla chiusura in giornate uggiose e/o molto ventose, mentre si apre in presenza di irraggiamento solare. Il vaso posato per terra era in pieno Sole. Il terriccio usato quello da giardinaggio. Il giardino è regolarmente annaffiato tutto l’anno. Tantissimi fiori da un singolo vaso! Nel vaso a sinistra invece ci sono delle Giunchiglie.
Non compresi subito di cosa si trattasse dal punto di vista tassonomico, quasi ubriacato da tanta biodiversità in cui ero immerso, ma la fotografai, me ne feci dare alcune piantine con foglie, fiori e rizomi che subito tornato a casa piantai con cura nonostante fosse ormai sera, e mi feci raccontare la loro storia.
”Anemone barocca di Maglie”, 6 marzo 2021, Maglie (Italia-Puglia-Salento), foto di Oreste Caroppo, confronto per un riferimento dimensionale con la mano dell’autore dello scatto. Lumachina nel fiore. Queste potrebbero essere le prima foto, ancor più probabilmente le prime foto a colori, di questa cultivar mai divulgate!
Un’unicità che tanto aveva colpito la mia fantasia sempre attratta dal nuovo e dall’insolito.
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Alcuni dati dimensionali:

-) i fiori possono essere alti a partire dal suolo anche 30 cm;
-) quando il fiore è completamente aperto, in grossi esemplari di fiore, il riccio interno di petaloidi rossi può raggiungere un diametro di 6 cm, mentre la corolla di tepali un diametro di circa 8 cm.
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Profumo del fiore: assente, a differenza delle Anemoni coronarie blu-indaco della zona che hanno invece un assai tipico odore.
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“Anemone barocca di Maglie”, fiore reciso in vaso, 7 marzo, Maglie, foto di Oreste Caroppo. Accanto steli di fiori di Giunchiglie che presi di giorno non emettevano profuma, ma nelle ore notturne in vaso, come aveva previsto la magliese Signora dei fiori, hanno sprigionato tutta la loro fragranza per tutta la mia abitazione.
Specie di appartenenza:
notando le sue caratteristiche nella preliminare indagine tassonomica mi ero orientato verso il genere Anemone, e ancor più specificatamente verso la specie Anemone coronaria, ipotizzando che quanto osservato potesse essere una varietà di questa specie, ciò sia per la corolla di sei tepali (talvolta sette) dalla conformazione simile a quella del fiore di Anemone coronaria selvatico, sia per la fenologia, le Anemoni coronarie spontanee nell’hinterland magliese erano in fiore proprio in quei medesimi giorni. Non solo, anche le foglie erano identiche a quelle di Anemone coronaria. La somiglianza con i fiori di Anemone coronaria si coglie poi maggiormente se si osserva il fiore di profilo (vedi foto qui a fianco sulla destra). Si noteranno così le caratteristiche foglie bratteali disposte a corona sotto il fiore e a strette lacinie.
Foglie fotografate per confronti con quelle della specie Anemone coronaria a cui con tutta probabilità appartiene l’esemplare in oggetto (foto di seguito a sinistra):
Foglie dell’ “Anemone barocca” di Maglie, Maglie, 10 marzo 2021, foto di Oreste Caroppo. Uno dei tre vasi del mio primo tentativo di ripropagazione della pianta. Due vasi ampi in plastica e uno con decori baroccheggianti a sbalzo con protomi leonine e festoni tutto in terracotta che, avendolo da tempo, ho utilizzato per l’importante l’occasione botanica presentatasi.
La Signora dei fiori, il 6 marzo, mi ha regalato anche un fiore di quella speciale sua Anemone, reciso vicino a me, in tal modo ho potuto anche valutare la sua resistenza in vaso da fiori con acqua come fiore reciso nonché fotografarlo e fotografarne particolari per approfondire, e inserirlo poi nel mio erbario.
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Una ricerca di citizen science
Ho quindi condiviso le prime due foto fatte il 6 marzo, sopra mostrate, in una chat facebook che avevo aperto mesi prima per il riconoscimento delle piante, dove avevo coinvolto professori universitari di botanica, naturalisti e tanti appassionati botanofili. Una grande meraviglia le foto hanno suscitato lì, e sono giunte richieste di poter vedere e approfondire maggiormente la specie/varietà di quel fiore così insolito.
Dopo la meraviglia suscitata in chat nel pomeriggio del 6 marzo dalle mie foto di quelle Anemoni speciali, ho quindi subito preparato un post facebook con le due foto fatte sul campo e qui mostrate sopra e l’ho condiviso sui miei profili facebook la sera stessa del medesimo giorno, il 6 marzo 2021, accompagnando le immagini con questo testo:
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in contrada Poligarita (o anche chiamata Policarita in vernacolo locale) coltivata da diversi anni da una custode collezionista di piante, molte anche recuperate dai giardini, orti e ville del territorio circostante.
Ma quale è l’origine di questa specie-varietà?
Si tratta di una pianta diffusa a livello commerciale vivaistico? Eppure se così fosse, è strano che nonostante la sua bellezza, che infiamma i cuori di chi osserva i suoi fiori, e la plausibile facilità di coltivazione non pare, ad ora, che altri la conoscano.
Oppure è una varietà comparsa in loco anni or sono e poi selezionata come domestica per il suo grande fascino estetico, diffusa però solo negli orti locali o forse maggiormente diffusa in passato a Maglie senza mai entrare nei circuiti commerciali?
O si tratta di un’antica pianta specie/varietà amata in passato, coltivata, ma per varie vicissitudini estintasi altrove ma conservatasi lì?
Nel territorio vegeta diffusa l’Anemone coronaria in fiore in questi stessi giorni.
Nel territorio magliese e suo hinterland osservo da diversi anni l’Anemone coronaria selvatica a sei petali della varietà a fiore viola (ad esempio questa con particolare densità in contrada Luci, in feudo di Scorrano, e anche nella prossima contrada Poligarita), nel territorio di Corigliano d’Otranto (ad esempio in contrada Plao) si osserva diffusa la varietà a fiore rosso (nel 2018 l’ingegnere Roberto Aloisio di Maglie si accorse della presenza diffusa di questa variante rossa in quella zona), nel territorio di Muro Leccese (ad esempio in contrada “Conca”) ho osservato anni fa la varietà a fiore bianco e quella bianco-rosata.
E in quel medesimo giardino magnifico non potete credere quante altre rarità e meraviglie botaniche dei vetusti nostri giardini lì tutte vegete e preservate! Un luogo per me fatato!
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Non si sono fatti attendere commenti di meraviglia, esclamazioni sulla bellezza del fiore, e un tentare di trovare la specie e varietà. C’è stato chi si è orientato verso particolari Crisantemi, ma la diversità complessiva della pianta misteriosa rispetto ai Crisantemi è elevata, sebbene sia innegabile una certa similitudine soprattutto per la parte interna del fiore enigmatico magliese. C’è chi ha trovato somiglianze con delle Dahlie ornamentali (ad esempio la Dahlia della varietà chiamata proprio “Fior di Anemone”, che presenta la caratteristica dei petali esterni allargati a differenza di quelli all’interno che sono tubulosi e a nido d’ape, o anche la varietà detta “Brio”). Altri si sono orientati verso alcune particolari Peonie ornamentali, come la varietà “Opal Hamilton”. Ma nel complesso no, false piste tassonomiche. Era evidente che bisognava cercare presso le Anemoni.
Chiedevo quindi se qualcuno aveva mai visto questa varietà, e/o ne conoscesse il nome preciso.
La domanda era se si trattasse di una varietà già nota e diffusa a livello vivaistico selezionata da tempo o di una varietà emersa in loco spontaneamente e coltivata dai cittadini salentini, magari solo magliesi. Era una varietà nota in ambito commerciale o la selezione era stata fatta proprio in zona dopo forse una mutazione spontanea? Quanto in breve tempo scoprimmo ci sorprese ancora di più!
Il botanico professor Piero Medagli dell’Università del Salento ha ipotizzato anche lui che si trattasse proprio di un Anemone, ed in particolar modo una cultivar antica appositamente selezionata e migliorata esteticamente con la coltivazione nell’arte della vivaistica e poi giunta così tramite coltivazione a Maglie, “propenderei per una cultivar antica di Anemone migliorata in coltivazione per selezione con scelta man mano degli esemplari più lussureggianti“. Riguardo all’ipotesi di un commentatore che aveva ipotizzato nella discussione una ibridazione tra Anemone e Dahlia all’origine della pianta, così il famoso botanico ha osservato nel merito: “Qualcuno ha ipotizzato ibridazioni tra anemone e dalia, ma si tratta di specie molto distanti geneticamente e sistematicamente, trattandosi di una ranuncolacea e di una asteracea rispettivamente. Quindi escluderei ibridazioni.
Ho condiviso quindi il post anche in gruppi espressamente dedicati alle piante da fiore e all’arte del giardinaggio, e con sorpresa anche lì numerosi commenti di meraviglia. Nessuno per quanto esperto, studioso di botanica, di florovivaismo o semplice appassionato aveva mia visto dal vivo questa varietà di Anemone.
L’aspetto strano era che a dispetto della bellezza che ha subito incantato tanti alla vista della foto, quella cultivar non pareva avere avuto una cospicua diffusione commerciale, per lo meno in questi ultimi anni. Anzi sembrava proprio non aver avuto alcuna diffusione! Nessuno che l’avesse mai vista in alcun luogo, spontanea o coltivata. Nessunissima foto, neppure vetusta!
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Un “fossile pittorico” creduto estinto ma riscoperto ancora vivente
Finché dopo alcune ricerche ci ha scritto, sul post che avevo condiviso anche nel gruppo facebook “Identificazione e Discussione delle Piante“, l’esperta Anna Bletilla Merello che ci ha segnalato dei quadri del ‘600 del pittore Mario Nuzzi (detto Mario dei Fiori), che ritrasse spesso proprio fiori di Anemone di varietà simili al misterioso fiore scoperto a Maglie. Le opere di questo pittore che lei conosceva le sono state evidentemente ricordate dall’immagine dell’insolito fiore magliese, insolito a noi oggi viventi.
Ad esempio questa variante, leggermente diversa dal punto di vista cromatico con anche le punte dei tepali rosse, da un’opera pittorica di Mario Nuzzo, mi è stata inizialmente segnalata da Anna Bletilla Metello:
Particolare da un’opera pittorica del ‘600 di Mario de’ Fiori.
Questo Anemone nell’immagine sopra appare esattamente anche con sei tepali, proprio come negli Anemoni coronaria selvatici in Salento solitamente e come nella seducente varietà coltivata magliese oggetto di questo approfondimento la corolla dei cui fiori ha sei tepali, talvolta sette (sulla base delle prime osservazioni). Talvolta, soprattutto nelle varietà coltivate di Anemone coronaria, il numero di tepali della corona esterna principale del fiore può essere diverso da sei.
In merito a questo particolare pittorico sopra mostrato così commentava la grande esperta italiana Anna Bletilla Metello che ho avuto la fortuna di intercettare: “è solo un particolare da uno dei tanti quadri di Mario Nuzzi (detto Mario dei Fiori), sono partita dall’artista ma moltissimi pittori lo hanno ritratto, almeno fino all’Ottocento, nelle loro nature morte. Si tratta di una mutazione che ricorre nel tempo; in questo quadro del Seicento si vedono anemoni simili (non è il quadro più chiaro, ma è il primo che ho trovato). Di solito le nature morte barocche rappresentano almeno cinque o sei varietà di fiori diversi in numero variabile di esemplari (secondo la grandezza del quadro).
Grazie al suggerimento di Anna Bletilla Metello, che ringrazio per il preziosissimo contributo botanico e storico che ha indirizzato nel verso più risolutivo la ricerca di citizen science che avevo avviato tramite il social network Facebook sul floreale incantevole enigma magliese, ho cercato online tra le opere pittoriche di quel maestro seicentesco trovandone numerose con proprio la tipologia di Anemone di interesse in questo studio sebbene talvolta con un numero maggiore di tepali della corolla basale; ad esempio la seguente opera:
Opera pittorica di Mario Nuzzi (detto Mario dei Fiori), secolo XVII d.C. Natura morta con fiori in un vaso sbalzato. Olio su tela, 85 cm x 60,5 cm.
Vi riconosciamo al centro un fiore estremamente simile anche nei colori a quello scoperto in Maglie.
Per ulteriori confronti riporto queste foto fatte ai fiori magliesi:
“Anemone barocca di Maglie”, fiore reciso in vaso con tepalo piegato per fare vedere le parti interne del fiore, 7 marzo, Maglie, foto di Oreste Caroppo. Quelli accanto sono invece steli di Giunchiglie (Gladiolus tristis).

 

Piegando uno dei sei tepali, questo l’ho fatto quando il fiore era parzialmente chiuso, perché una volta maturi questi fiori di Anemone si aprono alla luce del Sole e si socchiudono al buio, possiamo così vedere la corona interna degli stami di colore scuro che formano la componente maschile del fiore; stessa corona interna scura che vediamo nel fiore raffigurato dal pittore barocco tra la corona dei tepali bianchi e alla base sfumati di rosa-rosso, e i petaloidi interni di color rosa-rosso.

 

“Anemone barocca di Maglie”, fiore reciso in vaso con tepalo piegato per fare vedere le parti interne del fiore, 7 marzo, Maglie, foto con flash di Oreste Caroppo. Quelli accanto sono invece steli di Giunchiglie (Gladiolus tristis).
In merito al pittore Mario de’ Fiori apprendiamo che visse tra Lazio (Roma) e le Marche dove il padre si dedicava proprio all’attività florovivaistica. Grande la sua frequentazione degli ambienti botanici e artistici italiani dell’epoca legati non solo alla pittura ma anche proprio all’arte del giardinaggio paesaggistico. Il misterioso raro fiore in oggetto compare sovente nelle sue opere, sia in una variante molto simile a quella magliese, sia in altre varianti con altri colori.
Dalla voce “Mario de’ Fiori” su Wikipedia leggiamo: “Nel 1618 la famiglia tornò al paese d’origine, Penna, dove il padre Sisto iniziò a dedicarsi alla floricoltura, coltivando anche rarità floreali. [Nota] Proprio raffigurando i fiori più particolari, Mario si cimentò, da autodidatta, nelle sue prime prove pittoriche.”
Nota: Giuseppe Bartocci, “Della patria del pittore Mario Nuzzi”, in “Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le Marche”, s. 8, II (1961).
È probabile che quei particolari fiori venissero pertanto già ritenuti delle rarità di fine bellezza all’epoca e che fossero tra le specialità della coltivazione nel vivaio del padre nelle Marche, apprezzatissimi nei giardini romani e come fiori recisi.
Mario Nuzzi fu uno dei più noti e richiesti naturamortisti floreali della Roma secentesca. Stilisticamente subì l’ascendente di Tommaso Salini, che a sua volta fu un successore del Caravaggio. La predilezione di Mario Nuzzi per gli sfondi scuri s’inserisce pertanto nella tradizione caravaggesca. I suoi quadri spiccano per l’osservazione esattissima delle diverse varietà di fiori, resi con particolari effetti luminosi.
Simili anemoni in diverse sue opere, di seguito ne seleziono e mostro delle altre che ho individuato:
Di Mario de’ Fiori, narcisi, anemoni, tulipani, roselline, aquilegie, campanule, garofani in un vaso blu decorato classicheggiante; olio su tela, cm 50 x 35,6 in cornice; opera datata dalla critica intorno al 1640. Qui uso del prezioso pigmento blu ultramarino per il vaso.
Questa tipologia di Anemoni pare quasi una firma per questo pittore italiano barocco.
Particolare dal suo ”Autoritratto con fiori” del 1640 di Mario de’ Fiori, olio su tela, 136 x 208,5 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi.
Data la grande presenza di questi fiori particolari nei suoi quadri, addirittura anche nel suo stesso autoritratto, che quasi ne fanno una sua firma artistica, mi viene da ipotizzare che fosse una tipologia di fiori sulla quale si era specializzato il padre florovivaista!
“Anemone barocca di Maglie” dai vasi con terra del primo tentativo personale di ripropagazione, foto di Oreste Caroppo, 17 marzo 2021. Un fiore rimasto più piccino forse anche a seguito del trapianto subito dalla sua pianta con rizomi nei primi di marzo.
In realtà scopriremo medesimi fiori in numerosi artisti europei a lui coevi e successivi di ogni parte d’Europa, e anche nel Regno di Napoli nell’Italia meridionale (dove il nome Italia stricamente nacque in antichità). Ma continuiamo a mostrare qui di seguito simili fiori in opere del pittore Mario de’ Fiori:

 

Mazzo di fiori con anemoni e fiori d’arancio, attribuito a Mario de’ Fiori, olio su tela 47,5 x 36,5 cm. Secolo XVII d.C.
E ancora:
Mario de’ Fiori, vaso con fiori, ‘600, olio su tela, cm. 52,5×36.
Mostriamo qui di seguito questo suo quadro dove compaiono delle Anemoni molto simili non solo nel colore ma anche per numero di tepali all’Anemone scoperta vivente a Maglie; di esse il pittore anche ben raffigura le caratteristiche foglie bratteali disposte a corona sotto il fiore e a strette lacinie:
Mario de’ Fiori, vaso con fiori, ‘600, olio su tela, cm. 52,5×36.

 

Notevole somiglianza anche per l’Anemone in questo quadro:

 

Mario de’ Fiori, fiori in un vaso di vetro, ‘600, olio su tela, 39,5 x 28,5 cm.
Alcune foto della particolare Anemone scoperta a Maglie e qui oggetto di studio:
“Anemone barocca di Maglie” dai vasi del primo tentativo personale di ripropagazione, foto di Oreste Caroppo, 19 marzo 2021. Fiore maturo aperto. Qui il fiore è dritto con il suo piano disposto orizzontalmente.
“Anemone barocca di Maglie” dai vasi del primo tentativo personale di ripropagazione, foto di Oreste Caroppo, 19 marzo 2021. Fiore, visto nella parte inferiore, piegato socchiuso.
Sempre Anna Bletilla Metello ci ha segnalato questo “meraviglioso quadro“, ha scritto, con un fiore della medesima tipologia, un’opera della pittrice olandese Rachel Ruysch (L’Aia, 1664 – 1750) e oggi conservato a Firenze nella Galleria degli Uffizi:
“Cesto di fiori”, Galleria degli Uffizi, Firenze, opera della pittrice olandese Rachel Ruysch (L’Aia, 1664 – 1750).
Veramente entusiasmante quanto questa tipologia di Anemoni fosse amata in epoca barocca e ritratta sovente dai pittori, e quasi ancor più sorprendente la loro scomparsa, creduta estinzione potremmo dire fino allo stupefacente ritrovamento magliese in Italia, e ad un altro pur recente ritrovamento tra Giappone e Francia di cui diremo.
Trovo anche ad esempio con una rapida ricerca online questa ulteriore opera in cui compare un Anemone molto simile al nostrano, è del pittore di “nature morte” fiammingo Jean-Baptiste Bosschaert (Anversa 1667-1746):
Dal pittore fiammingo di nature morte Jean-Baptiste Bosschaert (Anversa 1667-1746), vaso con fiori.
La scoperta della somiglianza dell’Anemone in oggetto con diverse Anemoni ritratte nelle opere pittoriche barocche ha rafforzato l’idea espressa dal botanico Piero Medagli: “trattasi di una cultivar (penso) antica visto che è rappresentata in vecchi quadri.
Fiore grande e curvato, in via di sfioritura, di ”Anemone barocca di Maglie”, 10 marzo 2021, Maglie, foto di Oreste Caroppo. Qui il fiore è piegato con il suo piano disposto verticalmente. Foto da uno dei miei primi tre vasi con terra per la ripropagazione della rarissima cultivar.
Anche la naturalista Lina Monte incuriosita dalle foto dell’insolito fiore magliese si è messa alla ricerca di antichi quadri con Anemoni confrontabili. Ha così trovato quest’opera del pittore Giacomo Recco(Napoli, 1603 – Napoli, ante il 1654), un pittore seicentesco del sud Italia, specializzato in dipinti di nature morte, in particolare floreali, in essa in posizione centrale appare dominante scenograficamente un a Anemone accattivante magnetica per l’attenzione assolutamente simile alla cultivar di Anemone magliese, denotando così la possibilità di una sua presenza nel medesimo sud Italia, coltivata nei giardini, già nel ‘600:
Giacomo Recco, “Fiori assortiti in un vaso di vetro“, ‘600, Napoli.
Per un confronto con la cultivar di Anemone scoperta a Maglie e oggetto di questo studio:
La neo scoperta “Anemone barocca di Maglie” dai vasi con terra del primo tentativo personale di ripropagazione, foto di Oreste Caroppo, 13 marzo 2021.
Bella come un Sole rosso su sfondo candido, nella bandiera dello stato del Sole Levante,
perfetta come una Stella di Davide sigillo-di Re Salomone,
geometria dell’incrocio di due triangoli equilateri come quello che unisce i centri dei tre anelli intrecciati del simbolo della città di Maglie.

 

Immergersi nelle nature morte con fiori del ‘600 di artisti europei comporta praticamente incontrare innumerevoli volte questi fiori. Segue un ulteriore esempio delle miriadi di esempi che si potrebbero fare:

 

Del pittore Andrea Scacciati (Firenze, 1642-1710), vasi con fiori. Un pittore italiano in stile barocco, noto soprattutto per i suoi dipinti floreali.
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Di quale tipologia di varietà di Anemone coronaria si tratta?
A questo punto cerchiamo di comprendere a che tipologia di cultivar di Anemone coronaria appartiene la rara Anemone magliese qui indagata e ritrovata praticamente ritratta nelle opere pittoriche barocche segnalate.
Nelle opere precedentemente mostrate di Mario de’ Fiori abbiamo incontrato varie Anemoni simili, cioè caratterizzate da una definita corolla di grandi tepali (6 o più) e da un cuore di petaloidi di vari colori originatisi prevalentemente dalla parte più interna e femminile del fiore, rimanendo invece inalterata la parte maschile degli stami. Compaiono anche altre Anemoni di cultivar di vari colori, anche politepale, ma dall’interno simile alle Anemoni coronarie selvatiche.
Lina Monte ci segnala anche un quadro di Mario de’ Fiori dove si vede un’altra Anemone simile alla magliese (quindi con un cuore di numerosi petaloidi) ma di colore tutta blu:
Mario de’ Fiori, fiori in un vaso, ‘600, olio su tela, cm 66,8×50.
Questa tipologia di cultivar di Anemone coronaria restando al ‘600 le ritroviamo ritratte in questo bouquet, proprio di varietà di Anemone coronaria, dipinto a mano su pergamena, dal Florilegium botanico del Jardin du Roi, (Giardino del Re), un orto botanico reale a Parigi in Francia, creato nel 1635, pertanto uno dei più antichi organismi scientifici ufficiali francesi:
Bouquet di Anemone coronaria, 17th secolo, dipinto a mano su pergamena, Jardin du RoiFlorilegium botanico.
Questa tipologia di cultivar di Anemone furono pertanto così raccolte e documentare nel ‘600 presso l’Orto botanico parigino reale.
Troviamo le medesime cultivar nelle nature morte di questo altro pittore barocco Abraham Mignon (Francoforte sul Meno, 1640 – Utrecht, 1679), un artista tedesco-olandese. Fu uno dei più grandi pittori di nature morte del suo tempo, coniugò l’esuberanza barocca nelle sue composizioni ad una grande attenzione per la descrizione analitica e minuta di piante, animali e animaletti.
Abraham Mignon (1640-1679), pittore tedesco-olandese. Vaso di fiori, seconda metà del ‘600. Opera presso l’Hermitage Museum.
Gustate i particolari, aprendo e ingrandendo questi file immagine, con le medesime cultivar di Anemone ritratte tra gli altri fiori, nelle due seguenti opere di Jan van Huysum, o Huijsum (Amsterdam, 1682-1749), un pittore e disegnatore olandese, specializzato nella pittura di fiori, frutta e paesaggi.
Di Jan van Huysum , scritto anche Huijsum (1682-1749), pittore olandese. Olio su tela, 81 cm x 61 cm. Titolo “Still Life with Flowers and Fruit“.
Del 1722, di Jan van Huysum , scritto anche Huijsum (1682-1749), pittore olandese. Vaso di Fiori. Olio su tavola, 803 mm x 610 mm.
In merito, un ulteriore contributo è giunto dall’esperto Tamea Gre, che ha avuto modo di vedere il mio post nel gruppo “Amici dell’orto 2 (Semi Ortaggi Antichi e tradizionali)” dove pure lo avevo condiviso. Incuriosito dall’insolito fiore magliese inizialmente così speculava in merito “Il fogliame fin troppo somigliante a quello di A. coronaria. Ogni ipotesi è abbastanza plausibile – potrebbe essere antica, potrebbe essere stata portata dall’estero da collezionisti, potrebbe essere pure un ibrido nato sul posto. Probabilmente (con un centro così) la pianta è infertile [non produce seme] e la propagazione possibile solamente tramite parti vegetali. E’ degna però di essere mostrata a giardinauti appassionati nei forum dedicati alle piante ornamentali.“; quindi anche lui ha ricordato dei disegni che aveva visto in passato. Qui un estratto dai suoi preziosi commenti ulteriori: “Il nome botanico preciso è Anemone coronaria varietà pseudoplena che trovo sotto un dipinto di pittore fiammingo del 1864.
Questo il dipinto che ci allega:
Fiori di Anemone coronaria varietà pseudoplena e altri fiori in un vaso, dipinto di un pittore fiammingo del 1864.
Queste Anemoni qui ritratte, fa notare “si presentano piuttosto spettinate“, ma nelle opere precedenti, osservo, ne appaiono altre già del ‘600 dai petaloidi interni meno spettinati e più regolari come è per la singolare Anemone magliese dalle forme “perfette”, frutto quest’ultima di ulteriore selezione umana ipotizza l’esperto Tamea Gre: “il che dovrà significare che una mano umana ha saldamente interferito sulla tua/vostra per averla così perfetta“. Aggiunge poi: “Non si trova però informazioni in giro [in letteratura e online] sull’esistenza oggi di tale varietà di Anemone – evidentemente col tempo questa linea di selezione di Anemoni è semplicemente stata abbandonata (come accaduto a tante, tantissime piante). Oggi non rimane altro che prendersi la briga di moltiplicare e distribuire a più persone questa bella cultivar di anemone [magliese].”
“Anemone barocca di Maglie” dai vasi del primo tentativo personale di ripropagazione, foto di Oreste Caroppo, 30 marzo 2021. Fiore in via di sfioritura. Diametro massimo della corolla di questo relativamente piccolo fiore qui in foto: 6 cm; numero di tepali: 7. Altre possibilità osservate per il numero di tepali in questa cultivar: 6 tepali; e diametri della corolla aperta anche di 8 cm.
Indagando ora ulteriormente con le parole chiave “Anemone coronaria varietà pseudoplena” non troviamo nessuna foto di questi fiori oggi esistenti, vegetanti, ma nuovamente dei quadri del ‘600 dove questo nome botanico tassonomico compare per descrivere alcuni fiori ritratti, ad esempio per questa opera del pittore franco-fiammingo Jean-Baptiste Monnoyer (Lille, 1636 – Londra, 1699):
Di Jean-Baptiste Monnoyer, ‘600, particolare di un bouquet con “Anemoni di papavero” (uno dei vari nomi comuni dell’Anemone coronaria) varietà pseudoplena, olio su tela, 34 x 34,4 cm.
Compaiono numerosi Anemoni della tipologia qui indagata in più opere di questo pittore del ‘600, ad esempio qui troviamo effigiata la varietà tutta rossa:
Di Jean-Baptiste Monnoyer (1636-1699), pittore franco-fiammingo, ”Cesto di fiori”, olio su tela, 77 x 102 cm.
Qui altre tipologie sempre nell’ambito della varietà pseudo-plena:
Di Jean-Baptiste Monnoyer (1636-1699), pittore franco-fiammingo, natura morta di fiori.
E qui una forma simile alla magliese:
Di Jean-Baptiste Monnoyer (1636-1699), pittore franco-fiammingo, fiori.

 

Jean-Baptiste Monnoyer si affermò a Parigi come maestro nel genere della nature morte di fiori, il suo fu un sontuoso stile barocco per il quale si possono trovare paralleli nella pittura contemporanea italiana di nature morte. Le sue opere furono particolarmente lodate per la loro qualità realistica, sebbene Monnoyer non lavorasse dalla natura ma concepì i suoi dipinti sulla base di disegni e studi. Il Re Luigi XIV possedeva più di sessanta disegni e un numero uguale di dipinti di mano dell’artista. Era legato ai laboratori di arazzi Gobelins e anche ai laboratori di arazzi di Beauvais , dove produceva cartoni di frutta e fiori per i tessitori di arazzi.

Questo aspetto ci introduce alle raffigurazioni floreali su tessuti.

Tra i vari contributi importanti che sono giunti in poche ore sul mio post facebook per approfondire il mistero del vivente particolare Anemone scoperto a Maglie vi è stato quello della studiosa, autrice di libri di botanica, Silvia Fogliato (nomen omen verrebbe da dire), che ha letto il mio post nel gruppo facebook “I nomi delle piante. Uomini, piante ed altre storie” dove pure lo avevo condiviso; Silvia Fogliato ci ha scritto in commento: “Forme di Anemone coronaria doppie si coltivavano ancora nell’Ottocento. Poi la moda è cambiata…“, ed io ho commentato “assai strano che i vivaisti non ne vendano più, tanta gente è rimasta affascinata davanti a queste mie foto!

Silvia Fogliato ci ha fornito anche questa immagine:

 

Illustrazioni floreali (Anemoni coronaria doppie) tratte da ”Album van Eeden” (Haarlem’s Flora) di AC van Eeden & Co. Pubblicato 1872 da de Erven Loosjes. Giardino botanico del Missouri. Le diverse sotto-varietà di questo gruppo di cultivar si connotavano per colori differenti, ma anche differente numero di tepali e immagino anche differenti dimensioni.
Quelle che altrove abbiamo visto chiamare Anemoni coronaria varietà pseudoplena, qui pare che vengano chiamate Anemoni coronarie “doppie”; per distinguerle dalle semplici, “singole” dette, le varietà più consuete, anche selvatiche, magari politepali, ma senza petoloidi nella parte interna:
Illustrazioni floreali (Anemoni coronaria singole) tratte da ”Album van Eeden” (Haarlem’s Flora) di AC van Eeden & Co. Pubblicato 1872 da de Erven Loosjes. Giardino botanico del Missouri.
A queste singole, ma con solo sei tepali, appartengono le Anemoni coronarie selvatiche anche presenti nell’hinterland di Maglie nei loro vari possibili colori dei tepali secondo quanto qui nell’immagine appena sopra ritratto, eccezion fatta per la variante a tepalo bianco in punta e rosso alla base che invece ritroviamo proprio nella coltivata a Maglie Anemone doppia/pseudoplena in oggetto in questo studio. Un’altra specie di Anemone selvatica nell’hinterland di Maglie è poi l’Anemone stellata (Anemone hortensis) nelle sue varianti cromatiche possibili.
Anche il botanico Gabriele Galasso, curatore presso il Civico Museo di Storia Naturale di Milano, coinvolto dal professor Piero Medagli nell’approfondimento della rara cultivar di Anemone in oggetto scoperta a Maglie, è giunto indipendentemente anche lui all’identificazione tassonomica con le antiche Anemoni coronaria a fiore doppio (“Anemone coronaria, cultivar a fiori doppi”) proprio documentate nell’immagine tratta dall’ “Album van Eeden” sopra mostrata. Qui un post facebook in merito del botanico Piero Medagli sulla loro preziosa collaborazione.
Mostriamo qui di seguito anche un’ulteriore illustrazione del gruppo varietale di appartenenza della cultivar scoperta a Maglie:
Opera intitolata “Anemonum fasciculus“, di Nicolas Robert (Langres, 1614 – Parigi, 1685). Fascio di Anemoni dei fiorai doppie barocche.
Aquarelle et gouache sur papier; vélin; environ 460 x 330 millimètres. Fait partie de l’ensemble: Collection des vélins du Muséum national d’histoire naturelle – portefeuille 39 – Plantes.
Si tratta di un acquerello e tempera su carta di Nicolas Robert (Langres, 1614- Parigi, 1685) un miniatore e incisore francese che nel 1664 fu nominato “peintre ordinaire de Sa Majesté pur la miniature” (pittore di miniature) da re Luigi XIV.
Rispetto all’opera di riferimento di Nicolas Robert nell’immagine sopra ci sono dei dati successivi, come ad esempio “Anemone coronaria (Linneo)” poiché il naturalista tassonomista svedese Carlo Linneo, cui dobbiamo il nome scientifico definitivo Anemone coronaria della specie, visse tra il 1707 e il 1778.
Particolare:
Mazzo di fiori di cultivar di Anemone coronaria, 17th-century, Nicolas Robert.
Qui vediamo un immagine dell’opera di Nicolas Robert dai colori più naturali, di maggiore interesse soprattutto per quanto riguarda la sottovarietà a fiore bianco e rosso più simile alla cultivar magliese:
Anemonum fasciculus“, di Nicolas Robert (1614-1685). Fascio di Anemoni dei fiorai doppie barocche.

 

Foto per confronti:

“Anemone barocca di Maglie” dai vasi con terra del primo tentativo personale di ripropagazione, foto di Oreste Caroppo, 27 marzo 2021. Vista dall’alto di un fiore. Le piante con steli e rizomi piantumate nei primi di marzo paiono in buona salute ancora alla fine del medesimo mese. Ci auguriamo che sia un segno di buon attecchimento di questa specie perenne.
Riportiamo altre due opere, qui di interesse, sempre di Nicolas Robert:
Cultivar di Anemone coronaria, opera del ‘600 di Nicolas Robert artista francese.
Un ulteriore importante contributo di approfondimento ricco di dettagli ci giunge dal botanico Piero Medagli che ci ha segnalato il testo “Floraliaflorilegio dalle collezioni fiorentine del Sei-Settecento: [mostra] Firenze, Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, 10 gennaio – 10 aprile 1988″, e in particolare il paragrafo sull’Anemone che qui estrapoliamo: 
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L’Anemone
Uno dei fiori più comunemente rappresentati dai pittori fioranti dal XVII secolo è senz’altro Anemone coronaria L. (della famiglia delle Ranuncolaceae). Questa pianta considerata originaria del Medio Oriente, deve essere stata introdotta in Europa in tempi molto antichi tanto che, essendosi naturalizzata in molte parti d’Italia, il naturalista Gaetano Savi (nel suo testo “Flora Italiana: ossia raccolta delle piante più belle che si coltivano nei giardini d’Italia. Diretta e Illustrata dal Professore Gaetano Savi” 1818-24) la ritiene spontanea.
Le prime varietà a fiori doppi e pieni vennero selezionate a Costantinopoli e di lì esportate in Europa. A quanto afferma Targioni-Tozzetti (1896) a Firenze già si coltivavano anemoni di vario tipo fin dalla seconda metà del 1500, probabilmente introdotti dai mercanti fiorentini in seguito ai loro viaggi. Il Ferrari (1638) elenca 22 cultivars di anemoni, diversi per forma, colore o combinazione di colori (da 2 a 5). Il più bello viene chiamato il Re. “… i petali porpora verso il nero con un bel celestro nel fondo. Spande e allunga le foglie (i petali) intorno come il tulipano, in maniera che, secondo l’usanza dei Re, pare che strascichi il manto“.
Questi cultivars hanno petali più grandi e numerosi di quelli delle piante che crescono spontanee, di forma e colori variabili. Nei fiori stradoppi stami e pistilli sono stati trasformati in petali tutti uguali o di forme e colori diversi a seconda dell’organo da cui sono derivati.
Alcune pratiche impiegate dai giardinieri dell’epoca, razionali, curiose o chiaramente fantastiche, ci vengono elencate dal Ferrari. “Affinché gli anemoni vengono doppi dovrà scegliere il seme da’ fiori che non siano primaticci nè da’ tardivi … e si osservino i migliori nello sfiorire e tolti via i meno buoni, si riservi uno, o due di quelli che habbiano il bottone maggiore, e più pieno. Una simile industria si dovrà negli anni ancora adoperare massimamente nel togliere via i primaticci e serbare uno dei tardivi in cui si sfoghi la forza tutta … così che agevolmente il fiore verrà pieno, e’l seme più generoso in pro’ di una bellissima prosperità“. Oppure “… da qualunque pianta da fiori, che sia vicina al fiorire, havendo prima levato il germoglio e si difenda dal sole, fin che s’appigli, verrà il fiore pienissimo“. “Conferirà per avventura al mutar la grandezza dei fiori il por cura da quel parte si tolgono i semi, e in qual sito si pongano. Non può nuocere il far prova nei fiori di quello, che Columella (I secolo d.C.) afferma riuscire nelle zucche. Imperciò ché il fare scelta di semi li fà venire hora lunghe, e sottili, se sia preso dal collo; hora grosse, e larghe, se preso dal ventre“.
Quest’ultima ricetta viene riportata per completezza di informazione ma del tono con cui ne scrive non sembra che il Ferrari le dia molto credito.
Altre pratiche, probabilmente interessanti, non ci sono state tramandate a causa della gelosia con cui i giardinieri costruivano i propri segreti. “Secretum meum mihi” si sentì rispondere in Ferrari da Polidoro Nerucci, proprietario di un giardino a Roma, in Trastevere, dove si coltivavano anemoni particolarmente ammirati. [M.R.]
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Il professore Piero Medagli oltre alle notizie storiche qui sopra riportate ci ha inviato anche la foto di quest’altra bella opera pittorica che rappresenta sempre le Anemoni coronarie delle cultivar tanto amate in epoca barocca e qui oggetto di approfondimento:
Opera pittorica, in un vaso fiori di Giacinto e Anemoni coronarie delle cultivar tanto amate in epoca barocca in Europa.

Si ritiene quindi che tali cultivar siano giunte in Europa dalla Anatolia (da Costantinopoli che è tra Europa e Asia). In parallelo quindi anche con la storia della moda della coltivazione dei Tulipani in Europa, ricordiamo sempre nel ‘600 la famosa “Bolla dei tulipani” e la correlata tulipanomania nei Paesi Bassi.

Fu il ‘600 un secolo in cui la seduzione da parte della bellezza dei fiori e delle loro possibili cultivar fu molto elevata sulle genti europee.
Ma del resto sebbene non vediamo sfarzo di colori anche il Barocco Leccese espressosi prevalentemente nella scultura della pietra leccese fu in realtà un magnificare le forme della natura, mondo vegetale incluso, nei decori di varie opere architettoniche.
Più dibattuta invece la questione della natura autoctona in sud Italia tanto per la presenza delle Anemoni coronaria selvatiche quanto dei Tulipani rossi selvatici, pure questi ultimi presenti in Salento (qui l’emozionante racconto anche del loro ritrovamento alcuni anni fa).
Riporto qui infine un bel passo dello scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe dove ci racconta delle Anemoni coltivate nei giardini di Palermo nel ‘700; non sappiamo quali varietà vide, ma non è improbabile che all’epoca possa aver visto coltivate proprio anche le varietà qui in oggetto di approfondimento: “Palermo, il 3 aprile 1787 (…) Non posso esprimervi con parole l’accoglienza che ci ha preparata la natura, con piante di gelso rivestite di frondi recenti, con oleandri sempre verdi, con siepi di agrumi, e via via. In un giardino, pubblico ho visto varie aiuole di ranuncoli, e di anemoni. L’aria è mite, tiepida, odorosa; il vento è quasi caldo.” (Da “Ricordi di viaggio in Italia nel 1786-87). E’ assolutamente credibile poi anche dal punto di vista fenologico che non fece errori nell’identificazione delle Anemoni, che ancora nei primi di aprile possono essere in fiore come osservato anche proprio approfondendo queste cultivar di gusto barocco.
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Le Anemoni doppie/pseudoplena barocche furono poi tra settecento e ottocento in area inglese amatissimi motivi decorativi dei tessuti
Silvia Fogliato ha aggiunto ancora: “Consiglio la lettura di questa pagina, con uno studio sulla presenza del motivo di queste Anemoni doppie nelle stoffe (area britannica): Flower Double Anemone.
Dall’articolo indicato notavo che avevano difficoltà a trovare qualche foto odierna di quelle Anemoni coronaria doppie (pseudoplena) le cui immagini vennero ritratte sulle stoffe in Inghilterra nel ‘700 e ‘800. L’articolo è ricco di documentazione in merito a quelle Anemoni magnificate esteticamente dalle loro peculiarità che furono frequente soggetto decorativo sui tessuti. Addirittura nell’articolo per qualche confronto con vegetali viventi ricorrono alla foto di una cultivar di un’altra specie che pur vive in Italia, l’Anemonoides nemorosa varietà “Vestal”, parente stretta e simile all’ Anemone coronaria varietà doppia/pseudoplena. Questo praticamente rafforzava l’idea che sempre più stava maturando della assoluta rarità oggi nel mondo di quanto visto vegetare e documentato a Maglie in quei primi giorni del mese di marzo del 2021.
L’esperta di ortofloricoltura Giovanna Pavarin, che ha visto il mio post condiviso anche nel gruppo facebook “🍀L’Arte Del Giardinaggio🍀“, ha in merito così commentato: “La varietà scoperta a Maglie non è assolutamente diffusa a livello commerciale. Di anemoni con quella morfologia fatti in quel modo se ne trovano solo raffigurazioni in stampe, e non foto. Molto molto interessante. Grazie per avermi reso partecipe di questa scoperta. Speriamo possa essere l’inizio di una maggiore ridiffusione di un fiore veramente molto molto bello.
In merito a tale rarità, o addirittura per ora ipotesi di unicità, così ha commentato la studiosa Silvia Fogliato: “Credo di sì, mi sembra che i vivaisti dopo la seconda metà del Ottocento si siano piuttosto concentrati sulla moltiplicazione dei tepali. Probabilmente si tratta di una mutazione relativamente rara e quando la moda è cambiata non si sono più dati da fare per conservare queste antiche varietà che pure avevano spopolato per trecento anni.
Potrebbero essere davvero quelle che qui stiamo vedendo le prime fotografie mai scattate e divulgate in merito a questa varietà vivente di Anemone, dopo secoli nei quali è stata soggetto prediletto, (spesso persino centrale nelle natura morte barocche di fiori), di pittori ed altri artisti, ad esempio nel settore dei decori tessili!
Dallo studio in merito alla diffusa presenza della Anemone coronaria varietà doppia/pseudoplena nelle sue molteplici sottocultivar diverse per dimensioni, forme e colori, nei decori di tessuti in area culturale inglese, traiamo questi dati:
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Descrizione: Anemone coronaria (varietà Double Anemone) è un membro della famiglia delle Ranunculaceae. Hortus Kewensis di William Aiton, ed. 2, vol. 3 registrò che questa pianta, originaria del Levante, fu introdotta alla coltivazione in Gran Bretagna nel 1596. Gli anemoni erano estremamente popolari tra i coltivatori di piante specializzati, allora chiamati fioristi, dal momento della loro introduzione in Gran Bretagna nel XVI secolo. Ruth Duthie commenta nel suo libro Florists Flowers and Societies così “Quando fu edito il testo Twelve Month of Flowers di Furber nel 1730, le Anemoni erano ancora popolari; nelle illustrazioni sono seconde per numero alle auricole” (le auricole, o primule anche dette, sono il fiore illustrato più frequentemente in quella pubblicazione). Duthie menziona anche “John Edwards, un designer di mussola di mestiere, illustrò molti fiori dei fioristi nel British Herbal del 1770, tra cui l’anemone. “
Le Anemoni coronarie doppie erano uno dei fiori illustrati più frequentemente trovati su trapunte e chintz dal periodo dal 1775 circa al 1850 circa, come si può vedere dal numero e dalla varietà di motivi descritti in questa serie multi-pagina di esempi di Anemone coronaria (varietà Double Anemone).
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Giacca e fazzoletto in chintz con sottoveste in cotone stampato satinato. 1770–1800. Dal Museo della Moda di Anversa in Belgio.
Vediamo anche in Pierre-Joseph Redouté (Saint-Hubert in Belgio, 1759 – Parigi in Francia, 1840), un pittore e botanico francese, perfettamente inserito nel periodo illuminista, gli Anemoni doppi raffigurati tra i suoi fiori scientificamente e con intento enciclopedico ed estetico al contempo:
Pierre-Joseph Redouté (Saint-Hubert in Belgio, 1759 – Parigi in Francia, 1840), un pittore e botanico francese, scelta dei fiori più belli, foglio 143.
Vediamo anche questo disegno sempre ottocentesco di coltivate Anemoni coronarie (dette anche Anemoni di papavero) della varietà detta nell’ottocento “doppia”:
Varietà coltivata doppia di Anemone coronaria, anche chiamato Anemone di papavero. Handfinished chromolithograph da Henry Noel Humphreys dopo una illustrazione di Jane Loudon dalla sig.ra Jane Loudon il Signore fiore giardino di piante perenni ornamentali, William S. Orr, Londra, 1849. Didascalia e immagine dal link.
L’Anemone coronaria tra i suoi nomi comuni molteplici ha anche quello di “Anemone dei fiorai”, proprio, come anche possiamo capire dalle numerose raffigurazioni sopra mostrate, in quanto fu una specie che a partire dalla sua ricchezza naturale di colori e poi possibilità polipetale, nonché per la sua bellezza e facilità di coltivazione in climi europei mediterranei e comunque non estremamente rigidi, ha ottenuto parecchie attenzioni volte alla selezione di varietà sempre più belle e accattivanti, sfruttando e selezionando per la coltivazione ibridazioni, mutazioni e i rari lusus naturae che in essa si riuscivano a scoprire o ottenere.
I vari colori di Anemone coronaria in selvatico nel Mediterraneo – da Wikipedia. Le foto qui raccolte vengono da Israele, ma la stessa variabilità cromatica si osserva nelle medesima specie in Salento. Crescendo questa specie anche in Israele mi chiedo se questo fiore può aver influito sulla nascita del simbolo della Stella di Davide.
In ogni caso alcune odierne teorie attribuiscono comunque ad un fiore la sua ispirazione, in particolare al Giglio candido.

 

Anemone coronaria selvatica, foto da Web. Questa è la variante cromatica diffusa in feudo di Scorrano in contrada Luci nell’hinterland di Maglie.
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Cosa è sopravvissuto ad oggi delle gloriose amatissime in passato Anemoni dei fiorai barocche varietà doppia/pseudoplena?
Cercando tra le tante cultivar di Anemone coronaria odierne in commercio o presso collezioni non troviamo nulla che assomigli alle Anemoni del tipo doppia/pseudoplena di cui abbiamo discusso sopra. Quando si cerca oggi “Anemone a fiore doppio” in realtà compaiono varietà di Anemoni coronaria con più tepali ma diverse da quelle documentate nella illustrazione ottocentesca sopra mostrata e da quella magliese in foto in questo articolo e qui in oggetto di approfondimento dove il numero dei tepali rimane 6 (talvolta se ne contano 7) come normalmente nella Anemone coronaria selvatica che ha 6 tepali.
Di seguito alcuni esempi.
Per esempio queste Anemoni coronaria di una varietà chiamata “Pandora Mix”:
Troviamo oggi in commercio questa varietà chiamata “Anemone doppia Lord Lieutenant”:
Anemone doppia Lord Lieutenant. Questo il sito internet commerciale che la pubblicizza.
Interessante anche questa varietà odierna chiamata Anemone coronaria St. Brigid che ci è stata segnalata da una mia omo-cognome, Micheline Caroppo, che si è messa anche lei alla ricerca online per capire cosa fosse l’Anemone speciale che avevo fotografato a Maglie:
Anemone coronaria varietà St. Brigid caratterizzata, si legge, ”da fiori doppi e stradoppi”.
Sempre Micheline Caroppo, innamorata degli Anemoni dei fiorai (Anemone coronaria), mi ha segnalato un link con alcune varietà commerciali da cui traggo queste ulteriori foto:
Anemoni doppi ”Dalietta” nei colori fucsia e blu. Sono chiamati “Dalietta” per la somiglianza con le Dahlie. Immagini e didascalie tratta dal sito commerciale florovivaistico a questo link.
Dal confronto tra le odierne Anemoni doppie in queste foto e in commercio e invece quelle così chiamate nei disegni ottocenteschi notiamo comunque delle differenze, e come quelle dette doppie nei disegni botanici ottocenteschi sopra mostrati corrispondono di più alle Anemoni sempre coronarie del gruppo di varietà indicate come pseudoplena.
Pertanto vista la grande predilezione per le Anemoni doppie nel senso di pseudoplene nelle opere pittoriche di età barocca seicentesche, con una loro moda di predilezione durata sino al romanticismo attraversando tutto il XVIII secolo, ho chiamato tali cultivar di Anemoni coronarie: Anemoni barocche; e quella magliese, che per tipologia appartiene ad esse “Anemone barocca di Maglie”, dal nome della città nel cui feudo l’ho fortunatamente scovata.
In merito riporto questo commento dell’esperto Tiziano Terzoli, che a conferma del mio uso del termine tecnico botanico “petaloidi” per indicare i simil-petali del riccio interno dell’Anemone barocca di Maglie, aggiunge un’importante osservazione di anatomia del fiore per distinguere le Anemoni barocche dalle Anemoni doppie odierne commerciali: “Oreste, quando i petali derivano dalla trasformazione di altri organi, vengono sempre definiti come petaloidi, come giustamente tu hai chiamato quelli interni. Nel caso per esempio del ciliegio da fiore i petaloidi delle varietà doppie derivano dalla parte maschile del fiore. Anche negli Anemoni doppi commerciali odierni derivano dalla parte maschile. In questo anemone doppio invece che hai scovato a Maglie essi derivano invece dalla parte femminile, (quindi, per quello che ho capito, non produrranno mai seme).
In un altro suo commento sul mio post facebook dedicato all’enigmatico fiore magliese sempre il medesimo importante concetto: “Aggiungerei che la cosa più interessante di questo Anemone di Maglie è che i petali in sovrappiù che lo rendono doppio, derivano dall’ovario e non dagli stami come invece succede negli anemoni moderni.
In questa varietà doppia “barocca”, l’abbiamo così definita per distinguerla da ciò che oggi commercialmente viene chiamato “Anemone doppio”, ciò che all’interno appare magnificato sono praticamente carpelli modificati in petaloidi.
Ho quindi provato a caricare alcune foto dei fiori dell’Anemone barocca di Maglie nella applicazione internet PlantNet che cerca la specie/varietà corrispondente a partire da immagini della pianta indagata.
L’applicazione non trova nulla di confrontabile nella flora europea che è nel suo vastissimo archivio e bisogna pertanto cercare nella flora mondiale, al che fa un paragone con altre specie, non con Anemone coronaria:
Due foto dell’ ”Anemone barocca di Maglie”, visibili nella parte alta, caricate nell’applicazione di ricerca online chiamata PlantNet, 7 aprile 2021.
Solo talvolta nella ricerca si propone di valutare, e mai tra le prime scelte offerte al confronto, la specie Anemone coronaria, e a quel punto guardando anche la ricchissima banca dati di foto di fiori di Anemone coronaria postati da ogni parte del mondo dove sono presenti in natura come da noi o solo coltivati non si trova nulla delle cultivar barocche qui in oggetto, ovvero con petaloidi originatisi dalla parte femminile centrale del fiore.
Si trovano alcune Anemoni coronarie doppie politepali come l’esempio qui in foto, ma dove non vi sono petaloidi originatisi dalla parte femminile del fiore:
Anemone coronaria doppia politepala non con petaloidi dalla parte femminile del fiore, dall’archivio fotografico di PlantNet, 7 aprile 2021.
questo potrebbe essere un ulteriore elemento a sostegno della rarità oggi di questa cultivar scoperta a Maglie, riscoperta in vita rispetto alle opere d’arte barocche.
Ma possibile che nulla si sia conservato di tutta quella magnificenza botanica delle Anemoni barocche che ha dominato i giardini più curati d’Europa, e non solo, e impreziosito tanti vasi da fiore in case umili e nei palazzi più sontuosi, opere d’arte e persino l’abbigliamento, dal seicento all’ottocento almeno?
Effettivamente tutto sembrava essersi perduto per vicissitudini ignote, pare grossomodo al tempo della Prima Guerra Mondiale, senza esser entrato nel commercio florovivaistico moderno.
Grazie a recenti ricerche si è però riusciti a ritrovare ancora in vita una tipologia delle Anemoni barocche, quella interamente rossa chiamata “Chapeau de Cardinal”, (traducendo dal francese “Cappello di Cardinale”).
E’ venuta a conoscenza di questa redente scoperta Anna Bletilla Merello, che ha ritrovato questo articolo in francese del 10 marzo 2018, dal titolo L’anémone “Chapeau de Cardinal”. Autori della riscoperta sono i francesi Sandrine e Thierry Delabroye, che ne hanno avviato la commercializzazione circa dal 2013.
Anemone coronaria varietà ”Chapeau de Cardinal”, riscoperto recentemente da Sandrine e Thierry Delabroye. Questo fiore affascinante era comune in Francia e nel resto d’Europa fino alla fine del XIX secolo d.C., da allora era caduto nell’oblio.

L’autore della sorprendente riscoperta della varietà così commenta: “Queste Ranunculacea [si riferisce alle Anemoni doppie barocche] sono del tutto scomparse in Europa tra le due guerre del ‘900, non so dire perché; potrebbero essere state vittima della necessità economica di sostituire i giardini ornamentali con orti. Prima della Prima Guerra Mondiale, tuttavia, erano una piante ampiamente utilizzate dai floricoltori francesi. Abbiamo inviato mazzi di fiori in Olanda, Inghilterra! Viticoltori e olivicoltori le coltivavano per venderle in primavera e guadagnare un po’ di soldi prima della vendemmia.

Cappello da cardinale. Dalla similitudine capiamo l’origine del nome di questa tipologia di Anemone doppia barocca interamente rossa.

Io sono riuscito a ritrovate solo la forma rossa, ma più di un secolo fa questi Anemoni potevano essere bianchi, verdi, rosa e persino ardesia! Tutti questi colori sono andati perduti … L’unica possibilità per ammirare questi altri colori è recarsi alla Reggia di Versailles per ammirare un dipinto di Pierre-Joseph Redouté che presenta tutti i colori uniti in un vaso.

Questo anemone doppio dal fiore interamente rosso, chiamato ‘Cappello di Cardinale’, mi è stato regalata da un amico giardiniere giapponese; inizialmente non avevo idea che fosse totalmente scomparso in Francia. Indubbiamente è stato riportato in Giappone dai pittori. Erano venuti in Francia per imparare una tecnica di pittura a rilievo e dovevano tornare nel loro paese con questa pianta che serviva da modello. Così è stato amorevolmente preservato nella terra del Sol Levante. 

Ora cercherò di incrociarla con fiori singoli di colore diverso (bianco, rosa, ecc.), Spero di ottenere dei semi, di poterli seminare e di osservare cosa ne risulterà. 

Il fiore di questa pianta perenne tiene eccezionalmente bene, i petali non cadono rapidamente. Inoltre non è difficile da coltivare. È resistente al freddo. L’anno scorso, abbiamo avuto -8 °C / -9 °C per due settimane, il fogliame era già fuori e ha tenuto benissimo! Le gelate primaverili non danneggiano il fiore. Dovrebbe essere posizionato all’ombra o all’ombra parziale. Unica precauzione: identificare chiaramente la sua posizione in estate. In questa stagione è dormiente e sarebbe un peccato tirarlo fuori insieme alle erbe che si rimuovono!

I fiori di “Cappello di Cardinale” hanno una altezza massima di 30 cm.

 

Anemone doppio di colore rosso vivo, varietà barocca ”Cappello di Cardinale”, foto dell’ 11 aprile 2015 dall’articolo dal titolo “Fête des Plantes : retour sur Saint-Jean de Beauregard 2015“.
Tramite queste foto dell’Anemone “Cappello di Cardinale” possiamo notare quanto esso sia simile per portamento, forme, dimensioni alla tipologia dell’Anemone barocca di Maglie. Oltre alle differenze cromatiche del fiore, il Cappello di Cardinale ha un numero di tepali superiore a 6 a differenza dell’Anemone barocca di Maglie che ne ha 6 (talvolta 7, secondo le prime osservazioni compiute nel marzo 2021), come le Anemoni coronaria selvatiche in Salento che han appunto normalmente 6 tepali.
Si aggiunge ora la riscoperta di una seconda tipologia di Anemone barocca perduta, tipica dei bouquet seicenteschi, quella sublime a fiore bianco e rossa ritrovata ora nel Salento a Maglie.
Non è escluso pertanto che ulteriori ricerche in giro per il mondo possano portare alla riscoperta di altre varietà doppie barocche perdute di Anemone coronaria.
Mi piace qui ricordare come Maglie e tutta la Terra d’Otranto hanno vissuto un intenso fermento artistico proprio in periodo barocco, tanto che si parla, per connotare le opere artistiche di quel periodo in Salento, di “Barocco leccese“.
Sublime “Anemone barocca di Maglie” dai vasi con terra del primo tentativo personale di ripropagazione, foto di Oreste Caroppo, 19 marzo 2021. Fiore maturo aperto.
Un fiore pieno di grazia, e mi piace ricordare come il toponimo della contrada in cui l’ho potuto osservare per la prima volta, Policarita (o Poligarita), deriva con tutta probabilità dal greco e vuol dire piena di caritas, dalle molte grazie!

In sintesi: per il gruppo varietale di appartenenza della cultivar di Anemone coronaria scoperta vivente a Maglie in alcune descrizioni critiche di quadri barocchi abbiamo trovato anche la terminologia tassonomica: Anemone coronaria varietà “pseudo-plena“. Sembrerebbe come se “pseudoplena” e varietà “a fiore doppio”/”doppia” siano sinonimi per indicare queste Anemoni tanto amate in epoca barocca fino all’ ‘800.

Oggi invece commercialmente con il nome di “Anemone coronaria doppia” si trovano Anemoni polipetale ma esteticamente più sgraziate, e non con petaloidi originatisi dalla parte femminile del fiore come invece dovrebbe essere in queste Anemoni barocche, più esteticamente armoniche, per il riccio interno di petaloidi tanto caratteristico.
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Il loro nome in Salento? Forse ‘Nemole
L’esperta cultrice di botanica Silvana Francone di Galatone (Lecce) ha così commentato: “Ricordo che mia madre ne aveva tante nel suo giardino di simili Anemoni! Trattasi di una varietà molto antica! Ricordo proprio quel colore della varietà scoperta ora a Maglie, mia madre le chiamava nemole.
Questo è l’unico nitido vivo ricordo che ho raccolto in merito alla presenza intorno alla metà del XX secolo di questa varietà di Anemone altrove rispetto a Maglie, e si riferisce sempre al Salento. Il nome “Nemole” deriva da uno dei tanti nomi comuni possibili per l’Anemone coronaria, cioè “Anemolo”, come qui leggiamo, ergo quel “Nemole” nasce da un’aferesi: anemole, ‘nemole;
(nota: vi era anni fa un cartone animato con protagonista una folletta dei fiori chiamata Memole, il nome potrebbe derivare da quello delle Anemoni mi viene da pensare).
La loro diffusione pertanto era, come plausibile, maggiore in Salento ancora intorno alla metà del ‘900, per poi incorrere in una sempre ulteriore rarefazione, probabilmente già in corso, fino ad arrivare oggi a forse una sola ultima stazione di sopravvivenza, quella a Maglie, per questa benemerita varietà.
Il naturalista e studioso salentino Roberto Gennaio, autore di diversi libri sulla natura pugliese nell’ultimo trentennio, così ha commentato le foto dei fiori dell’Anemone barocca di Maglie: “Mai visti. Troppo belli. Ne vorrei delle piante!“, confermando in tal modo indirettamente la rarità ai nostri giorni di questa cultivar anche in Salento.
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Il clima locale ne ha favorito la conservazione in Salento mentre sono scomparse altrove?
Ma come mai da una originaria ben più vasta diffusione in Europa nel’ ‘600 la varietà si è contratta fino a trovare un’area rifugiale antropica solo, parrebbe oggi, in Salento?
La ragione può essere in parte climatica. Il Salento è terra dove l’Anemone coronaria selvatica è autoctona e cresce in condizioni ottimali con ottima autopropagazione, e per questo questa varietà scoperta/riscoperta a Maglie (anche con sei tepali come nei fiori selvatici) non ha posto, plausibilmente, grandi difficoltà a chi si è dedicato a coltivarla nel tempo, come invece forse avvenuto altrove, ciò insieme ad altre ragioni da indagare.
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Le ville gentilizia della città di Maglie dove forse era coltivata
“Anemone barocca di Maglie” dai vasi del primo tentativo personale di ripropagazione, foto di Oreste Caroppo, 19 marzo 2021. Fiore piegato socchiuso visto nella parte inferiore.
Tale inattesa scoperta a Maglie è stata per me come un dono fatato, una cultivar di Anemone coronaria antica, forse di genesi locale spontanea (e in merito ricordo che la specie di fondo Anemone coronaria è autoctona del Salento) e poi coltivata per la sua bellezza, o forse ottenuta da selezione fioristica seicentesca o precedente (tanto che la specie dell’Anemone coronaria è anche chiamata Anemone dei fiorai, per la grande attenzione che l’arte florovivaistica dedicò a questa specie nei secoli passati) coltivata nei giardini e negli orti botanici d’Europa, in quanto fiori simili sono raffigurati come soggetto prediletto dai pittori dei secoli passati soprattutto del periodo barocco in Italia a Roma, a Napoli, a Firenze, ecc., nei paesi fiamminghi, in Francia presso le corti e i giardini botanici reali, in Germania, in Inghilterra come soggetto di decorazione dei tessuti, ecc., poi scomparsa misteriosamente ovunque grossomodo si ritiene durante la Prima Guerra mondiale, o tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, o forse prima, non entrata nel circuito del commercio vivaistico contemporaneo, creduta estinta, ma invece ricomparsa in natura in loco simile e poi coltivata, o ininterrottamente coltivata da epoca barocca e tramandata di nonna, in madre, in figlia a Maglie, presso pochissimi giardini.
Ad oggi mi è stato possibile osservarla in contrada Poligarita, nel bel giardino che ho sopra descritto, ma è possibile per scambio di parti di piante, pratica consueta nelle tradizioni di vicinato tra le donne del Salento, che i giardini privati dove cresce possano essere di più.
Ho chiamato qui “Signora dei fiori”, o in greco la “Kyria” dei fiori, data la grande presenza della lingua greca nella cultura popolare salentina, la custode di questi fiori, che mi ha permesso di prenderne tre piccoli cespi di fiori e foglie con rizoma dal suo vaso per tentare la ripropagazione.
Per il momento, anche per ragioni di privacy, e dato che lo studio su questa cultivar e lo sforzo di sua salvaguardia è solo all’inizio, qui ho usato questo pseudonimo.
Chiedendo ulteriori informazioni a lei ho saputo con felicità che anche una sua sorella maggiore che abita nei pressi coltiva la medesima pianta, e anche da più tempo. L’hanno ricevuta in continuità dalla loro madre che viveva nei medesimi luoghi. A quel punto ho chiesto se ricordassero la sua provenienza, la sorella più piccola pensava provenisse dalla villa gentilizia presente nella medesima contrada rurale-periferica chiamata, come si legge in caratteri greci rubricati di nero in epigrafi marmoree al suo ingresso monumentale: “Villa Zoraide della Policarita”.
Foto dell’ingresso monumentale neoclassico di Villa Zoraide alla Policarita – Maglie (Lecce), settembre 2020 da GoogleMaps opzione Street-View. Sulla sommità della colonnina nell’angolo un pomo a pigna scolpito nella calcarea locale pietra leccese. Nei vasi con terra sugli stipiti d’ingresso sono tipicamente e solitamente piantate in Salento delle Agavi che non hanno bisogno di irrigazione artificiale. Dentro vi erano anche alberi di Ippocastano comune (Aesculus hippocastanum). Incastonata vi è nel lato esterno del muro di confine l’edicola votiva di una Madonna raffigurata in piastrelle di maiolica; importante osservare sempre i fiori deposti dalle donne della zona nei vari mesi nei vasi da fiore in queste tipiche edicole votive rurali e non, come nelle cappelle di campagna, si possono avere importanti indizi nelle ricerche botaniche della tipologia cui è dedicato questo studio. Allo stesso modo oltre ai giardini pubblici e privati luoghi di indagine devono essere anche i giardini delle vecchie chiese e i campisanti. Uno dei profumi più deliziosi emergenti dai curati giardini di queste “regge” gentilizie era quello dei fiori di Gaggia (Acacia farnesiana), che ancora caratterizzano un’altra grande villa privata nell’agro di Maglie, quella di Villa Zaira in contrada Franite (o Fraganite), dove prossimo agli arbusti di Gaggia sul confine della tenuta ricordo anche presente anni fa un piccolo grazioso alberello di Gingko biloba.

 

Ma la sorella maggiore invece, con cui anche ho avuto il piacere di parlare, ricorda che quella pianta proveniva da un altra villa gentilizia del paese ubicata nella non troppo distante contrada chiamata Palicella. Tale recupero da parte della loro madre avvenne dunque intorno alla metà del ‘900, grossomodo. La sensazione avuta parlando con loro è che si trattasse di una pianta tenuta in grande considerazione. Chissà se in qualcuna delle tante ville gentilizie di Maglie e del suo hinterland non vi vegeti ancora l’ “Anemone barocca di Maglie”.
Cartolina postale da Maglie del ‘900 con foto di Villa Zoraide in contrada Policarita.
Da queste ricostruzioni etnografiche, che ho potuto fare, la pianta era coltivata come pregevole ornamentale in uno dei tanti “hortus conclusus” magliesi, i recintati familiari privati, piccoli o anche molto grandi estesi per diversi ettari, paradisi terrestri ricchi di meraviglie naturalistiche e delizie di biodiversità di varie provenienze.
Pergolato monumentale in ”pietra leccese”, dai giardini rurali in contrada Poligarita a Maglie. Foto di Oreste Caroppo, primi di maggio del 2008. Qui approfondimenti su quanto ritratto in questa foto. Di fronte a questa immagine mi piace ricordare tra le piante delle nonne salentine anche i pergolati con l’uva da tavola della varietà “minna de vacca, ad acini oblunghi e grossi, della sottovarietà bianca o nera.
Con lo spirito di chi reputa ogni luogo capace in potenza di donare emozioni se lo si guarda con gli occhi della curiosità fanciullesca e scientifica, convinto dell’importanza di riscoprire, ripropagare e valorizzare il patrimonio di storia e biodiversità delle piante esotiche e locali delle “craste” delle nonne, i vasi da piante in terracotta della tradizione salentina, come entrato in un regno delle fate, nella contrada rurale Policarita, in quel curato giardino ricchissimo di biodiversità amorevolmente raccolta e custodita, ripropagata a partire tanto dai giardini gentilizi della città, le sue ville, i cortili, quanto dagli orti rurali periferici di un tempo, questa bellezza emergente da un vaso si è dischiusa ai miei occhi!
“Anemone barocca di Maglie” dai vasi con terra del primo tentativo personale di ripropagazione, foto di Oreste Caroppo, 27 marzo 2021. Vista dal basso di un fiore. Vigoroso l’ultimo fiore maturato delle piantine che mi hanno regalato. La pianta quindi continua a fiorire in esterno in Salento almeno per tutto il mese di marzo. Valuteremo poi in seguito il suo comportamento in aprile.

 

Dato fenologico aggiuntivo: dai giardini di Maglie dove ancora si coltiva questa rarità mi arriva la conferma che ancora al 7 aprile (2021) le piante hanno qualche fiore ancora in corso di fioritura, questo dato è importante per approfondire la fenologia della cultivar qui in oggetto di studio, mentre ormai nei campi praticamente non si vedono Anemoni coronaria selvatiche ancora in fiore nel Salento nel medesimo mese di aprile; questo mostra come probabilmente si tratta di una cultivar opportunamente selezionata nel tempo passato anche per una fioritura più prolungata oltre che per la sua bellezza.

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Il fiore di ‘Nemola di nuovo in un vaso da fiori come nei dipinti barocchi
Par quasi suggestivamente come se una creatura magicamente prendesse vita da quadri antichi
dei secoli passati, creduta estinta e poi risorta, invece viva nel tempo, ma per diversi decenni solo pochissimi occhi hanno avuto il privilegio di posarsi su questa meraviglia floreale!
Sbocciano le ‘Nemole a Maglie, 8 marzo 2021, cultivar ”Anemone barocca di Maglie”, foto di Oreste Caroppo. Questo in particolare è il fiore che mi ha donato la gentile Signora dei fiori presso cui ho ritrovato questa cultivar, (che ad oggi si riteneva estinta), colpita dal mio estremo interesse per quella varietà floristica. Dovrebbe essere anche una cultivar sterile dal punto di vista femminile, ma mi auguro con polline maschile fertile per poter tentare ulteriori ibridazioni. Oltre al fiore mi ha concesso di prendere anche alcune piantine con il loro rizoma, e ora incrociamo le dita perché attecchiscano bene! Il mio tentativo di assicurare un futuro a questa varietà. Questo fiore è destinato poi al mio erbario personale.
ll fiore sembra anche avere anche discreta resistenza in vaso con semplice acqua come fiore reciso, raccolto appena maturo regge 4 giorni splendidamente! Al 5°- 6° giorno, se si tiene un fiore, reciso grossomodo già sbocciato alla raccolta, in un vaso da fiori con acqua, cominciano a cadere i petali, e il fiore si trasforma in questa altra variante estetica che durerà in uno stato ancora esteticamente accettabile per una giornata circa:
Fiore reciso tenuto in vaso dell’Anemone barocca di Maglie, qui dopo la caduta dei tepali; a sinistra cin luce naturale pomeriggio, a destra con flash nella stessa ora. Foto di Oreste Caroppo, Maglie, 12 marzo 2021. Diametro di 5 cm in questo caso della calotta sub-sferica di petaloidi rossi, ma in altri esemplari di fiori della stessa pianta può arrivare a 6 cm. Quella blu-indaco dietro è la corolla di un fiore di Anemone coronaria selvatica proveniente da contrada Luci nell’hinterland di Maglie.

 

L’amico Roberto Aloisio grande appassionato di studi naturalistici così ha commentato su Facebook le due mie foto, che mostro anche qui sopra: “Anemone due fiori in uno!“. Anna Rita Rizz invece ha così commentato: “Mi ricorda il fiordaliso. Il colore Amaranto è bellissimo“.

Fiore atepalo in vaso dell’Anemone barocca di Maglie, qui dopo la caduta dei tepali. Foto di Oreste Caroppo, Maglie, 10 marzo 2021. Foto da uno dei tre vasi in cui ho piantato 3 cespi dell’Anemone barocca di Maglie, che ho avuto gentilmente in dono dalla Signora dei fiori nei primi di marzo, e che sto tentando di fare attecchire. Ho messo dei supporti con stecche e fili di lana per mantenere dritti gli steli delle piante trapiantate Le loro radici, ho avuto modo di osservare, hanno dei piccoli rizomi.
Per le considerazioni botaniche qui una foto del fiore a cui sono caduti i tepali visto dal basso, possiamo così vedere la corona degli stami maschili di colore nero, componente maschile del fiore, mentre i petaloidi rossi dovrebbero corrispondere in questo caso alla parte femminile del fiore:
Fiore reciso tenuto in vaso dell’Anemone barocca di Maglie, qui dopo la caduta dei tepali, vista dal basso, 12 marzo 2021, Maglie. Foto di Oreste Caroppo. Secche appaino delle foglie di Sequoia sempreverde e steli decorativi di Salici con fioriture, gli altri steli verdi sono d Giunchiglie.
Tepali caduti e alcuni stami da un fiore reciso di ”Anemone barocca di Maglie”, dopo alcuni giorni in un vaso con acqua; 12 marzo 2021, Maglie (Lecce), foto di Oreste Caroppo.
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Impollinazione e suoi insetti pronubi:  il 13 marzo nel primo pomeriggio ho visto il primo insetto bottinare questa pianta, un Bombo penetrato dentro la corolla di un fiore sbocciato il giorno prima nel giardinetto di casa mia a Maglie, in uno dei tre vasi per la sua ripropagazione, si aggirava avido tra gli stami. A dispetto del nome del genere Anemone, che richiama il nome greco del vento “anemos“, l’impollinazione è dunque effettuata da insetti pronubi (impollinazione entomogama), e con tutta probabilità generalmente si tratta di Bombi, ma non escludo altri possibili vettori i impollinazione.

Il suo peso non piegava il fiore più di tanto.
Non dimentichiamo che per il momento abbiamo ipotizzato che la pianta sia sterile dal punto di vista femminile, ma potrebbe produrre del polline maschile fertile che non sappiamo che ibridi infraspecifici potrebbe dare nel momento in cui fecondasse un fiore di Anemone coronaria selvatico, e gli Anemoni coronaria selvatici sono presenti nel territorio di Maglie.
Ho osservato anche qualche Afide verde sugli steli sfioriti.
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In sintesi i risultati della ricerca sulla varietà di Anemone scovata in contrada Poligarita a Maglie 
Ne ho scattato alcune foto per catturarne le caratteristiche di questa insolita per me varietà botanica domestica che tanto mi aveva colpito e per approfondire in merito; la loro divulgazione on-line, e subito la reazione di meraviglia espressa da parte dei maggiori esperti di florovivaistica di ogni dove, a cui ha subito rubato il cuore, e che mi hanno fatto comprendere la rarità e forse unicità di quanto disvelato! Per poi scoprire, grazie all’intervento di alcune esperte sui miei post facebook dove chiedevo informazioni, che si tratta di una varietà floreale praticamente scomparsa da quasi tutti i giardini nei primi decenni del ‘900, ma ampiamente coltivata e ritratta in Europa già da pittori barocchi come fiore di sublime incanto. Fa parte della tipologia delle Anemoni coronaria doppie/pseudoplena nelle quali era anche possibile un maggiore numero di tepali rispetto a 6 nella corolla, ma la cui principale caratteristica era la magnificenza di petaloidi nella parte interna originati a partire dalle parti femminili del fiore, esattamente come nell’Anemone scoperta a Maglie, e che ha un numero di tepali nella sua corolla pari a 6 (talvolta 7) come nelle Anemoni coronarie selvatiche che hanno appunto solitamente 6 tepali. Potremmo anche definire questa tipologia di Anemoni “le Anemoni barocche” poiché pare furono molto amate nell’arte dei giardini, dai floricoltori e dai pittori del ‘600 e a seguire.
Di queste svanite Anemoni barocche recentemente è stata ritrovata la varietà interamente rossa in Francia, chiamata Cappello di Cardinale, oggi però a Maglie riappare quella che sicuramente era la più bella, la più affascinante, la più incantevole delle varietà di Anemone a fiore doppio barocche.
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Ricerche nella produzione artistica locale
La scoperta in Salento viva e tramandata fino ai nostri giorni di questa cultivar di Anemone coronaria tanto amata in Italia (Napoli inclusa), e non solo, in epoca barocca e fino all’ ‘800, ci porta ad approfondire se la sua bellezza abbia ispirato anche artisti che operarono nei secoli passati in Salento. La ricerca è solo all’inizio. Qui di seguito riporto soltanto la foto che ho fatto ad un bassorilievo che ho osservato a Maglie su un’abitazione in stile liberty-floreale in pietra leccese ubicata a meno di 300 m da Villa Zoraide e a circa 50 dalla grande Villa Achille Tamborino (oggi di proprietà comunale).
Particolare della facciata di un’abitazione in stile liberty a Maglie nei pressi della Chiesa della Madonna Addolorata, bassorilievo sull’ingresso; lungo via Capitano Rizzelli. Foto di Oreste Caroppo, 27 marzo 2021.
Alcuni fiori rappresentati in questo bassorilievo mi hanno incuriosito per le loro caratteristiche riconducibili vagamente alle Anemoni coronarie barocche a fiore doppio/varietà pseudoplena. Potrebbe sembrare una composizione floreale cuscino di Girasoli, Rose e foglie di Palma da dattero dietro. Oppure anziché Rose, dei fiori di Ranunculo asiatico, e, invece di Girasoli, Anemoni barocche se si osserva che al loro interno paiono esser rappresentati come dei petaloidi.
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Un aneddoto sulla scoperta qui narrata: esattamente il giorno prima di incontrare l’Anemone barocca di Maglie (per serendipity potremo dire in quanto fondamentalmente stavo cercando di vedere per la prima volta le Giunchiglie in fiore), mi sono recato nel pomeriggio con Roberto Aloisio nella contrada rurale “Plao” di Corigliano d’Otranto, non lontano da Maglie, pochi chilometri in direzione Nord, per documentare la presenza anche quest’anno con ampia fioritura estesa delle Anemoni coronarie dal fiore di colore rosso, e ne abbiamo prelevate alcune con radice da un seminativo per diffondere tale varietà anche nella zona di Maglie, in aiuole pubbliche, campi e giardini privati.

Lì siamo andati a far visita ad un amico ingegnere che abita in una casa in campagna; ha anche lui un giardino ricco di biodiversità grazie al suo amore per le piante, e mi ha concesso di prendere anche dei cladodi di Cactus a lisca di pesce (Selenicereus o Cryptocereus Anthonyanus) per ripropagarlo. Proprio nella medesima contrada “Plao” su una dorsale (“serra”, una collina) ebbi la fortuna diversi anni fa di scoprire un complesso dolmenico con interessanti strutture domeniche che furono battezzate sui giornali con il mio cognome, erano anni in cui esploravo il territorio propria alla ricerca di possibili antichi megaliti. Più recentemente dedicatomi all’approfondimento degli alberi e arbusti del Salento, e tra questi con un occhio di focus sul genere Quercus, ho avuto la fortuna di scoprire un esemplare ibrido unico di quercia nel territorio di Carpignano Salentino, che è stato poi studiato con il botanico il òprofessor Pietro Medagli presso l’Università del Salento e che ha preso nel suo nome scientifico anche il mio cognome: la Quercia elegante di Carpignano Salentino (Quercus x caroppoi), una bella scoperta che ha avuto un bel risalto e ha visto un grande coinvolgimento popolare atto a ripropagare e diffondere piante nate dalle sue fertili ghiande e conservanti genomi dell’olotipo ibrido di origine. Così l’ingegnere che eravamo andati a trovare, venuto a sapere che eravamo lì per indagare sugli Anemoni della zona scherzosamente mi ha detto “anche un Anemone caroppoi adesso hai qui scoperto?!”, risposi che eravamo lì semplicemente per approfondire un Anemone selvatico di una varietà nota, anche se rara in certe zone, e che lì aveva individuato Roberto Aloisio qualche anno prima.
All’indomani inaspettatamente mi ritrovo con meraviglia davanti a questa stupenda entusiasmante nuova cultivar di Anemone nella mia stessa città!
”Anemone barocca di Maglie” dai vasi con terra del primo tentativo personale di ripropagazione, foto di Oreste Caroppo, 29 marzo 2021. Esemplare di fiore con 7 tepali, anziché 6 come in altri fiori della stessa cultivar. Questo aspetto di poli-tepalia della corona del fiore nelle cultivar barocche di Anemone coronaria varietà a fiore doppio/pseudo-plena si osserva anche proprio nei dipinti barocchi (ma anche in illustrazioni dell’ ‘800) che le rappresentano, rispetto ai più consueti 6 tepali delle Anemoni coronarie selvatiche in Salento; in quei dipinti i fiori hanno 6 o più tepali. Diametro massimo della corona aperta di questo relativamente piccolo fiore qui in foto: 6 cm.

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Ringraziamenti: in primis alla Signora dei fiori e alla sua famiglia e sorella per avermi permesso di scoprire l’esistenza di una tale meraviglia, quindi a tutti i tantissimi esperti e appassionati che hanno contributo ai vari spunti e dati di ricerca che sono stati raccolti in questo articolo solo preliminare sull’ “Anemone barocca di Maglie”.

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APPENDICE: una elencazione di alcune delle varie meraviglie botaniche che i miei occhi videro nel giardino della Signoria dei fiori e un accenno minimale e molto parziale ad altre specie che connotano i luoghi circostanti e l’hinterland di Maglie

Narcisi di innumerevoli specie/varietà, anche poi nelle versioni polipetale, i papiracei (Narcissus papyraceus), gli autoctoni Narcissus tazetta (in vernacolo locale detti “massa e ciciri“), i più comuni Narcisi coltivati sia quelli a fiori grandi che quelli a fiori più piccoli, alcuni interamente gialli (come la varietà chiamata Fortune), altri grandi con corona centrale gialla e ampi petali bianchi (come la varietà chiamata Grande Corona Ice Follies), già tanti di essi a fine fioritura, l’Acetosella dai fiori rosa, bulbi di Gigli di vario tipo alcuni spuntanti dal terreno, altri già con diverse foglie ma senza fiori ancora come nel caso dei Gigli bianchi, Nasturzio (Tropaeolum majus) anche nella varietà detta nana, Garofanini antichi di diverse varietà (esempio 1, esempio 2) alcuni già in fiore, Bocche di leone che mi disse essere di vari colori: rosse, bianche, gialle e rosa; Rose di innumerevoli cultivar ancora senza fiori, Peonie che stavano gonfiando i loro boccioli; le Giunchiglie ormai nelle fasi finali della loro fioritura, di giorno non profumate ma spigionanti tutta la loro intensa fragranza di notte, come mi ha fatto verificare dandomi dei fiori recisi; la profumatissima Violetta di Parma polipetala, le Pansè, la Viola bianca (Viola alba), la Viola mammola e la minuta Viola riviniana (che pur si incontra in fiore in marzo nel sottobosco in contrada Villa Casina-Masseria Noa in feudo di Maglie); fiori per ogni stagione, per l’autunno ad esempio gli Astri settembrini (Aster), la Sternbergia lutea, Colchichi autunnali, Crochi, ecc., per l’estate le Belle di notte (Mirabilis jalapa) dai fiori rosa, quelle dai fiori bianchi e poi ancora quelle dai fiori variopinti; innumerevoli succulente, diverse di esse anche da me viste lì per la prima volta, (diverse Cactacee tra cui anche diverse Opunzie come varie Opuntia microdasysOpuntia robusta, il Fico d’India inerme senza spine, ecc., Euforbiacee come Euphorbia resiniferaE. milii detta Spina di Cristo, E. triangularis, E. candelabrum, E. pugniformis, ecc., le diverse specie di Aloe di diffusa coltivazione in Salento, numerose Crassulacee tra cui la Borracina maggiore dal nome scientifico Sedum telephium, Cotyledon orbiculata chiamata “Orecchie di maiale”, il caratteristico Pachyphytum oviferum, ecc., alcune Asteracee succulente come il rampicante che fiorisce in autunno chiamato Senecio angulatus, diverse specie del genere Stapelia come Stapelia grandiflora, S. hirsuta e S. variegata tutte dal “fior di carogna” detto poiché richiama con colori e odori di carne in putrefazione insetti necrofagi come insetti pronubi, Aizoacee come il Fico degli ottentotti detto in Salento “Ugne te tiaulu“, unghie di diavolo, e altre specie tra cui la Barba di Giove Drosanthemum hispidum, ecc.); cespugli di Margherite bianche e gialle, arbusti ancora spogli di Tromboni d’angelo (Brugmansia) sia quelli a fiori bianchi che quelli a fiori gialli, Cordyline stricta dagli esili tronchetti e dalle foglie strette e verde chiaro, il sempreverde Pungitopo maggiore (Ruscus hypophyllum) tipica pianta in decorativi vasi con terra in Salento e nelle aiuole, Glicini sia quelli a fiori bianchi e quelli a fiori celesti, striscianti Margherite africane (Dimorphotheca) a fiori rosa scuro e quelle a fiori bianchi, cespugli di Spirea bianca di due varietà sempre a fiore bianco che ricordavo da piccolo nel giardino della tenuta di Villa Casina-Masseria Nuova sempre a Maglie, l’Oenothera lindheimeri, l’Erba di San Lorenzo, le tipiche felci esotiche domestiche del genere Nephrolepsis come la Felce a lisca di pesce chiamata (Nephrolepis cordifolia), (in Terra d’Otranto viene coltivata a volte anche la Felce alloro), i Gerani pelargoni delle diverse specie di tradizionale coltivazione nel Sud della Puglia e anche quello a foglia odorosa chiamato Malvarosa (Pelargonium graveolens), la Verbena odorosa (Aloysia citriodora); ha detto di avere anche Dipladenie di diversi colori e le Buganvìllea come quella a fiori rossi, e quella a fiori viola più piccoli e numerosi, e la magnifica Buganvìllea imperiale (Bouganville specto-glabra) assai diffusa nelle ville gentilizie magliesi in passato; Edera delle Canarie/algerina anch’essa immancabile un tempo sui muri dei giardini nel centro storico di Maglie, il possente rampicante di Bignonia dai fiori rossi e grandi (Trombetta cinese, Campsis grandiflora) ancora spoglio, la Tecomaria (Tecoma capensis), ancora spogli cespugli di Fiori d’Angelo, Iris di innumerevoli specie, dall’Iris germanica (sia a fiore bianco, che celeste, che viola) di antica coltivazione locale, ad altre specie e varietà come l’Iris unguicularis, Iris pseudopumila, Iris orientalis, Iris foetidissima, anche di più recente diffusione commerciale come Iris hollandica; non mancavano la Clivia (descritta dalle nonne salentine come una tipica pianta esotica che abbelliva le grandi ville gentilizie), e l’Amaryllis belladonna in quel piccolo ricco paradiso terrestre; l’Erba miseria con cui si indicano le diverse specie/varietà di Tradescantia, tra le più comuni a Maglie quella a foglia verde, quella a foglia rossastra, quella a foglia rossa pubescente e quella a foglia verde pubescente; Aspidistra, Agapanti a fiori bianchi e a fiori blu ancora non in fiore, tantissime profumatissime Fresie bianche sfumate di giallo (a fiore più piccolo di altre varietà coltivate) e recuperate dalla vicina Villa Zoraide di contrada Poligarita (anche la medesima varietà è inselvatichita nella Villa Casina-Masseria Noa in agro di Maglie e nella Pineta Marirossi a Poggiardo), e altre varietà come quelle a fiore rosso vellutato molto profumato, quelle a fiore bianco, quelle a fiore giallo, e quelle a fiore celeste-rosa talvolta meno profumate a confronto di quelle a fiore bianco sfumato di giallo inselvatichite descritte; il Gelsomino giallo in fiore, né mancavano poi, come mi indicava, il Gelsomino officinale dalle fioriture soavemente profumate (Jasminum officinale), il Gelsomino delle Azzorre (Jasminum azoricum) dalle foglie più coriacee, il Falso-Gelsomino (Trachelospermum jasminoides), in un grande vaso di terracotta con terriccio la possente Bergenia; in cestini appesi agli alberi o ad altro supporto come tradizionale a Maglie la pianta Tillandsia aeranthos dalle radici aeree; poi in un angolo del giardino le Cassie dai gialli fiori, il diffuso Nastrino (Chlorophytum comosum) sia nella varietà normale a foglia tutta verde, che in quella variegata (depigmentata sul margine della lunga foglia), che in quella vittata (depigmentata nella parta centrale della foglia), Sparaxis tricolor in fiore, Hoya (Fiore di cera), le Calle delle nonne (Zantedeschia aethiopica), Gladioli selvatici africani (Chasmanthe bicolor e Chasmanthe floribunda), prati di Giacinti comune in fiore prevalentemente di colore blu ma anche alcuni rosa, un arbusto Palla di neve (Viburnum opulus) ancora spoglio che la signora aveva importato da un suo viaggio in Svizzera, ecc. In una sua veranda il Pothos (Epipremnum aureum), la Schefflera, la Lingua di Suocera (Sansevieria), la Kenzia, la Chamaedorea elegans, la Zamia, Orchidee tropicali, la Monstera deliciosa, il Taro (Colocasia esculenta), ecc. E poi in un altro suo terreno vicino alberi da frutto di antiche varietà e alberi forestali, incluse querce Vallonee e Castagni, Lecci e Querce spinose, Pini d’Aleppo e domestici, Bagolari (Celtis australis) i cui dolci fruttini che vengono succhiati dai bambini gettando poi via il seme sono chiamati a Maglie “survizzuli“, e poi nel sottobosco gli autoctoni Ciclamini comuni (Cyclamen neapolitanum) e il Pungitopo comune (Ruscus aculeatus); Carciofi piantati al margine lungo i muretti a secco fatti di pietre informi giustapposte; file di Mais, Finocchi, ecc. nell’orto; ma anche lì in quel campo semi boscato la Magnolia grandiflora, Strelitzia augusta (Sterlizia gigante), il Banano, la Palma da dattero, la Phoenix roebelenii, la Palma nana, Trachycarpus fortunei (“Palma cinese”), la Cicas revoluta, il Ricino, il Salice piangente di Babilonia, conifere di Cedri, l’Agazzino (Pyracantha coccinea), il Cotoneaster horizontalis, l’Hibiscus mutabilis, l’Ibisco coreano, il Ficus robusta anche nella bella varietàa foglia variegata, il Siliquastro, l’Oleandro a fiore rosa profumato doppio e quelli a fiore semplice (quallo a fiore rosa, poi il bianco, il rosso e il giallo), e l’Oleandro dalla bellissima foglia variegata, l’Erba della Pampas (Cortaderia selloana), il Falso papiro (Cyperus alternifolius, chiamato a Maglie “Ombrellini cinesi” per la somiglianza con gli ombrelli cinesi coperti di carta per ripararsi dai raggi diretti del Sole), il Bambù dorato (Phyllostachys aurea, localmente chiamato “Canna d’india” e immancabile nelle ville gentilizie), la signora mi disse che voleva prendere anche il bellissimo Bambù nero che aveva visto presso l’orto botanico de La Cutura (ubicato tra Giuggianello e Muro Leccese, proprietà di magliesi) e che io avevo saputo esser presente in contrada Sirgole tra Cutrofiano, Aradeo e Collepasso in qualche villa gentilizia: e ancora Phormium tenax, Yucca guatemalensis, Yucca filamentosa, Dasylirion serratifolium, la Cineraria (Jacobaea maritima), Centaurea cineraria, Polygonum capitatum, la Salvia comune, il Bosso, la Gazania, la Salvia microphylla, Catharanthus roseus (Pervinca del Madagascar), Sempervivum tectorum, la Salvia russa (Salvia yangii), l’Altea di vari colori (rosa, bianca, rossa), il Mirto crestato (o Lillà indiano detto) tipico delle ville gentilizie magliesi, l’Abelia, il Camedrio grigio (Teucrium fruticans), l’Acacia di Costantinopoli, Agavi di diverse specie e varietà, la Melia (Albero dei rosari), la Camelia meridionale o siciliana, l’Elicriso petiolare, il Topinambur, Girasoli, la Buddleja (Arbusto delle farfalle), la Strelitzia della regina (“Uccello del paradiso” anche chiamata), l’Achira in diverse varietà (a fiore giallo, a fiore giallo con macchie arancioni e quelli gialli punteggiati di arancione, a fiore e foglie rosse), altre piante da fiore annuali da seminare o che ormai si autoseminano e rigermogliano anno dopo anno, ecc. Nei giardini prossimi e nelle aree circostanti anche crescono lì arbusti di Lillà con fiori di colore lilla e altri di colore bianco, l’arbusto dai bei fiori rosa di Weigela florida, vi ho ritrovato con grande felicità anche l’Edera della varietà Hedera helixGoldenheart” (Edera varietà “Oro di Bogliasco”) dai rami giovani rossi e dall’interno della foglia giallo che ricordavo da piccolo in alcuni giardini nel centro urbano e poi perduta e che tanto avevo ricercato; quindi altri rampicanti come l’Ipomea indica e l’Ipomea purpurea (una Morning glory), la Passiflora, la bignonia dai fiori gialli detta “Artigli di gatto” (Macfadyena unguis-cati), capace di arrampicarsi da sola grazie a potenti radici avventizie e viticci artigliati simili ad arti artigliati di gatto, la Bignonia rosa dello Zimbabwe (Podranea Brycei), la Bignonia più comune della specie Campsis radicans a fiori rossi (nota: a Gallipoli nel centro storico, che spettacolo, ho visto anni fa la varietà detta “Flava” dal fiore giallo, e lì anche il rampicante Pyrostegia venusta in fiore in pieno inverno), la Scilla peruviana, la Sternbergia lutea, la strisciante Pervinca minore (Vinca difformis) ancora in fiore, in una chiarita pietrosa la Lattughella (Fedia cornucopiae) e l’Acanthus mollis; l’arbusto di Myoporum insulare, la Vachellia karroo, l’ Acacia saligna, la Mimosa comune (Acacia dealbata) e la più rara Mimosa nera (Acacia mearnsii) dalla fioritura successiva nel tempo a quella della Mimosa comune, l’Eucalipto camaldolese, l’Eucalyptus globulus, la Polygala myrtifolia, qualche Pino nero e qualche Pino marittimo (Pinus pinaster), i Pini ad ombrello italici da pinoli (Pinus pinea), il Pittosporo, l’autoctono Olmo campestre (Ulmus minor, anche nella variante sugherosa e in quella detta “Olmo d’argento” a foglia variegata screziata di bianco), il bellissimo spontaneo Ranunculus sardous, il Ranunculus millefoliatus, il Ranunculus bullatus, il Ranunculus ficaria subspecie ficariiformis, ecc., il Poligono del Turkestan (Fallopia aubertii), la Ginestrella comune (Osyris alba) tra le rocce di muretti a secco come anche la rampicante Rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens), sui lati muschiosi a settentrione dei muretti a secco la felce Cedracca utilizzata secondo il credo locale contro i calcoli renali e nota come “spaccapetre“, nei tombini nel centro storico di Maglie la felce Polipodio meridionale (Polypodium cambricum), nelle bocche dei pozzi la felce Capelvenere e l’Asplenio maggiore (Asplenium onopteris); il Lino delle fate piumoso (Stipa austroitalica) nelle steppe rocciose; l’Artemisia verlotiorum, l’Achillea ligustica, la Roverella, il piantato Acero campestre; il Papavero giallo (Glaucium flavum) su rocciosi terrapieni e pietraie, lì anche il Becco di Gru di Gussone (Erodium nervulosum), l’Oenothera suaveolens e varie specie del genere Sedum; il Sambuco nero (anche nella varietà a foglie marginate di giallo) e il Sambuco ebbio; e il Biancospino (Crataegus monogyna), l’Azzeruolo (Crataegus azarolus) alcuni alberelli dai frutti rossi e altri dai frutti arancioni, il Giuggiolo (“scisciula” in dialetto locale), il Nespolo comune (Mespilus germanica) i cui frutti in vernacolo salentino sono chiamati “meddhe” raccolti e messi a maturare nella paglia come i frutti del Sorbo comune (Sorbus domestica) pure presente; il raro Tarassaco (soprattutto in aree di precedenti prati inglesi), la Nicotiana glauca (mentre il Cestrum parqui l’ho osservato nei pressi di Galatone all’ingresso al paese da Galatina), ecc. Accenno anche qui ad una formazione di Sommacco siciliano (Rhus coriaria) che ho avuto il piacere di rinvenire nell’hinterland di Maglie anni fa nella periferia di Melpignano.
Io le avevo portato in dono invece degli autoctoni Iris di palude (Iris pseudacorus), la Vinca maggiore, sia della varietà normale, sia quella a foglia variegata, ritrovate nell’hinterland di Maglie, dei rametti per talea in acqua di Salicone da un alberello che avevo scoperto nei Paduli nel cuore del basso Salento dove esisteva la grande Foresta Belvedere e riprodotto (pianta decorativa nella Pasqua ortodossa greca) e la Ninfea (Nymphaea alba) dal fiore bianco sfumato di rosa di antica coltivazione nei laghetti con i bei Pesci rossi delle ville magliesi. Lo scambio delle piante assicura al territorio una maggiore biodiversità complessiva e la conservazione potenziale maggiore delle specie e delle varietà.
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Brano musicale di sottofondo: “Valzer dei fiori” di Tchaikovsky (1840 – San Pietroburgo, 1893), è stato un compositore russo del periodo tardo-romantico.

22 marzo 2021 (e aggiunte successive)

  Oreste Caroppo   studioso e ricercatore naturalista